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Le souffle de la musique

G.G.: ieri avrebbe compiuto 72 anni…e ce ne avrebbe dette tante!

Giorgio GaberO forse no, in fondo aveva già detto tutto, ma pochi, i soliti, ne hanno fatto tesoro, per il resto la macchina continua a percorrere la stessa strada insensata, un unico imperativo: la crescita!
Il Pil è troppo basso, non si cresce abbastanza, non siamo allo stesso livello del resto d’Europa.
Ma di cosa stiamo parlando? Come mai non c’è nessuno, non solo in Italia, ma in tutto il mondo occidentalizzato, che dica: forse sarebbe invece il caso di fermarsi un attimo e domandarci se questo divario sempre maggiore fra ricchi e poveri, questo attribuire ancora più che in passato il massimo valore al denaro, alla produttività e al consumo come unici obiettivi di una società, non ci stia portando verso un baratro dal quale uscire diventa sempre più improbabile, visto che ancora non se ne prende profonda consapevolezza.
Si può andare avanti accettando come normale il fatto che ci sia sempre più insofferenza, violenza, rabbia, miseria materiale ma anche e soprattutto interiore, quella stessa miseria che svilisce qualsiasi qualità umana, si può accettare che, nonostante la memoria del nazismo, continuino in gran parte del mondo ad esserci popolazioni che vengono massacrate senza che questo provochi alcuna indignazione e conseguente reazione?
Non abbiamo imparato nulla dal passato e la ragione è molto semplice, l’uomo è profondamente malato, e come spesso avviene, non vuole prenderne coscienza, nega l’evidenza, sta lentamente facendo deserto intorno e dentro di sé ma finge di non accorgersene, addirittura ha iniziato da tempo un processo di autodistruzione, contaminando tutto intorno a sé e consumando tutto quello che il pianeta può offrire restituendogli in prevalenza monnezza. Ogni giorno spariscono decine e decine di specie animali e vegetali, per sempre, scompaiono etnie decimate dalla guerra e dalla fame, si prosciugano le risorse della terra non reintegrabili, si distruggono migliaia di ettari di alberi e potremmo fare elenchi infiniti di tutte le assurdità che si stanno compiendo, e ormai tutti sanno che a breve il problema dell’acqua arriverà anche da noi.
Eppure sentiamo parlare solo di Pil e crescita, di produrre e consumare di più, a prescindere dal fatto se questo abbia portato reale benessere sociale, o solo materiale e solo per coloro che se lo possono permettere. Tutti i programmi politici sono incentrati su concetti analoghi, annullando le differenze essenziali per una società alternativa. Qualunque tentativo di reazione, che come sempre parte dal mondo giovanile, non trova mai sostegno da parte del mondo politico, ma neanche da parte della popolazione, che non vuole essere disturbata nel proprio sonno mortale, non vuole essere toccata nelle proprie illusioni. Meglio guardare un reality, che di reale non ha nulla, si sa ma fa parte del gioco, è molto rassicurante e ci permette di non fare nulla, ma proprio nulla, soprattutto di guardarci dentro per vedere se c’è rimasto ancora qualcosa di vitale, se magari ognuno di noi ha le proprie responsabilità e partecipa volente o nolente a questo sfacelo, di cui continua a negare l’evidenza.

Non riesco a non pensare a quello che è accaduto in Fiat, emblema del mondo di oggi. Come mai il dipendente viene pagato dopo aver svolto il proprio lavoro (e oggi non è neanche più sicuro di esserlo), mentre colui che dovrebbe far risorgere un’azienda che non sta certo male per colpa di quel dipendente, intanto intasca centinaia di milioni e poi si vedrà se riuscirà a produrre risultati concreti? Come mai nessuno, a destra come a sinistra, ha posto in evidenza che dovrebbe esistere anche un’etica del lavoro? E’ normale che mentre un lavoratore è a rischio di cassaintegrazione, di vedersi chiudere l’azienda dove lavora, che non ha il salario minimo per poter mantenere la propria famiglia, dall’altra parte un solo uomo, può tranquillamente rimpinzarsi di denaro? E il mondo politico non dice e non fa nulla, semplicemente perché è abituato a fare altrettanto. E’ il comportamento del bulimico, dell’obeso, di colui che, non sapendo nutrirsi e darsi reale piacere, finisce con l’accumulare quantità spropositate di denaro, di terreni, di case, sottraendole alla comunità, con l’illusione di un maggiore benessere, materiale come sempre. Ed è normale che il sacrificio per risollevare l’azienda debba gravare proprio su chi ha meno mezzi e possibilità? E’ come per le tasse, c’è chi le paga, da sempre, e lo fa anche per gli altri, quelli ricchi che sanno come non pagarle. E questo è il lato economico, ma dietro c’è quello etico e dei valori di una società, che manca completamente, e che non sembra più far parte dei programmi del mondo politico.

E noi stiamo a guardare, e ci incazziamo se qualcuno fa casino, si ribella, perché magari ci ha rovinato l’auto o rotto la vetrina del negozio, ma non ci facciamo nessuna domanda, come se fossimo tutti individui a sé, completamente staccati dalla società, del resto la televisione e i media in generale promuovono lo scollamento sociale, l’individualismo, l’egoismo, l’esibizionismo, l’autocompiacimento. Peccato che nessuno si piace veramente, nessuno ha reale stima di sé, altrimenti non assisteremmo a questa sfilata di volti sfigurati, di corpi modulati sulla base di un immaginario collettivo di bellezza che non serve assolutamente a nulla, anzi, fa lo stesso effetto che fa il cabernet sui nostri vini, gli sottrae personalità e identità. E i nostri figli? Cazzi loro. Impareranno anche loro a fottersene degli altri, a non avere etica né valori, a fregare il prossimo, a usare qualsiasi mezzo pur di raggiungere il proprio scopo, e impareranno la menzogna, fino a crederla vera, esattamente come sta già accadendo ora.

Paradossalmente, è proprio l’America che sta dando dimostrazione di intenti che guardano a reali cambiamenti sociali, Obama parla di investire nell’istruzione, nel lavoro, di ridurre gli armamenti, di non dipendere più dai petrolieri, mentre noi continuiamo a preoccuparci solo della crescita, non tenendo conto di ciò che essa provoca: aumento delle disuguaglianze e delle ingiustizie, produzione di un benessere illusorio dato dai beni materiali, sviluppo di una società malata della propria ricchezza, disarmonica, incapace di passare dai beni materiali come unico obiettivo al bene sociale, che è tutt’altra storia.

Caro Giorgio, come sarebbe bello poter dimostrare che avevi torto.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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