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da Giovacchino 2021

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 11/2022


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: ansonica
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: FONTUCCIA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 48 a 55 euro


Giovacchino è stato uno dei vignaioli storici del Giglio, la vigna oggi di proprietà dei fratelli Giovanni e Simone Rossi mantiene il suo nome, così come il vino, per ricordare un uomo che ha contribuito fortemente a quella che oggi è Fontuccia, lasciando in eredità il sapere di generazioni dedite alla viticoltura in un ambiente difficile che non fa sconti, o ti spacchi la schiena o cambi mestiere.
Uomini dalle spalle larghe, ben piazzati, in grado di sollevare pietre granitiche e spaccarle, modellarle per costruire le greppe, quei muretti indispensabili per dare stabilità al terreno e alle viti.
Mentre assaggiavo i vini di Fontuccia, poco prima del mio rientro a casa, riferivo a Simone le mie impressioni ed evidenziavo quanto sarebbe importante aspettare, lasciare passare prima un anno, poi due, forse anche tre, prima di mettere in commercio un vino come il Giovacchino. Certo, quando hai circa 5 ettari a disposizione (che diventeranno 7 fra un paio d’anni), spese a profusione per rinnovare la cantina, da pagare le persone che contribuiscono a gestire i vigneti, a vendemmiare, devi vendere, non puoi permetterti il lusso di saltare un anno. Infatti questo è un obiettivo futuro, piano piano spero che riusciranno a fare il passo, perché un ansonaco come questo, così intenso e profondo, merita di essere bevuto a tempo debito, quando tutte le sue straordinarie potenzialità saranno espresse al massimo.
Lo penso con convinzione mentre lo riassaggio con calma, rimanendo incantato da tanta bellezza; se già il Cocciuto mi aveva entusiasmato, qui mi trovo di fronte a uno dei più coinvolgenti bianchi di tutta l’isola ma direi d’Italia; sfido chiunque a non riconoscere da dove proviene. Fatevi un giro al Giglio, non d’estate, ma magari in primavera, quando la macchia mediterranea esplode comunicando cos’è la vera biodiversità attraverso una sequenza infinita di profumi meravigliosi, fate profondi respiri e sentite lo iodio, il mare, la roccia che prende gli odori delle alghe, dei mitili che vi si attaccano, camminate con garbo tra i filari di vite ad alberello, sentite la forza di un terroir unico come questo e poi assaggiate il vino. La magia è proprio questa, ritrovi tutto in quel liquido, prima al naso e poi nell’assaggio, un gioco infinito dove si alternano note agrumate e di arbusti selvatici, ginestra, erica, caprifoglio, poi timo, salvia, persino eucalipto, infine gli effluvi salmastri, marini, di conchiglie e fossili (non venitemi a raccontare che non hanno odore, stiamo parlando di materiali contaminati da millenni di contatto con il mare e la terra).
L’assaggio è pura poesia, energia ben distribuita in ogni componente, non si limita ad accendere i sensi, li eccita! Ti cambia l’umore, aggancia le tue più resistenti difese e le scuote con una facilità impressionante. Probabilmente Giovanni e Simone non sanno che questo vino può fare un simile effetto, ne conoscono il valore, certo, sanno che è buonissimo, ma ragazzi qui c’è molto, molto di più.
Sono convinto che quella mia cara amica, Alessandra Piubello, capace di una sensibilità davvero unica nel degustare vino, andrebbe in estasi, come le accade quelle giustamente rare, preziose volte in cui il pathos diventa corporeo. Ecco, questo è un vino che non colpisce solo la mente, ma anche il corpo, che tu lo voglia o no, se non poni resistenza sarà lui a conquistarti dentro, tutto il resto passerà automaticamente in secondo piano. Il profondo legame dell’uomo con la natura passa sicuramente attraverso un vino come questo. Chapeau!

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