Chianti Classico 2019
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2022
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese 90%, colorino e canaiolo 10%
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: CASTELLO DI RADDA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 18 euro
Dei tre Chianti Classico in degustazione il 2019, “etichetta d’ingresso” di Castello di Radda, è l’unico che ad una percentuale importante di sangiovese (90%) comprende un 10% tra colorino e canaiolo, i classici vitigni autoctoni inseriti nel disciplinare di produzione. Negli anni ho imparato a non dar mai nulla per scontato: meglio un ottimo blend che rispecchia, tra l’altro, la tradizione che un pessimo vino dove l’uva in purezza è dozzinale, e questo vale soprattutto per le “etichette base”, sembra scontato dirlo ma è così.
La Famiglia Gussalli Beretta, dal 2003 proprietaria della Cantina protagonista del mio approfondimento, non ha di certo questi problemi, tuttavia mette subito le cose in chiaro e mediante il Chianti Classico 2019 vuole dare un saggio delle potenzialità dei terreni di Radda in Chianti (SI). Gli stessi sono esposti a sud, sud – est, sud – ovest a 400 metri s.l.m, e caratterizzati perlopiù da argilla e calcare con una buona presenza di scheletro siliceo. Le rese son piuttosto contenute, 60 q. per ettaro, la vendemmia svolta all’inizio di ottobre è sempre manuale; ad una preliminare selezione dell’uva in vigna ne viene aggiunta una successiva sul tavolo di cernita. La fermentazione avviene in tini di acciaio inox termocondizionati da 50 hl, segue la macerazione delle uve sulle bucce per crica 2- 3 settimane; successivamente la massa viene sposata in tini di acciaio inox e botti di rovere. Al termine di questa fase inizia il vero e proprio periodo d’affinamento che si effettua parte in tonneaux e parte in botti di rovere di Slavonia da 20 hl., più ulteriori sei mesi di riposo in bottiglia prima della vendita.
Già dal colore è possibile inquadrare lo stile di questo vino che colpisce per doti di profondità e leggiadria, la tinta è rubino vivace con riflessi granata, roteandolo all’interno del calice è possibile notare una consistenza per nulla banale. Squaderna sin dall’esordio ricordi di frutti di bosco croccanti in tono crescente, dunque ribes rosso, durone nero di Vignola uniti ad un tocco floreale per nulla timido che si offre in tutta la sua freschezza; distinguo soprattutto il geranio. Notevole la speziatura che conquista in termini di timbro e varietà di sentori: bastoncino di liquirizia e noce moscata, pepe nero e cacao, un ricordo di vaniglia Bourbon e chiodo di garofano su un finale di grafite e terriccio bagnato.
In bocca vi è coerenza con quanto percepito al naso, sin da subito si avverte un’ondata di freschezza che richiama il dolce-acido dei frutti di bosco e un tannino protagonista e di grana fine. La percezione tattile, inoltre, viene implementata dalla rotondità del vino che non ammicca a ruffianerie o voli pindarici, ma al contempo non vuole nemmeno strafare, giocando più in lunghezza che in intensità. Il finale è nettamente sapido, un’arma vincente per l’abbinamento con la più classica delle bistecche alla fiorentina, non meno di 4 centimetri di spessore s’intende.