Akronte 2015
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 05/2020
Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: cabernet sauvignon
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: BOCCADIGABBIA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Sono passate la bellezza di venti vendemmie da quando segnalammo questo cabernet sauvignon, era il 1995 e ci aveva colpito per personalità e misura, quest’ultima a quel tempo non così facile da trovare. Era l’epoca dei Supertuscan, un’idea di vino che aveva riscosso notevoli successi, tanto da spingere molte aziende anche di altre regioni a lavorare in quella direzione. Come sempre accade con le novità, ci vuole tempo per trovare la strada giusta e scrollarsi di dosso la tentazione di seguire le mode (e i guadagni che arrivano assecondandole), rischiando eccessi e perdita di identità. Devo dire però che l’Akronte non mi è mai sembrato un vino troppo carico, esagerato, forse perché come è accaduto con il Sassicaia, anche qui si respirava aria di Francia…
Certo allora c’era ancora molto da capire sull’uso del legno francese e sul diverso modo operare in vigna e cantina; e c’era un altro clima…
Con l’arrivo dell’enologo Emiliano Falsini, l’Akronte ha iniziato dalla 2010 un percorso sempre più affinato, tanto che si è passati dalle barriques nuove a una miscellanea di legni di primo, secondo e terzo passaggio. Chi lo conosce sa bene che Emiliano riesce a trovare sempre la giusta misura affinché il vino possa esprimersi con maggiore precisione ed equilibrio.
La 2015 è un perfetto esempio di quanto ho appena scritto, ricordo ancora oggi cosa non mi convinceva del tutto dell’Akronte dei primi anni, una maturità di frutto un po’ spinta e, di contro, un’acidità non sufficientemente decisa che mantenesse alta l’attenzione dei sensi.
Questa versione, invece, convince già all’olfatto, l’essenza del bouquet è racchiusa proprio in quello slancio vitale che spinge in avanti i profumi rendendoli “accesi”, così quel frutto polputo che si coglie è privo di sensazioni ipermature, al contrario manifesta quella simbolica “croccantezza” che emerge solo quando c’è un’acidità ben integrata e vibrante.
Non sto qui a elencare le pur variegate espressioni di questo eccellente rosso marchigiano, vi basti sapere che il legno non ha la benché minima sbavatura, pur essendo il vino ancora in giovanissima età, che la trama odorosa abbraccia fiori, frutti e spezie con grande eleganza, dal ribes nero al cioccolato, questo è ciò che più conta.
Al palato è intenso, trova perfetta conferma nell’intuita vena acida che esalta subito le sensazioni gustative; nonostante non manchi certo di struttura, riesce a esprimere armonia – nell’accezione di Sandro Sangiorgi – ovvero quel punto di incontro fra i vari elementi che scalpitano ed esprimono tutta l’energia del vino, in grado di renderlo già in questo momento di esaltante godibilità.