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Barolo 2021

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: 
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Data degustazione:
03/2026


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: VIETTI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 55 a 65 euro


Barolo, oltre ad essere il comune più noto della Langa – territorio collinare che si estende a destra del fiume Tanaro in provincia di Cuneo – dà il nome al più celebre dei vini piemontesi e alla relativa DOCG istituita nel 1980. Negli ultimi 20-30 anni, forse anche qualcosa di più, quest’ultimo è riuscito ad imporsi agli occhi dei mercati internazionali spuntando traguardi impensabili e in alcuni casi cifre da capogiro. Alludo sia al singolo costo di alcune bottiglie, le stesse che in alcuni casi superano abbondantemente il migliaio di euro, sia soprattutto al valore di alcuni vigneti relativi a note MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive) del Barolo. Non più di sei mesi fa è arrivata la notizia che, proprio fra queste colline baciate dal sole e accarezzate dalla nebbia autunnale, un singolo ettaro di vigneto è stato pagato due milioni di dollari statunitensi, superando qualsiasi altra zona vitivinicola al mondo. Le Langhe sono patrimonio UNESCO dal 2014, insieme al Roero e al Monferrato, per i “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte”. Indubbiamente questo orpello ha dato una spinta notevole al territorio, pur tuttavia la quotazione dei vini di Barolo gioca un campionato a parte. In questo confuso e alquanto proibitivo panorama commerciale, dunque, è ancora possibile acquistare – a prezzi “umani” – qualche bottiglia del vino tanto amato da Camillo Benso, conte di Cavour? La risposta è sì. Perché al contrario della maggior parte delle famose appellation di Borgogna, le logiche fino ad ora descritte riguardano soltanto una nicchia di etichette, mentre soprattutto le produzioni relative alla menzione Barolo DOCG “classica” – per così dire – è possibile, fortunatamente, portarla a casa ad una cifra pari a 50 euro; in alcuni casi (rari) anche qualcosa meno.
La mia introduzione riguarda anche, o forse soprattutto, l’etichetta “classica” del Barolo di casa Vietti; un affidabile e costante nebbiolo di Langa prodotto mediante uve omonime allevate all’interno di piccoli, ed al contempo importantissimi (per l’azienda) vigneti sparsi nei diversi comuni della zona del Barolo, con viti tra i 10 e i 45 anni coltivate a Guyot. La densità media è di circa 4.500 piante per ettaro. Il terreno è fortemente calcareo-argilloso.
Vietti, in linea generale, può contare su ventisette cru diversi. Gli stessi sono compresi all’interno di ben nove degli undici comuni dov’è possibile produrre il Barolo. All’appello mancano soltanto Cherasco e Roddi. Per completezza di informazione riporto anche gli altri borghi che danno vita alle nove etichette di Barolo, di cui sette da singolo cru: Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, La Morra, Barolo, Monforte d’Alba, Verduno, Diano d’Alba, Novello e Grinzane Cavour.
Tornando al Barolo 2021, il vino che mi appresto a degustare, è possibile asserire che tutte le MGA vengono vinificate e invecchiate separatamente, con modalità differenti in modo da esaltarne le singole caratteristiche, e poi assemblate prima dell’imbottigliamento. La fermentazione alcolica dura circa 3-4 settimane in vasca di acciaio a contatto con le bucce. Questo tempo comprende la macerazione pre e post-fermentativa con l’uso del tradizionale metodo del cappello sommerso. La fermentazione malolattica viene svolta in legno. L’affinamento si protrae per trenta mesi in botte grande, e in piccola parte in barriques.
Il manto è rubino con unghia granata; tonalità vivace e luminosa. Si denota una certa consistenza, facendo roteare il vino all’interno del calice, giusto il tempo di ossigenare la materia che in questo caso risulta viva più che mai. Nell’ordine: amarena matura (non esausta) anice stellato, susina nera, pennellate floreali di rosa e viola assieme a foglie di tabacco e grafite; con lenta ossigenazione affiora anche un ricordo di erbe alpine. Un Barolo che gioca più sull’ariosità dei suoi profumi, e sull’eleganza della beva, rispetto alla consueta potenza e densità gustative; la digeribilità vince su tutto e un tannino ancora bello vispo, pur tuttavia dolce, risulta ben integrato. Guai se non fosse così. Vicinissimo alla quinta chiocciola. A mio avviso la conquisterà tra qualche anno per via della persistenza che convince appieno. Risotto con tartufo bianco d’Alba.

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