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Giulio Gambelli, l’uomo che sa ascoltare il vino

Giulio Gambelli riceve la targaLa sala del Politeama di Poggibonsi è quasi al completo, cinquecento persone sono venute per assistere alla premiazione di Giulio “Bicchierino” Gambelli, l’uomo per il quale il vino non ha segreti, da tutti considerato come un enologo ben sapendo che non ne ha mai avuto il titolo, ma le sue straordinarie capacità gusto-olfattive e l’esperienza maturata in ben 67 vendemmie rappresentano un biglietto da visita che non concede riserve a nessuno. Il maestro assaggiatore, il “signor sangiovese” ha contribuito in modo determinante a rivoluzionare il modo di fare vino in Toscana. Giulio non è solo un degustatore, è molto di più, perché la sua esperienza maturata in 25 anni di lavoro all’Enopolio, i continui assaggi effettuati in laboratorio con Tancredi Biondi Santi, la sua capacità di immagazzinare Gianfranco Solderadati, sensazioni, odori, sapori, di riconoscere in un vino tutto, ma proprio tutto, la sua formidabile memoria che lo ha reso una specie di archivio vivente, a cui tutti devono fare riferimento, la sua profonda onestà e l’amore incondizionato per il vino tanto da spingerlo a non chiedere mai soldi a chi si affida a lui, la precisa scelta di lavorare solo per coloro con cui instaura un rapporto di profonda amicizia, ne fanno un personaggio unico e inimitabile. Tutte le aziende vinicole per cui ha prestato la sua opera sanno che quando non ci sarà più, nessuno sarà in grado di sostituirlo. Bibbiano, Rencine, Case Basse, Montevertine, Rodano, Lilliano, Villarosa, Fonterutoli e molti altri devono tanto a Gambelli, e gliene saranno grati sempre. Per questo motivo è venuto naturale a tutti i presenti, quel pomeriggio del 14 aprile 2007 al Politeama di Poggibonsi, sua città natale, alzarsi in piedi e tributargli un lungo, caloroso applauso nel momento della consegna del “Premio Bicchierino”, come riconoscimento di una straordinaria carriera, che ancora oggi, a 82 anni continua con lo stesso, incondizionato amore. In tanti sono intervenuti per esprimergli la loro gratitudine, da Gianfranco Soldera (nella foto) a Niccolò d’Afflitto, a Piero Campatelli. Una serata davvero emozionante, conclusa con gli assaggi di numerose “creazioni” di Giulio, come il Brunello di Montalcino Case Basse Riserva 2000 di Soldera, il Chianti Classico Le Trame di Giovanna Morganti, il Chianti Classico Riserva 2001 di Rencine, Le Pergole Torte 2003 di Montevertine, il Julius 2001 di Ormanni, il Brunello di Montalcino 2001 di Il Colle e tanti altri.

La sua natura schiva lo ha tenuto lontano dalla ribalta, il suo animo puro d’uomo d’altri tempi non lo ha mai spinto a cercare successo e notorietà, non erano suoi obiettivi, e tutto questo fa molto effetto in un’epoca dove tutti si sentono protagonisti, anche nel mondo del vino. Così, un uomo di tale statura e importanza rischiava di rimanere sconosciuto ai più, e non sarebbe stato giusto. Ma già il compianto Gino Veronelli aveva in progetto di inserirlo fra i personaggi della collana “I semi”, dedicata ai “protagonisti delle culture materiali”, avrebbe dovuto essere fra i primi, ma come spesso accade i progetti subiscono ritardi e a volte vengono anche abbandonati. Per fortuna non è stato così per Giulio Gambelli, al quale oggi è stata dedicata finalmente una biografia, dal titolo “Giulio Gambelli, l’uomo che sa ascoltare il vino“, che fa parte come previsto della collana I semi, pubblicata da Veronelli Editore e scritta dal giornalista compaesano e grande amico di Giulio, Carlo Macchi, che l’ha presentata proprio durante la serata al Politeama. Inizialmente l’autore doveva essere il collega Andrea Gabbrielli, ma in nome della profonda amicizia che lega Carlo a Giulio, gli ha ceduto l’onore con grande signorilità.

Il libro ti coinvolge sin dalle prime pagine, scritto davvero in modo altrettanto schietto e puro, a immagine e somiglianza di Giulio, con quello stile squisitamente toscano, immediato e all’occorrenza ironico. Le numerose testimonianze delle persone a lui più vicine, dai familiari a coloro che hanno lavorato al suo fianco, contribuiscono in modo determinante a rivelare la personalità di Gambelli, mentre poco a poco si rivela uno spaccato dell’epoca in cui ha vissuto: le difficoltà e gli stenti che hanno attraversato la sua giovinezza, la perdita delle persone a lui più care, i sacrifici e le rinunce, ma anche la sua forza, il suo amore per il vino, i valori che lo hanno guidato per una vita, le grandi amicizie. Tutto questo narrato così bene da Macchi da spingerti a leggere il libro tutto d’un fiato, per poi ricomiciare a leggerlo per approfondire, assimilare ogni aspetto del racconto, presi da una sincera emozione e dal desiderio di essere in qualche modo parte di quella storia. Finalmente Giulio, grazie a questo libro appassionato, più che meritatamente è entrato a far parte dei grandi personaggi, degli uomini che hanno fatto la storia del vino italiano.

Giulio Gambelli – L’uomo che sa ascoltare il vino
di Carlo Macchi
Veronelli Editore
112 pag.
Euro 17,00

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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