Statistiche web
Storie di cantine, uomini e luoghi

Piccole cantine che crescono e sfidano la crisi: l’Azienda Conte e i suoi vini

L'insegna dell'azienda ConteNell’esatto momento in cui sto scrivendo, gli ormoni inferociti di migliaia di persone stanno invadendo i padiglioni della fiera di Verona.
Consumatori occasionali, eno-appassionati, addetti del settore, si aggirano fra gli stand del Vinitaly, assaggiando con fervida passione decine, ma che dico, centinaia di vini.
Sono tutti alla ricerca di un’alchimia magica. Una sorta di orgasmo sensoriale che possa condurre i loro sensi al raggiungimento delle più alte vette del piacere mentale e sicuramente anche fisico.
La mia natura poco conformista, o diranno i maligni, i miei ormoni ancora assopiti da una primavera che stenta a manifestarsi in tutto il suo splendore, mi ha portato invece lontano da Verona ma molto vicino alla casa natia, alla conoscenza di un’azienda che non era presente alla kermesse veronese.
L’ Azienda Conte è una piccola ma storica realtà produttiva che vede oggi come protagonisti Dario e Katia, marito e moglie, che nonostante il periodo di crisi, spinti da un grande amore e passione per il mondo del vino, non si sono fatti scrupoli a spazzare via le plumbee nubi che avvolgono il nostro futuro e hanno deciso di investire nella crescita della loro azienda.
Ci troviamo a Monfalcone in provincia di Gorizia, sede dell’azienda Conte che produce vino da vendere sia come sfuso sia in bottiglia, coltivando gli 8 ettari di vigneto nella pianura della zona DOC Isonzo.
La storia quasi centenaria dell’azienda ci porta alle sue origini quando la grande famiglia patriarcale dei Conte si trasferisce dal Veneto nei territori bagnati dal fiume Isonzo. Un sacro legame di matrimonio porta le famiglie dei Conte e quella dei Colautti, importanti proprietari terrieri della zona, a intrecciare i propri percorsi di vita.

Lingresso alla cantina e punto venditaL’unione fra le due famiglie rappresenta anche l’inizio della storia dell’azienda agricola, un’attività che inizialmente si svolge in regime di mezzadria e solo in seguito, dopo un paio di generazioni, vedrà negli anni ’70, Giuseppe e Ferdinanda impegnati in prima persona a gestire le sorti dell’attività.
Stiamo parlando comunque di una realtà dedita principalmente ai prodotti della terra e alla produzione di vino sfuso da vendere nella “frasca” che restava aperta circa un terzo dell’anno, quanto bastava a vendere tutto il prodotto della vendemmia.
L’ultima generazione, composta dal figlio Dario e da sua moglie Katia, ci porta agli inizi del nuovo millennio. E’ con loro che inizia un nuovo corso e una nuova filosofia produttiva. In vigna viene ripensato il modo di lavorare virando verso produzioni che non puntassero solo sulla quantità, ma avessero un notevole occhio di riguardo verso la qualità del prodotto. In cantina vengono fatti degli investimenti per garantire piena efficienza e massima pulizia in tutte le fasi di lavorazione. Iniziano i primi imbottigliamenti e una proficua collaborazione con il consulente esterno Mauro Bressan che ancor oggi rappresenta un importante punto di riferimento.
La crescita è lenta ma costante e vede oggi l’azienda coltivare 8 ettari di vigneto dai quali produce 600 ettolitri di vino da vendere come sfuso e circa 10-15mila bottiglie.
La filosofia è quella di produrre vini di qualità ma che siano pronti da bere subito. Non potrebbe essere altrimenti visto che l’esigenza principale dell’azienda è quella di vendere il vino nel proprio punto vendita. Le poche bottiglie prodotte non permettono, almeno per adesso, di guardare molto al di là dei confini locali, e quindi si cerca di soddisfare principalmente quelle che sono le richieste del consumatore che frequenta l’azienda, in questo momento orientate al consumo di vini più freschi e immediati. Le tipologie bianche prodotte sono il Tocai Friulano, la Malvasia e il Sauvignon, tutti vinificati in acciaio e pronti dopo circa sei mesi dalla vendemmia.

