Colli Tortonesi Timorasso Filari di Timorasso 2022
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2025
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: Timorasso
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: BOVERI LUIGI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 28 a 34 euro
Abbiamo parlato in più occasioni dell’impegno della famiglia Boveri nei confronti del Timorasso, e di quanto la costanza qualitativa rappresenti oggi forse l’arma vincente di questa interessante cantina. Quest’ultima è situata esattamente in frazione Montale Celli del comune di Costa Vescovato, in provincia di Alessandria, a trenta minuti da Milano, quarantacinque da Genova e un’ora da Torino; sui Colli Tortonesi per intenderci, un territorio vitivinicolo ormai più che affermato. Nonostante i Boveri producono vino, cereali e foraggio dalla seconda metà del Settecento, il 1992 è il primo anno in cui si inizia a fare sul serio, grazie al talento di Luigi che riesce ad alzare notevolmente l’asticella in tema di qualità vitivinicola. – Alla fine degli anni Ottanta, appena ventiquattrenne e già fidanzato con Germana, feci un’esperienza in una grande azienda di consulenza agraria che mi cambiò la vita. Capii che dovevamo specializzarci nella produzione vinicola, che il vento stava cambiando nel mondo del vino e non potevano più produrre anche cereali e foraggio – racconta il nostro protagonista.
Il Colli Tortonesi Timorasso Filari di Timorasso 2022, per la prima volta sul mercato nel 1997, viene prodotto mediante uve allevate a circa 300 metri sul livello del mare, con esposizione a sud, su terreni fortemente calcarei e marnosi. In cantina si parte da una pressatura soffice e fermentazione del mosto limpido a 18-20°C. L’affinamento avviene in autoclave per un anno circa con frequenti bâtonnage, riposa altri 12 mesi in bottiglia prima della messa in vendita.
Paglierino vivace e luminoso, estratto considerevole. Sin dal primo olfatto è impossibile negare che ci troviamo davanti ad un vino ricco di sfumature: pesca noce, albicocca e scorza di cedro; con lenta ossigenazione affiorano ricordi di fiori di campo – lievemente appassiti – e un’incessante scia di calcare frammista a smalto e pepe bianco. In chiusura idrocarburi e miele d’agrumi. In bocca mostra tutta la sua potenza, e nonostante l’annata torrida la beva è coinvolgente e la chiusura fresca e pulita. Apprezzo inoltre la lunga scia sapida che testimonia quanto questi terreni abbiano una marcia in più, caratteristica quest’ultima che rende il Timorasso tra i vini bianchi più longevi d’Italia. Cinque chiocciole. Spezzatino di nasello con piselli freschi e cipolla di Tropea.