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Barbera d’Asti La Crena 2022

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: 
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Data degustazione:
01/2026


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: barbera
Titolo alcolometrico: 15%
Produttore: VIETTI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 40 a 45 euro


A mo’ di saga del Padrino, film capolavoro del regista italoamericano Francis Ford Coppola, giungiamo al terzo atto, ovvero all’ultima etichetta di Barbera proposta dalla Cantina Vietti di Castiglione Falletto, splendido borgo cuneese situato nel cuore della Langa del Barolo. Questa volta, però, sorvoliamo idealmente il territorio astigiano, più precisamente restringiamo il campo al vigneto La Crena situato nel comune di Agliano Terme, che ha una densità media per ettaro di 4.800 piante, interamente coltivate a Guyot. La parte più vecchia del vigneto è stata impiantata nel 1932 su un terreno limo-argilloso con esposizione a sud. Asti è sinonimo di Barbera sin dalla notte dei tempi, è un dato di fatto.
Qui al contrario che in Langa, il suddetto vino, viene considerato il cavallo di razza da proporre con grinta e determinazione. Anche se a mio avviso troppi produttori astigiani – spesso – dimenticano il vero DNA dell’uva sopracitata, che nel prodotto finale – poi – non deve mai perdere l’integrità del frutto e quell’agilità di beva, e slancio, che lo rendono unico nel panorama vitivinicolo piemontese. Ma questo è un altro discorso, perché al contrario l’azienda Vietti – mediante il Barbera d’Asti La Crena 2022 – è riuscita ad avvalorare la mia tesi più di mille altre parole. Vediamolo dunque.
In cantina tutto ha inizio mediante una macerazione a freddo pre-fermentativa. Segue la fermentazione alcolica per circa due settimane in tini di acciaio aperti con follature meccaniche e diversi rimontaggi. Alla fermentazione alcolica segue una macerazione post-fermentativa con le bucce. Il vino viene poi svinato e trasferito in barriques per la malolattica. L’affinamento, della durata di circa 18 mesi, è diviso tra acciaio, barriques e botti varie.
Rubino vivace con unghia violacea, tonalità profonda, consistenza notevole. L’esordio al naso è un tripudio di frutti neri croccanti, quali mirtillo e prugna; pennellate floreali di viola e garofano selvatico arricchiscono il bouquet di profumi. Quest’ultimo trova il punto più alto di complessità mediante echi balsamici piuttosto nitidi e rinfrescanti; anche la liquirizia fa capolino ed un ricordo di caucciù. Gran bel naso davvero.
Il sorso è più che mai grintoso, ancora lievemente sconnesso in termini di equilibrio; ricordo che in cantina durante l’ultimo mio sopraluogo ho assaggiato l’annata 2011 ed era ancora perfettamente integra, dunque, direi che è più che normale. Stiamo parlando di un vino nel pieno della sua giovinezza. Diamogli tempo. Al momento sono quattro chiocciole ben nutrite. Spezzatino di manzo con funghi cardoncelli.

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