Vigneto azienda ConteViene prodotto anche il Verduzzo nella versione passito. Quando le uve hanno raggiunto un ottimale grado di maturazione, vengono tagliati i tralci e i grappoli lasciati ad appassire in vigna. Dopo la vendemmia e la successiva vinificazione, il vino resta un anno in vasca per poi essere imbottigliato. Le tipologie rosse vedono invece protagonisti il Cabernet Franc e il Merlot che subiscono un passaggio di 3-4 mesi in tonneau prima di passare in acciaio per essere poi imbottigliati e comunque pronti l’anno successivo alla vendemmia.
A completare la produzione, dal 2009 viene prodotto il “Keit”,uno spumante metodo Charmat da uve di Malvasia. Bollicine frizzanti e gioiose che vogliono regalare fresche emozioni usufruendo di una tipologia che non è spesso utilizzata per la spumantizzazione e che sta regalando grandi soddisfazioni.
La produzione dell’azienda Conte è molto variegata, in grado di soddisfare i palati più esigenti. E’ stato scelto di produrre dei vini che mantengano caratteristiche di freschezza e immediatezza, da tutto pasto, ottimi da accompagnarsi con salumi e formaggi. Per Dario e Katia è fondamentale il contatto diretto con i clienti. Stanno investendo molte risorse e tempo nel nuovo punto vendita che sta ricevendo molti consensi e grazie al passaparola, ottimo canale di pubblicità diretta, anche la notorietà dei vini ne sta beneficiando.
L’attuale produzione in bottiglia, per l’esiguità dei numeri, non permette voli pindarici e una presenza assidua alle fiere al di fuori dei confini regionali. Ma in un futuro prossimo, se la crescita continuerà costante, chissà che non vedremo Dario e Katia tenere alta la bandiera della regione anche in palcoscenici che danno maggiore visibilità, permettendo cosi di far conoscere questi bravi produttori a un pubblico molto più ampio.

Katia e Dario ConteDIALOGANDO CON IL VIGNAIOLO – Intervista a Katia con la collaborazione di Dario

Stiamo vivendo in Italia una crisi economica profondissima. Crolli dei consumi e burocrazia esagerata stanno creando enormi problemi a chi con amore e passione cerca ogni giorno di portare avanti la propria attività imprenditoriale. Eppure voi avete deciso di investire e far crescere la vostra azienda. In tutto questo c’è un pizzico di sana incoscienza o una visione più ottimistica per quello che può essere il nostro futuro?
Tanta sana incoscienza. A parte gli scherzi, parlando seriamente le motivazioni principali sono legate a necessità lavorative. Quando io e mio marito Dario abbiamo iniziato a seguire da soli l’azienda senza il supporto di nessun dipendente, è sorta la necessità di avere una cantina che fosse organizzata e strutturata in modo da permetterci di lavorare con ordine, pianificando le operazioni di cantina e ottimizzando quindi anche i tempi di lavorazione. Gli investimenti sono stati necessari per permetterci di crescere e veder realizzato il nostro principale obiettivo che è sempre quello di soddisfare e rendere felice la nostra clientela.

I consumi in Italia sono ai minimi storici con 37 litri pro capite di media. Il vino al ristorante si consuma sempre di meno soprattutto a causa della crisi e della paura dell’etilometro. Resta ancora discreto invece il numero di appassionati che si dedicano all’aperitivo, visto come momento di aggregazione da passare con gli amici in compagnia di un buon calice di vino. E’ questo il motivo principale che vi ha spinto a rinnovare il vostro punto vendita, creando un’accogliente alcova per chi desidera assaggiare i vostri vini accompagnati magari da qualche buon salume locale?
Il nostro desiderio principale era proprio quello di creare un ambiente dove la clientela potesse concedersi un momento di relax e socializzazione bevendo un buon bicchiere di vino e mangiando qualche gustoso prodotto gastronomico del nostro territorio. Abbiamo capito da molto tempo che nel momento dell’aperitivo si manifesta un modo di bere piacevole e conviviale, che permette alla gente di socializzare lasciandosi alle spalle per un momento le problematiche della vita di tutti i giorni. In un momento di crisi, con le persone che hanno a disposizione meno risorse da dedicare al divertimento, l’aperitivo può rappresentare un’alternativa meno impegnativa e costosa per poter comunque uscire con gli amici e passare qualche ora spensierata.

