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Denis Montanar: un viticoltore di serie A, anzi di Triple A

L'azienda di Denis MontanarIn tempi di crisi, con visionari che intravedono luci in fondo ai tunnel, mentre la maggioranza delle famiglie italiane fa giochi di prestigio per far quadrare i bilanci, è bello conoscere delle persone giovani che credono ancora in certi semplici valori come il lavoro e il rispetto per la terra.
Ci troviamo a Villa Vicentina, piccola località della bassa friulana all’interno della Doc Friuli Aquileia, zona che presenta una netta prevalenza di terreni marnosi, di medio impasto argilloso/sabbioso privi di scheletro, ideali per la viticoltura di qualità.
Qui ha sede l’azienda di Denis Montanar, giovane e passionale agricoltore che ha sposato la causa del biologico per coltivare i suoi campi e le sue vigne. La storia dell’azienda ci riporta ai primi anni del’900, quando il bisnonno di Denis coltivava dei terreni, ora di proprietà, a regime di mezzadria. Quattro generazioni che si sono passate il testimone e che vedono oggi Denis a capo dell’azienda, protagonista di un nuovo progetto.
Nei 10 ettari adibiti alla vite e nei 14 riservati al seminativo ha deciso di intraprendere la via dell’agricoltura biologica. Un’idea nata nei primi anni ’90 e sposata nel 1996 con l’ottenimento della certificazione per i vini.
Quattro anni dopo saranno i seminativi a seguire la stessa via. Soia, frumento, mais, grano saraceno, farro sono alcuni dei prodotti che sono coltivati in perfetta sintonia con le esigenze della terra. Una parte importante dell’attività aziendale a cui Denis tiene in maniera particolare e che gli dona grandi soddisfazioni. Ma quello che andremo a conoscere in profondità, è il lavoro che porta avanti nelle sue vigne, una filosofia rivolta alla produzione di vini di territorio che non cercano compromessi e devono essere in perfetta simbiosi con la natura e le sue sacre leggi.

Il vignetoLe sue convinzioni, assieme ai dettami imposti dalla certificazione biologica, lo hanno portato alla totale abolizione di qualsiasi sostanza chimica di sintesi, solo uso del rame e dello zolfo per combattere le problematiche delle viti. Vengono rispettati i cicli naturali delle stagioni e della luna sia in vigna sia in cantina. Le rese sono molto basse e le uve sono portate in cantina, quando la maturazione fisiologica è quell’ottimale.
In vinificazione utilizza pochissimi solfiti e non opera nessun altro intervento chimico o fisico durante la fermentazione alcolica. I protagonisti della fermentazione sono i lieviti indigeni, e l’intero processo si tiene a tini aperti. Utilizza botti da 30hl, barrique di secondo-terzo passaggio, tini d’acciaio o di cemento facendone un uso oculato a seconda del tipo di vino che deciderà di produrre Non viene operato nessun processo di chiarificazione o filtrazione prima dell’imbottigliamento. Denis produce mediamente circa 20mila bottiglie che vanno ad aggiungersi alla quantità di sfuso che vende direttamente in azienda. Ogni tipologia porta in etichetta il marchio della zona, o per meglio dire “Cru” se vogliamo usare un francesismo, dove vengono prodotte le uve.
Con il marchio “Borc Dodon” commercializza i due uvaggi Uis Blancis e Uis Neris, oltre ad un Rosè da uve Refosco dal Peduncolo Rosso. L’Uis Blancis è un’uvaggio bianco con 40% di Tocai Friulano, 40% di Sauvignon. 10% di Pinot Bianco e un 5% di Verduzzo Friulano. Le uve restano 6 giorni in macerazione con il raspo e poi a fermentazione conclusa si affinano per 12 mesi in botti da 30hl a cui seguono 8 mesi in tini di cemento.
L’Uis Neris è un uvaggio con prevalenza Merlot e una piccola parte di Cabernet Franc. Con l’annata 2009 viene prodotto con sole uve di Merlot che subiscono una lunga macerazione di un mese e mezzo, con i chicchi mantenuti interi (solo leggerissima pressatura) a cui segue un lungo affinamento in botti da 30hl.

