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Amarone della Valpolicella Brolo dei Giusti Riserva 2013

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 08/2025


TipologiaDOCG Rosso
Vitigni: corvina veronese, corvinone, rondinella
Titolo alcolometrico: 16%
Produttore: CANTINE DI VERONA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 70 a 80 euro


Non potevamo certo esimerci dal recensire l’Amarone, ovvero il vino più famoso dell’enologia veneta, tra i rossi italiani più importanti e richiesti dai mercati internazionali. Stiamo parlando sempre della linea di vini denominata Brolo dei Giusti, proposta da Cantine di Verona. Tra le altre cose trattasi di una Riserva con ormai dodici lunghi anni sulle spalle. La nota cooperativa veneta è nata nel 2021 e ingloba realtà storiche quali: Cantina Valpantena, Cantina di Custoza e Cantina Colli Morenici. Il territorio in questione comprende le acque del lago di Garda e le colline della Valpolicella. Quest’ultima, oltre all’Amarone, sta puntando molto anche su categorie quali Valpolicella e Valpolicella Superiore, denominazioni in grado di proporre vini decisamente più alla portata di tutti ed estremamente duttili in tema di abbinamento gastronomico. Il gusto internazionale sta cambiando in favore di prodotti sempre più dotati di slancio, digeribilità e appartenenza al territorio; dunque, anche un vino come l’Amarone non può non tener conto di tali prerogative. Lo ammetto: anche vent’anni fa, quando al contrario andavano i classici “super vini” muscolosi e ricchi d’estratto, ho sempre preferito chi già allora andava controcorrente proponendo rossi equilibrati e carismatici.
Ho avuto il piacere di riscontrare tali caratteristiche anche durante l’assaggio del vino protagonista di questo articolo, prodotto mediante uve corvina veronese, corvinone e rondinella, allevate all’interno di alcuni tra i vigneti più vocati della Valpolicella. In vigna il diserbo chimico è assente, sostituito da lavorazioni meccaniche del sottofila e lotta integrata agli infestanti mediante confusione sessuale. La defogliazione avviene a fine giugno e la potatura invernale a metà febbraio. Le uve raccolte e selezionate a mano vengono poi appassite per quattro mesi ottenendo maggiore concentrazione zuccherina. Dopo la pigiatura viene effettuata una macerazione prefermentativa a freddo, mentre la fermentazione malolattica avviene in acciaio a temperatura controllata 22-24°C per 40 giorni. L’affinamento in botti dura 24 mesi più svariati anni di riposo in bottiglia, in questo caso ben dieci.
Il rubino in questa fase è ancora protagonista pur tuttavia accompagnato da riflessi granata. Struttura considerevole, la vivacità di colore non manca. Avvicino il naso all’interno del calice e vengo rapito da un insieme di profumi che spaziano dalle spezie dolci al frutto “goloso”: more e mirtilli rossi disidratati, chiodo di garofano, amarena e prugna matura; con lenta ossigenazione ricordi di legna arsa, cuoio, vaniglia e cacao amaro. È stimolante cogliere l’evoluzione di questo vino perché alterna ritmicamente sentori maturi a toni ben più slanciati, freschi, non vuole in nessuno modo sturare e questo andirivieni dura fino alla fine, anche il giorno successivo alla mescita. In bocca indubbiamente il calore si fa sentire, ben sorretto da una vibrante freschezza e una profondità che mostra il potenziale dei vigneti e la classe del territorio. In questa fase l’alcol percepito è un po’ sopra le righe, a mio avviso ha ancora bisogno di tempo ed è piuttosto normale considerando la caratura della Riserva in questione, ivi compresa l’annata senza dubbio generosa. Motivo che mi spinge ad attribuire quattro chiocciole vicinissime alla quinta, sono certo che in futuro le conquisterà. Un buon piatto di polenta con stufato d’asino, marinato nello stesso vino, è la morte sua e la gioia nostra.

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