Alta Langa Propàgo Blanc de Blancs Extra Brut 2017
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 08/2021
Tipologia: DOCG Bianco Spumante
Vitigni: chardonnay
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: ENRICO SERAFINO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Circa otto mesi fa ho dedicato un lungo articolo alla storia e all’impegno della famiglia Serafino, storicamente proprietaria del marchio omonimo, attualmente in mano ai Krause Gentile. Trattasi di una tra le Cantine più storiche dell’intero Piemonte vitivinicolo fondata attorno al 1878 a Canale d’Alba, cuore pulsante del Roero.
Che l’Alta Langa concentri la sua attenzione nella spumantizzazione dell’uva pinot nero, vitigno che 99 volte su 100 viene impiegato in parti maggioritarie rispetto allo chardonnay, è fatto assai noto, tuttavia alcune aziende, già da qualche tempo, stanno provando a realizzare i cosiddetti blanc de blancs, ovvero spumanti prodotti con sole uve a bacca bianca, a mio avviso stanno conseguendo grandi risultati. Una tra queste è senza dubbio Enrico Serafino che in fatto di nobili bollicine ha una storicità notevole, come del resto il Piemonte in generale, ma soprattutto il vero gioiello aziendale è rappresentato dalle originali grotte sotterranee ottocentesche che mantengono temperatura e umidità costanti, luogo ideale per celebrare il rito produttivo e soprattutto l’affinamento degli spumanti Metodo Classico Alta Langa.
Il Propàgo 2017 è una vera e propria sfida per l’Azienda: dimostrare che in Alta Langa lo chardonnay è in grado di assumere toni di alto profilo e la scelta di proporlo nella versione extra brut è un atto d’amore nei confronti del vitigno, del territorio e della stessa categoria di vino a cui appartiene. Il nome scelto deriva dalla parola latina che significa gemma, germoglio, proprio per questo motivo è la più indicata per rappresentare il primo blanc de blancs della casa. 100 % chardonnay allevato in tre comuni distinti: Sessame, Mango, Trezzo Tinella, il primo in provincia di Asti e gli ultimi due in quella di Cuneo. Le uve, allevate a guyot, crescono su terreni ricchi di argilla e calcare ubicati a 400-450 metri sul livello del mare, da viticoltura sostenibile e da lavorazione interamente manuale. Affina 36 mesi sui lieviti e ha un residuo zuccherino pari a 3 grammi litro. Al di là delle sfumature che ora andrò a descrivere ci tengo a sottolineare che questo vino mi ha particolarmente colpito: è da tempo che dedico attenzione all’Alta Langa, pensavo di aver inquadrato un certo stile, una sorta di continuità e invece il Propàgo 2017, tra l’altro figlio di una tra le annate più torride e siccitose di sempre, ha scardinato ogni mia convinzione; questo è il bello del mondo del vino.
Paglierino vivace, caldo e luminoso, irradia il calice grazie ad un perlage estremamente fine con bagliori che richiamano sfumature oro antico. Il respiro, per nulla sfacciato, non concede un centimetro a chi non ha la curiosità di cogliere le sottili sfumature che lo caratterizzano. Inizialmente incentrato su note floreali d’acacia, biancospino e piccoli fiori di montagna leggermente appassiti, vira ben presto su toni agrumati stimolanti: scorza di cedro, ananas fresco, fieno secco e mandorla tostata, lieve smalto ad impreziosire ed una sottile quanto continua nota di calcare puntellata da ricordi di yogurt alla vaniglia, miele millefiori, soprattutto con lieve aumento di temperatura (10-12°).
In bocca risulta molto equilibrato e piacevole, la bollicina mostra sprint, anche visivo, – da qui si evince il fatto che la sboccatura dev’essere recente – e il registro gustativo è dominato da una freschezza agrumata, vivace ed un centro bocca importante dove il frutto appare ben maturo ed espressivo; chiude una lunga scia sapida che impegna senza strafare. La caratteristica che mi ha letteralmente conquistato, motivo che mi spinge ad attribuire ben 5 chiocciole, è la capacità di “impegnare con estrema disinvoltura”, di mantenere quelle doti di assoluta bevibilità che rendono la categoria metodo classico unica ed inimitabile.
L’ho abbinato ad un piatto di tagliatelle all’uovo mantecate con burro, “sporcate” con passata di pomodoro (pochissima) tanta mozzarella e fatte gratinare al forno con immancabile Parmigiano Reggiano 24 mesi.