La bottaiaViene prodotto anche un Rosé Refosco che dopo la pressatura è vinificato in bianco e affina per 9 mesi in tini di rovere. Il marchio “Borc Sandrigo” trova nelle sue file il Tocai Friulano e il nuovo arrivato Toy Wine.
Il Tocai Friulano, è vinificato in bianco in tini d’acciaio. Vino fresco, ma dalle mille sfumature, che oltre per le qualità del prodotto incuriosisce per l’originale etichetta con una T in primo piano che ospita una serie di numeri che identificano la posizione ordinale nell’alfabeto delle varie lettere che compongono la parola Friulano.
Ultimo nato è il Toy Wine, interessante spumante a base principale di Moscato e partecipazione del Tocai Friulano, del Sauvignon e piccola percentuale di Trebbiano. Una volta preparata la base, si procede all’imbottigliamento in magnum con aggiunta di piccole parti di mosto d’uva e Verduzzo. Una volta avvenuta la seconda fermentazione, dopo 5-6 mesi viene fatta la sboccatura, e rabboccate le bottiglie con il vino dell’anno precedente, senza zuccheri aggiunti. La tappatura è fatta con lo spago in modo artigianale.
La descrizione in etichettaL’ultimo marchio in commercio è “Scodovacca” con protagonisti il Verduzzo Friulano, il Refosco dal Peduncolo Rosso e il Merlot. Il Verduzzo Friulano secco, passa 6 giorni in macerazione con il raspo e poi 2 anni in barriques di rovere francese di terzo passaggio, procedimento che ci regala un vino di grande struttura.
Nel Refosco dal Peduncolo Rosso i chicchi interi (leggera pressatura) restano in macerazione per circa un mese e mezzo prima di un lungo affinamento in botti di rovere. Ultimo vino della linea è il Merlot che dopo una breve macerazione di 6 giorni continua il suo percorso di vinificazione in acciaio e cemento. I vini di Denis sono ricchi di complessità e mai scontati. Sono imbottigliati senza usare la capsula, facendo uso di cera d’api, che permette una migliore traspirazione ed è anche economico visto la sorta di baratto con gli amici apicoltori che in cambio del prodotto delle loro api ricevono a ricompensa i deliziosi nettari di Denis.
Oltre al contenuto, che è sempre la cosa più importante, grande cura è riservata alla bottiglia. In retro etichetta c’è una sorta d’autocertificazione che testimonia fedelmente cosa c’è e cosa non c’è dentro la bottiglia. In etichetta campeggia inoltre il bollino della Tripla A, che segnala l’adesione al manifesto ideato da Luca Gardano nel 2001 (distribuzione vini Velier). Mai come in questo caso, la tripla A (Agricoltori Artigiani e Artisti) identifica un personaggio che non si è adeguato alla standardizzazione, ma ha voluto creare dei prodotti che lo rappresentano fedelmente.
In un periodo in cui tutti siamo alla ricerca di esempi positivi e punti di riferimento cui aggrapparci, è bello sapere che almeno nel mondo del vino e dell’agricoltura ci sono persone che credono in certi valori e combattono per i propri ideali senza vendere la propria anima alle fredde regole del guadagno e del denaro.

Denis MontanarDIALOGANDO CON IL PRODUTTORE

Il tuo amore per tutto quello che riguarda il biologico e biodinamico da dove è nato? Colpo di fulmine o frutto di studi e riflessioni maturate nel tempo?
Il mio è un amore che è nato da ragazzo quando, seguendo le orme di mio padre e dei miei nonni, ho iniziato ad avvicinarmi al mondo del vino e dell’agricoltura. La mia filosofia di pensiero mi porta a fare dei vini che sono indissolubilmente legati al territorio. Cerco di portare i profumi e i sapori della mia terra dentro le bottiglie, e per raggiungere quest’obiettivo esigo non ci siano compromessi o facili scorciatoie. Le regole dell’agricoltura biologica sono un valido mezzo che mi permettono di lavorare rispettando sia la terra sia il consumatore finale.
Quando si parla di biologico, si porta in primo piano una filosofia semplice nei suoi contenuti principali. Ma nonostante tutto, sembrano messaggi che non tutti riescono a recepire, quasi la gente si fosse disabituata alle cose semplici della vita e non sia più in grado di decifrare i segnali che la natura ogni giorno c’invia. La mia passione per il biologico è partita da queste semplici considerazioni ed è in continuo movimento perché ogni giorno s’imparano cose nuove che poi cerco di mettere in pratica nel lavoro quotidiano in campagna.

