Barolo Gattera 2018
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 05/2022
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: MAURO VEGLIO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 40 a 50 euro
E quando, in autunno, raccoglierete l’uva dalle vigne per il torchio, dite in cuor vostro: “Anch’io sono una vigna, e i miei frutti saranno raccolti per il torchio, e come vino nuovo sarò tenuto in botti eterne”. E quando d’inverno spillerete il vino, per ogni coppa vi sia una canzone. E nella canzone vi sia un ricordo dei giorni dell’autunno, e della vigna, e del torchio dell’uva.
Khalil Gibran, Il Profeta (1923)
In casa Veglio, Gattera è dove tutto ha avuto origine, quando negli anni ’60 il papà di Mauro, Angelo, acquistò il primo vigneto proprio lì, in quella che oggi è definita MGA, Menzione Geografica Aggiuntiva, dal punto di vista territoriale qualcosa di più di un cru, perché comprende tutto ciò che accompagna il vigneto, quindi anche eventuali boschi e altre coltivazioni (in questo caso, ad esempio, c’è un bellissimo cedro del Libano che fa da elemento di riconoscimento). Un valore forse ancora più identitario, un’idea di uomo e ambiente in fusione, il vino nasce da quel connubio. Va detto, però, che proprio per questo la superficie di una MGA non coincide necessariamente con quella vitata. L’MGA Gattera si trova nel comune di La Morra e ha una superficie che supera di poco il 30 ettari, Mauro Veglio, grazie alla recente condivisione con le vigne del nipote Alessandro, ne possiede 3,5 ettari, esposti parte a Sud-Ovest e parte a Sud-Est a un’altitudine media di circa 250 metri s.l.m.
I suoli rappresentano un po’ il marchio del territorio lamorrese, un misto di argille, sabbia e calcare di origine tortoniana, affiancati dalle marne di Sant’Agata fossili, brune e molto compatte, provenienti da Castiglione Falletto.
Le uve del Barolo Gattera subiscono una macerazione a freddo a circa 10 °C per 48 ore, poi la macerazione a contatto con le bucce continua in vasche d’acciaio a temperatura controllata per 20-25 giorni, con un paio di rimontaggi giornalieri. Una volta effettuata la svinatura si svolge, sempre in acciaio, la fermentazione malolattica. A inizio dicembre il vino trasferito in piccole botti di rovere per il 30% nuove e per il 70% di secondo e terzo passaggio, dove rimane ad affinare per due anni. Infine viene decantato, ancora una volta in acciaio, non subisce né chiarifiche né filtrazioni e trascorre un periodo di almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia.
Il risultato è un vino di grande eleganza, dal colore granata luminoso con riverberi rubini, il profumo di viole, rose e fiori macerati emerge al primo impatto, poi c’è una deliziosa ciliegia (mi ricorda quella di Vignola), ma anche il lampone e la prugna, poi liquirizia, ginepro, uno sbuffo agrumato di arancia, note eteree leggere, non invadenti, una piacevole sfumatura balsamica, notevole pulizia olfattiva.
Al gusto ha una perfetta corrispondenza, intenso e vivo nel frutto, con una speziatura elegante e un tannino di razza la cui grana, finissima, assicura una veloce fusione con la polpa; a centro bocca c’è materia e il sorso ha un respiro lungo e profondo, coinvolgente. Giovane, ma già ben rifinito, promette un lungo cammino evolutivo.
La sua eleganza mi spinge a preferire un buon brasato di manzo a cibi a base di selvaggina da pelo.