Un emendamento sulla parità di genere mette in crisi i consorzi di tutela

È già da qualche settimana che la senatrice foggiana Colomba Mongiello, segretaria della Pesidenza del Senato e membro della 9ª Commissione permanente di Agricoltura e produzione agroalimentare, ha proposto un emendamento che, fra le altre cose, prevede l’obbligo da parte dei Consorzi di Tutela, di avere nell’organico dei CdA almeno il 20% di presenza femminile e, una volta a regime, di arrivare al 30%. L’emendamento non ha riscontrato opposizioni e la prossima settimana andrà alla Camera per essere votato.
Insomma, salvo ripensamenti, l’emendamento passerà, questo significherà che i consorzi dovranno, entro sei mesi, rivedere l’organigramma dei propri consigli di amministrazione. Ora, nulla in contrario sul fatto che le donne debbano avere le stesse opportunità degli uomini, ma forse imporlo per legge non è una mossa molto sensata, soprattutto perché non è che ci sia la fila in attesa e che ogni consorzio sia pronto per un passaggio così repentino, che nulla ha a che vedere con le necessità operative e programmatiche dello stesso. Ovviamente AICIG (Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche) e Federdoc non sono rimaste a guardare, il presidente dell’associazione delle Dop e Igp Giuseppe Liberatore ha subito espresso stupore e preoccupazione per un emendamento che non tiene conto in alcun modo della struttura e degli specifici ruoli che rivestono i consorzi di tutela: “La base sociale dei Consorzi è rappresentata da imprese i cui rappresentanti legali sono generalmente uomini. Di riflesso anche la composizione dei CdA dei Consorzi riflette tale dato di fatto e non si capisce la ragione nel voler imporre una parità di genere che sarebbe nei fatti impossibile avere, perché non esiste alla base sociale“, è quanto esprime il presidente.
Ora io non so fino a che punto ciò sia vero, di produttrici di vino ce ne sono molte, ma certamente non si può imporre dall’alto la composizione di un CdA senza tenere conto delle problematiche che questo comporta.
Dal lato suo la Mongiello fa notare che il suo emendamento è stato già alleggerito in corso d’opera e lancia una provocazione: “Vogliamo che le donne stiano solo a zappare la terra o a inscatolare pomodori, oppure che abbiano anche loro diritti e poteri decisionali? È un dato di fatto che le imprese gestite da donne viaggiano ad una velocità maggiore di quella degli uomini, così come è un dato di fatto che ci sono tantissime donne pronte ad entrare nei Cda. Liberatore cerchi bene“. E aggiunge: “Il testo dell’emendamento è stato depositato oltre una settimana fa e ci sarebbe stato tutto il tempo per poterne parlare. Adesso mi sembra una sterile polemica. Non mancano in Italia le donne imprenditrici, ma sono ancora pochissime quelle che si trovano all’interno delle stanze dei bottoni. Da Liberatore e da FederDoc mi sarei aspettata una reazione diversa: speravo che avessero promosso essi stessi la parità di genere. Le donne fanno parte del tessuto dell’imprenditoria, producono alcune delle eccellenze Made in Italy ed è giusto che entrino nei luoghi di comando. Ora mi appello al loro buonsenso“.
Dal canto suo Liberatore ribatte: “Pur rilevando nel mondo del vino una presenza femminile maggiore rispetto ad altri comparti, non è accettabile un’imposizione del genere dall’alto senza un confronto con i Consorzi stessi rappresentativi della base. Non è imponendo percentuali di genere nei CdA dei Consorzi che si afferma la presenza delle donne nel mondo dell’agricoltura e esprimiamo vivamente dubbio e stupore in merito alla ragione di tale provvedimento”.
Sinceramente faccio molta fatica a comprendere come, con tutti i problemi che il nostro Paese sta attraversando, si possa pensare di imporre con una norma la presenza, in percentuale, delle donne nei CdA dei consorzi. Come a dire: non è rilevante la qualità effettiva dei rappresentanti di un CdA ma il genere di appartenenza. Non sarebbe stato molto più corretto da parte della senatrice fare una serie di incontri con Aicig e Federdoc, per valutare insieme quali siano gli strumenti e le necessità per favorire una crescente partecipazione da parte femminile?
Le Donne del vino intervengo con un comunicato sulla “parità di genere” nei consorzi di tutela
L’Associazione Donne del Vino ha appreso della presentazione dell’emendamento sulla “Parità di genere” nei consorzi di tutela e esprime la propria soddisfazione nel veder riconosciuto il contributo di competenze e capacità delle donne nel settore agroalimentare e particolarmente nel vino.
Tuttavia l’associazione Donne del Vino unisce la sua voce a quella di AICIG e Federdoc auspicando una concertazione finalizzata alla modifica del provvedimento che lo renda più facilmente applicabile e aderente alle finalità dei consorzi stessi.
Una maggior presenza femminile può dare un decisivo apporto in tutto il comparto produttivo e in particolare nel segmento dove la produzione italiana è più debole e le donne hanno invece dimostrato di essere molto forti cioè nella comunicazione e nel marketing. Al fine di accrescere il numero di candidate donne ai consigli di amministrazione l’Associazione Donne del vino è pronta a organizzare corsi di formazione che diano competenze e soprattutto motivazioni alle future consigliere.
Secondo i dati Unioncamere 2015 le donne dirigono 835.367 imprese agroalimentari cioè il 28,1% del totale italiano. Le aziende agricole a conduzione femminile sono il 33% del totale (G.Benedetto and G.L.Corinto “The Role of Women in the Sustainability of the Wine Industry: Two Case Studies in Italy” 2015).
Roberto Giuliani