Alcuni viniPer la fertilizzazione dei terreni e la difesa delle piante possono essere usate solo sostanze naturali, non si possono usare concimi chimici e fitofarmaci di sintesi. Quanto è dura la lotta in vigna soprattutto nelle annate più difficili che possono veder proliferare quelli che sono i nemici principali della vite e dell’uva?
Dirti che nel 2008 ho perso tutta la produzione, penso sia la risposta più esauriente alla tua domanda. Chi intraprende questa strada deve essere consapevole della necessità di doversi adattare, accettando con estrema filosofia il corso delle annate e il volere della natura e delle sue leggi. Nelle annate normali non ci sono grossi problemi. Magari si può produrre un po’ di meno rispetto all’agricoltura convenzionale, ma questo rientra nell’ordine delle cose. Nelle annate difficili bisogna invece accettare quello la natura ha deciso di concederti, fiducioso di essere ricompensato nelle annate successive con un raccolto migliore.

Denis Montanar in vignaIl settore biologico sta trovando sempre maggiori estimatori e consensi da parte dei consumatori. Per i viticoltori “bio”, che per tanti anni hanno incontrato pregiudizi e dubbi, sembra arrivato il momento di raccogliere i frutti di quanto hanno seminato negli anni. Non pensi che però ci sia il rischio che accanto a quanti ne hanno fatto una filosofia di vita, si possano accodare altre realtà produttive, anche di grandi dimensioni, attratte principalmente dalla possibilità di fare nuovo business?
Fa parte di un normale percorso, il tentativo da parte delle realtà agricole più grandi, per non dire di quelle industriali, di entrare in un settore che sta riscuotendo consensi e che offre nuove prospettive di sviluppo e quindi di business. Sta al consumatore, magari supportato da una sana e disinteressata informazione, distinguere e premiare chi lavora in questo settore per convinzione e credo culturale. Il nostro compito deve essere quelle di andare sempre alla ricerca di nuovi obiettivi, di sviluppare nuove idee, in modo da essere sempre i capifila di un certo modo di pensare e lavorare. Dobbiamo far sì che gli altri siano costretti a inseguire, in affanno, nel tentativo di colmare quel divario che ancora esiste fra chi nutre un vero amore per la terra e le leggi della natura e chi invece è attratto principalmente da altri interessi.

Alcuni viniIn un momento di crisi, quali sono le problematiche principali e i mercati di riferimento per una piccola azienda come la tua, con numeri che parlano di circa 20mila bottiglie prodotte ogni anno?
Con la mia azienda sto cercando di consolidare i mercati nei quali siamo già presenti, e al tempo stesso lavorando per farmi conoscere anche in quei mercati emergenti e in via di sviluppo. Lavoro con il Giappone, gli USA e la Russia, mercato importante, quest’ultimo, che però sta avendo ora delle problematiche a causa delle limitazioni imposte dal governo russo alla concessione delle licenze per gli importatori. Di recente ho trovato anche molti riscontri positivi in Francia. Pensavo di confrontarmi con un paese chiuso e un po’ nazionalista in tema di vino, invece i miei prodotti hanno trovato molto interesse e ho notato un atteggiamento molto ricettivo a riguardo di un certo modo di fare vino.

Com’è nata l’idea di produrre il Toy Wine, e quali aspettative si nascondono dietro alle bollicine del tuo nuovo prodotto nato da un blend di Tocai Friulano, Sauvignon, Trebbiano e Moscato?
E’ un progetto che è nato tutto per gioco. Già da ragazzino mi divertivo a fare degli esperimenti in azienda, e alla fine è cresciuto in me il desiderio di produrre un vino spumante in sintonia con la mia filosofia. Come spiego in un ►video che devo ancora completare, ho voluto mettermi in gioco facendo un vino naturale e giovanile che uscirà solo in formato magnum. Non aspiro a fare concorrenza ai grandi produttori di bollicine e nemmeno sarà il mio vino di punta, ma si sa che molte volte le cose che iniziano per gioco possono riservare delle sorprese e dare dei risultati sorprendenti.