I vini dell'azienda ConteOltre alla produzione classica, da qualche anno producete anche uno spumante (Keit) ricavato dalle vostre uve di Malvasia. Si tratta solo di una normale diversificazione o di una vera strategia commerciale, convinti che i gusti dei consumatori stiano virando sempre di più verso bollicine, come l’enorme successo del Prosecco sta dimostrando?
Nella nostra linea produttiva mancavano le bollicine, quindi questo è già un valido motivo per spiegare la nostra scelta. Poi ha giocato un ruolo importante anche la crescente richiesta da parte dei consumatori, sempre più attratti dalle gioiose bolle degli spumanti.
La nostra scelta è caduta su una tipologia, la Malvasia, che di solito viene utilizzata poco in spumantizzazione, ma per quelle che sono invece le caratteristiche delle nostre uve, rappresenta la base ideale per produrre uno spumante di personalità che identifica la nostra filosofia produttiva
.

Avete da poco inaugurato la nuova etichetta sulle bottiglie di vino. Questa scelta è nata dal desiderio di dare una ventata di novità al vostro marchio oppure c’è un progetto che mira ad attirare nuova clientela non solo con la qualità dei vostri vini ma anche con un pizzico d’immagine e marketing?
Siamo partiti dalla consapevolezza che ci voleva una ventata di novità e che era giunto il momento di mandare in pensione le vecchie etichette che davano forse un’immagine di bassa qualità ai nostri vini.
Katia ConteL’elemento più importante resta sempre il contenuto all’interno della bottiglia, ma anche l’occhio vuole la sua parte e una bella presentazione della bottiglia può essere un buon biglietto da visita.
In contemporanea con l’inaugurazione del nuovo punto vendita è stato presentato anche il nuovo logo che raffigura un signore con bastone e cappello che graficamente vuole rappresentare la figura di un Conte. Successivamente si è passati alla realizzazione delle nuove etichette, semplici ma immediate com’era nelle nostre intenzioni, colorate di rosso per identificare le tipologie a bacca nera e di una tonalità verde malva per quelle a bacca bianca
.

Quali sono i vostri clienti? Puntate solo al mercato locale e nazionale o state mettendo radici anche all’estero?
La maggior parte della nostra clientela si rifornisce in azienda tramite il nostro punto vendita. A livello nazionale ci rivolgiamo principalmente alla vendita ad affezionati privati, che ci hanno magari conosciuto in una delle poche fiere alle quali abbiamo partecipato e poi, conquistati dai nostri vini, sono diventati clienti abituali.
Abbiamo anche instaurato qualche rapporto con clienti della vicina Austria e Germania, ma si tratta di piccole realtà. Numeri limitati di vendita che rappresentato per noi comunque motivo di orgoglio visto che i nostri vini varcano i confini nazionali
.

Filari di viteLa lunga storia famigliare ha visto la vostra azienda, come gran parte delle realtà produttive di un tempo, produrre nel passato soprattutto vino da vendere come sfuso. Poi il calo dei consumi con la parallela ricerca da parte dei consumatori di una sempre maggiore qualità, ha portato le aziende a cambiare strategie e filosofie produttive. E’ cambiato il modo di lavorare in vigna e in cantina e si è iniziato a commercializzare il vino in bottiglia.
Visto che la vostra azienda continua ancora oggi a vendere una discreta parte del prodotto come sfuso, avete notato un riavvicinamento a questo canale di consumo da parte di una clientela, che a causa della crisi si è vista ridotto il proprio potere di acquisto?

Senza ombra di dubbio c’è stato un riavvicinamento e una crescente richiesta di vino sfuso, e l’incremento delle nostre vendite testimonia questa tendenza. Nel nostro punto vendita ho notato un profondo interesse soprattutto nei ragazzi più giovani. Vengono a bere un bicchiere e poi si accorgono che i nostri vini oltre ad essere buoni non provocano a posteriori effetti indesiderati, tipo mal di testa, anche se magari fanno più di qualche assaggio. Apprezzano l’ottimo rapporto qualità/prezzo. In un periodo di profonda crisi, si sono anche modificate le abitudini di un tempo. Si va meno al ristorante o in pizzeria e i giovani come luogo di aggregazione hanno riscoperto le mura di casa. Qualcuno porta il vino, altri qualcosa da mangiare ed ecco ricreato un economico punto di ritrovo fra gli amici.

