Barolo Ravera 2021
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2026
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: VIETTI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 200 a 230 euro
Concludiamo la lunga carrellata di vini rossi proposta dall’azienda Vietti, di Castiglione Falletto, mediante un’etichetta di Barolo tra le più importanti riguardo la gamma prodotta dalla storica cantina langhetta. Dal 2016 l’intera proprietà è passata nelle mani di Kyle Krause, presidente e CEO di Krause Holdings, Inc. nonché di famiglia materna italiana. Il nome che leggiamo in etichetta, “Ravera”, rappresenta la più importante e nota MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive) che si trova nel comune di Novello, le cui peculiarità riguardano soprattutto il tipo di terreno calcareo-argilloso con la presenza di Marne di Sant’Agata. Ravera di Novello è una collina molto affascinante – paesaggisticamente parlando – esposta ad ovest/sud-ovest, e situata ad un’altitudine di circa 400m slm. Le vigne risalgono al 1969 – 2000 – 2005 e la densità per ettaro è di ca. 4.500 piante. La parte più vecchia fu piantata nel 1935.
La 2021 è stata un’annata senza dubbio da ricordare in Langa, dunque anche a Novello. I Barolo figli di questo millesimo vengono considerati eccellenti e promettenti, caratterizzati da un equilibrio tra potenza e finezza, con una ricchezza di frutto, acidità vibrante e tannini ben strutturati. Molti la paragonano alla 2016 o alla 2019, ma a mio avviso – dagli assaggi effettuati ultimamente – c’è terreno fertile per andare anche ben oltre. Staremo a vedere. Le uve nebbiolo utilizzate per produrre il Barolo Ravera 2021, vengono pressate delicatamente, il mosto ottenuto subisce una fermentazione alcolica che dura circa tre settimane in vasca di acciaio a contatto con le bucce con rimontaggi regolari. Questo tempo comprende la macerazione a freddo pre e quella post-fermentativa che avviene con l’uso del tradizionale metodo del cappello sommerso. Lenta malolattica in botte, dove il vino rimane più di due anni sulle fecce, senza travasi. Affinamento per circa 30 mesi in botte grande, seguendo i crismi della tradizione langhetta.
Tinge il calice mediante una trama color granata intenso e caldo, si denota una consistenza notevole. Il naso è alquanto austero, in levare, mai sfacciato; come dev’essere un grande Barolo insomma. Complesse sfumature floreali ancora più che mai vive – la viola in primis – anticipano ricordi parzialmente gessosi, di pepe bianco, frutti rossi di rovo e anice stellato. Mediante opportuna ossigenazione cambia registro palesando suggestioni ferrose e lievemente affumicate. Rispetto all’annata 2019, ad esempio, il frutto in bocca appare meno “carnoso”, ben più croccante e vivo; tutto ciò a fronte di una freschezza corroborante dai ritorni salini in grado di mostrare tutto il potenziale di questa MGA del Barolo. Un vino lungo, penetrante; il tannino è ancora severo pur tuttavia dolce.
Gode già di un buon equilibrio intrinseco, anche se a mio avviso stiamo parlando di un vino che potrà sfidare il tempo come pochi; motivo che mi spinge ad attribuire sin da ora la quinta chiocciola. Brasato al Barolo, contorno di purè di patate e cipolle borettane cotte al forno.