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Basilicata Rosato Ede 2022

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 06/2023


Tipologia: DOC Rosato
Vitigni: aglianico
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: DONATO D’ANGELO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 12 a 15 euro


Siamo ufficialmente giunti al mese di giugno e per la grande maggioranza dei consumatori, non per il sottoscritto che li beve tutto l’anno, si riapre la stagione dei rosati. Nonostante svariati articoli pubblicati a sostegno della suddetta categoria di vini, altrettanto hanno fatto diversi colleghi di Lavinium, il consumatore medio italiano ancor oggi preferisce berli sporadicamente e soltanto nei mesi primaverili ed estivi, quando fa caldo e soprattutto a temperature da circolo polare artico.
Errore madornale perché così facendo si perdono circa la metà delle sfumature di un buon rosato, la temperatura ottimale è 10-12°, salvo rari casi dov’è preferibile 8°. Per fortuna siamo lontani anni luce dai cugini d’Oltralpe che in Costa Azzurra, l’ho visto fare coi miei occhi, aggiungono il ghiaccio nel bicchiere. Fatta questa doverosa premessa è tempo di tornare a parlare di un’Azienda lucana che circa un anno e mezzo fa era stata oggetto di un mio approfondimento, sto parlando della Cantina Donato D’Angelo di Rionero in Vulture, patria dell’omonimo Aglianico tra i più grandi vini del sud Italia a mio avviso.
Emiliana, giovane rampolla di casa D’Angelo laureatasi in Viticoltura ed Enologia nel 2018, è la figlia dei titolari della Cantina: Filomena e Donato. Ci siamo sentiti un po’ di tempo fa e mi ha illustrato il nuovo nato in casa D’Angelo: il Basilicata Rosato Ede 2022 da uve syrah in purezza. Il suddetto vino nasce da una sorta di patto indissolubile tra sorelle e prende il nome proprio da questo sodalizio: Erminia Alessandra ed Emiliana Aurora D’Angelo. Le uve, allevate a guyot (resa pari a 4.000 ceppi/ha), vengono allevate all’interno del comune di Ripacandida in provincia di Potenza, l’Azienda possiede altri vigneti anche a Barile e Maschito.
I terreni da queste parti sono di medio impasto vulcanico, la vendemmia viene effettuata a settembre, il periodo esatto dipende dall’annata s’intende. Raccolta manuale in cassetta, pressatura soffice e successiva fermentazione in acciaio per 20 giorni a basse temperature; il vino affina sei mesi in acciaio prima dell’imbottigliamento.
Rosa cerasuolo con riflessi color rame, mostra buona consistenza all’interno del calice. Al naso offre ricordi fragranti di melone di cantalupo, papaya, ravvivati da incursioni balsamiche di menta peperita e lievemente salmastre di bagnasciuga/iodio; in chiusura eleganti suggestioni di cipria e pepe rosa. Sconta ancora la giovane età, i sentori sopraelencati sono avvolti da una coltre che rimanda ai lieviti.
In bocca si avverte la medesima sensazione, tuttavia la freschezza del vino è innegabile e la chiusura rimanda ai frutti percepiti al naso e ad una lieve percezione tannica importantissima nei confronti dell’abbinamento gastronomico. Ho optato per una pizza capricciosa, praticamente un rigore a porta vuota. Lo riassaggerò tra 8-12 mesi, a mio avviso l’affinamento non potrà che giovare all’insieme perché il potenziale c’è e si sente.

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