Bianchello del Metauro Tùf 2024
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 03/2026
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: bianchello
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: BRUSCIA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 13 a 16 euro
Vino BIO: sì
Il consumo di vini sta diminuendo, è un fatto, ma è altrettanto vero che l’interesse si sta spostando sempre di più verso quei prodotti che abbiano delle caratteristiche specifiche quali: prezzo contenuto, meno alcol, piacevolezza. Questo non significa che debbano essere privi di carattere, banali, solo beverini, la qualità è un elemento di distinzione per la quale si accetta di buon grado di spendere qualcosa in più.
In questa categoria di vini l’Italia offre un ampio numero di tipologie, alcune note, altre meno. Nelle Marche, uno dei vini che meriterebbe di essere conosciuto al di fuori della regione che ha dato i natali a Raffaello Sanzio, Giacomo Leopardi, Donato Bramante, Gentile da Fabriano, Federico da Montefeltro, Gioacchino Rossini, Giovan Battista Draghi detto il Pergolesi, Gaspare Spontini, Maria Montessori e tanti altri, è sicuramente il Bianchello del Metauro.
Questo vino, la cui denominazione di origine risale a ben 57 anni fa, è prodotto in un territorio che coinvolge 18 comuni della provincia di Pesaro, confinanti a est con il Mare Adriatico, a ovest con l’Appennino umbro-marchigiano a sud con la provincia di Ancona delimitata dal fiume Cesano e a nord con il decorso del fiume Arzilla. I corsi d’acqua hanno un ruolo importante in questo territorio, non a caso la DOC prende il nome dal fiume Metauro (Metavàr in dialetto locale) che la attraversa con i suoi 121 km di lunghezza; il suo nome è originato dalla fusione dei torrenti Meta e Auro, che sono i principali contribuenti alla sua formazione.
Il territorio è rappresentato da valli e basse colline, le punte massime arrivano a 600 metri s.l.m., ma i vigneti raramente superano i 300.
I terreni sono principalmente argillosi e arenitici, in alcune aree anche marnosi e calcareo-marnosi, mentre in valle dominano i depositi alluvionali sciolti di tipo sabbioso-ghiaioso.
Il vino è composto da uva Bianchello (o Biancame) per almeno il 95%, più una quota facoltativa di Malvasia bianca lunga per la restante parte.

L’azienda Bruscia, che vanta quattro generazioni dedite all’agricoltura e alla vite, si trova nel comune di San Costanzo, non lontano dall’Adriatico, il Tùf è composto da Bianchello in purezza, le vigne si trovano a 200 metri s.l.m. e sono esposte a sud-est.
In vigna e cantina si opera in regime biologico, le uve vengono raccolte mediamente nella seconda metà di settembre, subiscono una pressatura soffice a grappolo intero, poi decantazione statica dei mosti a freddo; le fermentazioni alcolica e malolattica vengono condotte simultaneamente.

Il vino mi ha subito convinto, ne ho apprezzato i profumi di pesca Percoca, melone Cantalupo e agrumi dolci, con piacevolissimi sbuffi marini.
Bocca fresca ed equilibrata, sapida, invitante, dove la componente salmastra ritorna con delicatezza, è un vino di notevole digeribilità, scorre benissimo lasciando sensazioni che spingono a condividerlo con piatti soprattutto di mare.

Io l’ho apprezzato al ristorante Acciuga a Roma, su due piatti che lo chef di Fano Federico Delmonte ha preparato con notevole sensibilità: “Linguina rotta al sugo di brodetto alla fanese”, “Baccalà mantecato, carciofi e zaatar”. Il Tùf si è ulteriormente esaltato con quei piatti, saporiti ma dall’equilibrio perfetto, e in due non ne abbiamo lasciato neanche una goccia!