Brunello di Montalcino Vigna Massimo 2019
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2025
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: VILLA LE PRATA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 170 a 180 euro
La lunga carrellata dei vini proposti dall’azienda Villa le Prata, in mano alla famiglia Losappio dal 1980, si conclude – almeno per il momento – con il Brunello di Montalcino Vigna Massimo 2019. Il vino è dedicato al pioniere della suddetta cantina ilcinese.
Anche in questo caso troviamo in etichetta il nome del singolo vigneto da cui provengono le uve sangiovese grosso, raccolte a mano, e allevate a 500 metri di altitudine. Questo cru si trova su un versante con lieve pendenza ed esposizione ad ovest. Il suolo appartiene a una formazione geologica antica, ricca di argilla, calcare marnoso e siltiti, con una tessitura franco-argillosa. Ben strutturato e con un drenaggio ottimale, permette alla vite di svilupparsi in modo armonioso, garantendo un buon equilibrio tra freschezza e concentrazione. Il vigneto è stato piantato nel 1972.
Il vino subisce una fermentazione spontanea, seguita da 20 giorni di macerazione in contenitori d’acciaio. Successivamente affina 24 mesi in tonneaux di rovere francese. L’annata 2019 a Montalcino, da molti definita eccezionale per il Brunello, ha ottenuto il massimo riconoscimento di 5 stelle dal Consorzio omonimo. La vendemmia è stata caratterizzata da un’ottima maturazione delle uve, ha mantenuto acidità e profumi riconducibili al varietale, ivi compresa una buona concentrazione di tannini e antociani. La complessità di questi vini è notevole – mi è capitato di assaggiarne già un bel po’ – e fa presagire grandi potenzialità nei confronti dell’invecchiamento. Il Vigna Massimo è stato imbottigliato il 16 luglio 2024; soltanto 1.333 bottiglie prodotte. L’etichetta è ad opera dall’artista Arianna Papini.

Rubino tendente al granata di grande consistenza e profondità di colore. Il vino è intriso di ricordi legati ai frutti rossi maturi, la ciliegia, geranio selvatico e una mineralità sottile che richiama il sottobosco unita ad effluvi balsamici, lentisco e foglia di tabacco. Trascorsi una ventina di minuti dalla mescita il respiro s’addolcisce, allorché la vaniglia ed il cacao prendono il sopravvento; affiora anche un ricordo di legni nobili. Un sorso potente e commisurato alla struttura del vino, pur tuttavia l’alcol è ben gestito e la freschezza risulta percepibile ed in questa fase arriva – forse – un filo in ritardo rispetto alla travolgente sapidità riscontrata. È piuttosto normale considerando la qualità del millesimo: trattasi di un vino ancora giovane che ha un lungo cammino davanti a sé. Quattro chiocciole ben nutrite.
L’ho abbinato ad un piatto di polenta bramata con spezzatino di cervo.