Denis Montanar in cantinaHai un collega viticoltore che ammiri e dal quale hai preso qualche spunto di riferimento?
In tanti anni di lavoro ho preso spunti e insegnamenti da tanti viticoltori e uomini di campagna. Non è giusto che faccia dei nomi e delle classifiche perché non sarebbe rispettoso. Cerco di imparare ogni giorno cose nuove e ringrazio chiunque con i suoi insegnamenti è in grado di farmi crescere come persona e come uomo.

Quale vino che produci ami in maniera particolare?
Non ho figli e figliastri. Ogni vino è per me importante in uguale misura. Il vino migliore è sempre figlio dell’annata migliore. Ogni anno, a seconda del volere supremo della natura, ci sono determinati prodotti che nascono e si evolvono con caratteristiche che lo elevano in maniera naturale al ruolo di gran vino. Ma anche quelli che non riescono a raggiungere livelli massimi, sono per me ugualmente importanti perché sempre figli della terra e dell’annata che ne ha determinato le caratteristiche.

Il bianco Borc Sandrigo 2011Il complimento che ti fa più piacere, quando parlano dei tuoi vini.
Resto felice ed emozionato quando qualcuno, assaggiando i miei prodotti, mi dice che i profumi e gli aromi gli ricordano certi vini bevuti magari venti anni prima, girando per qualche cantina. Ricordi che riportano alla memoria la gioventù, le tradizioni e i costumi in voga a quei tempi. Un’altra cosa che riscalda il mio cuore è la possibilità di legare un’annata a generazioni diverse, distanti anche di molti anni fra loro. Un vino che magari mio nonno, oggi non più con noi, ha assaggiato e che in futuro potrà deliziare anche le papille gustative di mio figlio. Una stessa annata, uno stesso vino che pur evolvendosi lega con un filo comune due generazioni diverse.

Oltre a produrre vino, ti dedichi alla coltivazione di svariate tipologie di cereali come la Soia, il Frumento, il Mais e il Grano Saraceno. Tutti da agricoltura biologica. Si tratta solo di una scelta che punta a diversificare i tuoi prodotti o una missione paragonabile all’amore che nutri per le tue vigne ed i tuoi vini?
Si tratta sicuramente, anche in questo caso, di una scelta d’amore tramandatasi di generazione in generazione. Se penso che oggi coltivo 7 ettari di terra che 108 fa erano lavorati, in regime di mezzadria, dal mio bisnonno, mi vengono i brividi. Ho scelto la strada del biologico in vigna e non potevo non adottare la stessa filosofia con il seminativo. Scegliere un’agricoltura convenzionale sarebbe stato come rinnegare le mie idee.

Hai qualche progetto per l’immediato futuro per quanto riguarda la tua Azienda?
Ho tanti progetti in mente, ma non voglio svelarli per non togliere la sorpresa.

Chi e quali sono le passioni di Denis Montanar al di fuori delle sue vigne?
Ho una grande passione per il gioco del rugby, sport che ho anche praticato a livello dilettantistico.

Stefano Cergolj

Perito informatico ai tempi in cui Windows doveva essere ancora inventato e arcigno difensore a uomo, stile Claudio Gentile a Spagna 1982, deve abbandonare i suoi sogni di gloria sportiva a causa di Arrigo Sacchi e l’introduzione del gioco a zona a lui poco affine. Per smaltire la delusione si rifugia in un eremo fra i vigneti del Collio ed è lì che gli appare in visione Dionisio che lo indirizza sulla strada segnata da Bacco. Sommelier e degustatore è affascinato soprattutto dalle belle storie che si nascondono dietro ai tanti bravi produttori della sua regione, il Friuli Venezia Giulia, e nel 2009 entra a far parte della squadra di Lavinium. Ama follemente il mondo del vino che reputa un qualcosa di molto serio da vivere però sempre con un pizzico di leggerezza ed ironia. Il suo sogno nel cassetto è quello di degustare tutti i vini del mondo e, visto che il tempo a disposizione è sempre poco, sta pensando di convertirsi al buddismo e garantirsi così la reincarnazione, nella speranza che la sua anima non si trasferisca nel corpo di un astemio.

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