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I racconti di Alda: Dalla terrazza

Namo Ristobottega, la terrazza

L’ultima volta eravamo stati a Rocca Priora. Una bella passeggiata, un gelato super, un giro nel centro storico, il castello, la torre, il tramonto e poi indietro, a casa. Un bellissimo pomeriggio. Noi quattro come sempre. Questa volta siamo diretti a Tarquinia. Fa caldo, il caldo di un’estate torrida che non dà tregua, ma in macchina si sta bene e quando arriveremo sarà sera inoltrata, due chiacchiere e il tempo di prepararci per la cena. L’autostrada è, quasi sempre, piuttosto monotona, ma questa è diversa, c’è tanto verde in entrambi i lati, un’immensa distesa di campi seminati da casette sparse qua e là. Ma i campi soffrono visibilmente per la siccità che da mesi sta danneggiando raccolti di frutta e verdura. Tutto chiede acqua. Eppure in questo momento noi siamo sereni, in pace, fuori dalle ansie, dalle paure di un mondo sempre più difficile tra pandemie guerre governi che crollano siccità e tutto in contemporanea, in un Paese bellissimo e martoriato dagli umani, questi strani esserini forse più stupidi che cattivi. O forse entrambe le cose. Eccomi qua, la solita piena di dubbi, a inventare scuse per le bestialità di altri, cercare in ogni persona e in ogni storia qualcosa di buono. Qualcosa e qualcuno da salvare. Dài forza esci dalla mischia e dal sistema, c’è del buono in te. Ce la puoi fare. Va bene va bene ma per ora lasciamoci tutto alle spalle, concediamoci una tregua.
C’è musica nella macchina, pianoforte e canto e noi due, dietro, anche se non afferriamo le parole e non solo perché sono in lingua inglese, ci divertiamo a cambiarle a modo nostro. A modo mio direi. A un tratto sembra che la voce maschile dica “mi fa male una chiappa”. Traduzione mia a voce alta. Voglia di ridere perché vedi, amica mia, anche questo fa parte del bello della vita, offrirci momenti di allegria, di leggerezza, piccole pause di spensieratezza. Noi due infatti ridiamo. Anche loro ridono. E poi, ecco che siamo arrivati.
Sulla porta una scritta “Namo ristobottega“ curioso e in tono con l’ambiente. I ristoratori ci vengono incontro e per me e per te un simpatico momento di accoglienza e di conoscenza. Ci fermiamo una mezz’ora in una saletta dove tra tavoli e sedie fanno da cornice vari scaffali colmi di bottiglie, scatole e barattoli con scritte invitanti. Crema di nocciole. Fossi sola, me ne comprerei almeno una, no due, anche per te fedele compagna di gite, ma sola non sarò mai più nella vita che mi resta. So bene che così come sono ora se non ci fossero persone care che si occupano e preoccupano per me e fanno di tutto per offrirmi ancora momenti di gioia e di compagnia, in questo spazio prezioso di tempo, in questo posto o altrove ma con loro il mio umore ne risentirebbe molto. Non mi lascerei andare perché io non sono così ma potrei diventare lamentosa e molto molto pesante. Nonostante il mio peso non superi i 44 chili. Battuta superflua. Banale.
Lasciamoci alle spalle bottiglie barattoli elucubrazioni personali e la grande stufa che ci fa pensare a un inverno ancora lontano e saliamo su per una scaletta che porta alla terrazza. Un attimo. Chiudiamo gli occhi e poi riapriamoli. No, non era un sogno. Intorno a noi antiche mura, la torre, tutto illuminato da una luce sottile e penetrante e giù in fondo fin dove arriva lo sguardo umano il mare, alcune isole, barche a vela che così miniaturizzate dalla distanza sembrano giocattoli e l’inizio di un tramonto che si allarga, si spande con sfumature di tanti colori. È bellezza, è spettacolo è la TERRAZZA. E adesso noi, comuni mortali, sia pure affascinati, cominciamo a pensare alla cena.
La cena. Perfetta, niente di ovvio. La cucina italiana, anche quella tradizionale è molto buona, ormai conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, sta anche crescendo, sperimentando ed è davvero molto piacevole fare esperienze nuove, rinnovarsi anche nel cibo con piatti belli a vedersi e ottimi nella sostanza. E qui è così, tutto delizioso con accostamenti appropriati, buonissimo il “cannolo di parmigiana”, tenerissimo il “tonno fresco al sesamo”, e poi il Riesling, il buon vino bianco che accarezza il palato e scivola in gola lasciando un gusto fresco e gioioso. In una sua canzone Califano cantava “tutto il resto è noia.” In questa serata non esiste un solo attimo di noia. Nessuna delusione, nessun “sì però…” E quando finalmente Tiziana, la ristoratrice, si siede al nostro tavolo, ci complimentiamo con lei convinti e sinceri. È una giovane donna molto graziosa, con un bel viso gentile e sorridente, inoltre la sua conversazione è piacevole e interessante.
Restare qui, non andare più via. Da questa terrazza il mondo è uno spettacolo, è bellezza, è speranza. È vita.
Peccato, purtroppo è tardi e non ce ne siamo accorti, non saremo a casa prima dell’una, tuttavia non possiamo e non vogliamo rinunciare a una passeggiata, anche se breve.
Spero che tutto il vissuto di questa serata mi rimanga addosso il più a lungo possibile per poterci tornare poi nel ricordo.
Amica cara accompagniamo a casa prima te e mentre ci salutiamo forse lo stesso pensiero attraversa la nostra mente passando per il cuore. Grazie Dio. Grazie figli. Alla prossima.

Alda Gasparini

Alda Gasparini

Musicista e scrittrice, da sempre amante di tutto ciò che è bello e trasmette emozioni, si è diplomata in pianoforte e per un certo periodo della sua vita ha eseguito concerti. Poi si è dedicata al giornalismo, scrivendo recensioni e critiche musicali; successivamente ha iniziato a scrivere romanzi e racconti, pubblicati su numerose riviste di settore, ha collaborato con autori importanti come Scerbanenco e Morante. Ancora oggi scrive racconti, brevi e avvincenti, toccando molti aspetti della natura umana.

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