Il punto venditaSiete parte attiva, non solo con i vini ma anche con ortaggi e verdure di vostra produzione, della fondazione “Campagna Amica” rete di produttori che promuovono e sostengono l’agricoltura italiana in tre ambiti distinti: vendita diretta, turismo, eco sostenibilità. Ecologia, tutela della biodiversità e produzioni che rispettino ambiente e consumatori sono quindi parti integranti del vostro modo di lavorare e rapportarvi con la clientela?
Pur non essendo un’azienda a conduzione biologica certificata, siamo molto vicini a tutte le tematiche che riguardano il rispetto dell’ambiente e delle sue sacre leggi. In vigna utilizziamo sistemi di lotta guidata e pur praticando trattamenti convenzionali, abbiamo una grande percentuale di lavorazioni che sono assimilabili ai dettami delle regole del biologico. Anche le concimazioni sono per la maggior parte di origine organica. La stessa filosofia e rispetto per l’ambiente lo riserviamo ai terreni che adibiamo alla produzione di cereali, frutta e ortaggi. Rispettare la terra significa anche rispettare la clientela che riforniamo sempre con prodotti freschi di giornata che sono venduti al massimo livello qualitativo possibile.

C’è un modello aziendale o un produttore particolare cui fate riferimento o che ammirate a tal punto da prenderlo come vostro riferimento?
Ci sono tanti bravi produttori che non esitiamo a gratificare con i nostri complimenti se meritati, ma non abbiamo nessuno che abbiamo preso a riferimento. In ogni realtà produttiva ci sono tanti punti di forza e naturalmente ci può essere anche qualche lato debole. Noi cerchiamo di restare umili e con i piedi ben piantati per terra, con l’obiettivo di crescere e migliorare a piccoli passi, fermo restando che uno dei nostri punti di forza deve essere sempre il contatto diretto e la soddisfazione del cliente.

La cantinaQuale vino della vostra produzione amate in maniera particolare?
In famiglia c’è una vera e proprio diatriba in tema di gusti personali. Il vino di punta da sempre apprezzato dai consumatori è il Cabernet Franc. Mia suocera ama i bianchi e in particolar modo la Malvasia. Mio marito è affascinato dalla nostra ultima creazione, lo spumante Keit. Io invece amo il Merlot, una tipologia che in azienda è stata sempre un po’ trascurata a vantaggio del Cabernet e per questo che io ho cercato di riproporlo e riportarlo ai fasti che merita.

Quali sono i progetti e gli obiettivi che vi prefiggente per il futuro immediato e anche a più a lungo termine?
Dal punto di vista lavorativo abbiamo realizzato gran parte degli obiettivi che c’eravamo prefissati. Ci sono certamente ancora possibilità di crescita se si desidera continuare a migliorare. L’ultimo progetto realizzato in ordine di tempo è il nuovo punto vendita che ci sta dando notevoli soddisfazioni per la gioiosa e numerosa partecipazione della clientela.
Stiamo anche lavorando alla realizzazione di una sala di degustazione che in futuro potrebbe ospitare oltre a serate a tema, anche corsi di cucina e attività di associazioni del settore vinicolo.
In vigna un progetto reale sarà l’ampliamento degli ettari vitati con l’impianto di qualche altro vigneto.
Nel futuro prossimo ci potrebbe anche essere il recupero di parte dell’antica casa famigliare con la ristrutturazione di un certo numero di camere da adibire all’ospitalità. Insomma tanta carne al fuoco e stimolanti progetti rivolti al futuro prossimo
.

Stefano Cergolj

Perito informatico ai tempi in cui Windows doveva essere ancora inventato e arcigno difensore a uomo, stile Claudio Gentile a Spagna 1982, deve abbandonare i suoi sogni di gloria sportiva a causa di Arrigo Sacchi e l’introduzione del gioco a zona a lui poco affine. Per smaltire la delusione si rifugia in un eremo fra i vigneti del Collio ed è lì che gli appare in visione Dionisio che lo indirizza sulla strada segnata da Bacco. Sommelier e degustatore è affascinato soprattutto dalle belle storie che si nascondono dietro ai tanti bravi produttori della sua regione, il Friuli Venezia Giulia, e nel 2009 entra a far parte della squadra di Lavinium. Ama follemente il mondo del vino che reputa un qualcosa di molto serio da vivere però sempre con un pizzico di leggerezza ed ironia. Il suo sogno nel cassetto è quello di degustare tutti i vini del mondo e, visto che il tempo a disposizione è sempre poco, sta pensando di convertirsi al buddismo e garantirsi così la reincarnazione, nella speranza che la sua anima non si trasferisca nel corpo di un astemio.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio