Pinot Nero Nature Metodo Classico
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 04/2026
Tipologia: VSQ Nature
Vitigni: pinot nero 90%, chardonnay 10%
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: MONSUPELLO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 22 a 26 euro
Personalmente ho conosciuto la famiglia Boatti di Torricella Verzate, alias Monsupello, proprio grazie a questa iconica etichetta di Metodo Classico. Non alludo a tutti i premi vinti nel corso degli anni, che di sicuro male non fanno – quando arrivano dopo un lungo periodo di impegno – ma soprattutto perché circa una ventina d’anni fa, la tipologia Nature non è che brillasse di luce propria; ovvero, le poche aziende che eccellevano – in tal senso – si contavano sulle dita di una mano. La categoria oggi ha raggiunto un ampio numero di consensi, e di conseguenza anche in termini di qualità complessiva la media è cresciuta esponenzialmente – da nord a sud – tanto che i mercati la richiedono sempre di più. Monsupello, in tal senso, ha aperto una vera e propria breccia all’interno del territorio vitivinicolo dell’Oltrepò Pavese, e a distanza di tanti anni il VSQ Metodo Classico Nature Pinot Nero non si allontana – a parer mio s’intende – mai, e dico mai, dal proverbiale podio inerente alla suddetta categoria, raggiungendo spesso la medaglia d’oro.
Le uve vengono allevate nella prima fascia collinare dei comuni di Torricella Verzate, Oliva Gessi, Santa Maria della Versa e Pometo in provincia di Pavia, su terreni particolarmente calcarei e argillosi. I vigneti vengono gestiti dal 1993 con l’inerbimento permanente, per creare un più equilibrato rapporto chioma-radice della vite, per evitare l’erosione dei terreni declivi e per salvaguardare gli insetti utili del vigneto; per lo stesso motivo vengono utilizzati antiparassitari a basso impatto ambientale a seconda delle esigenze dell’annata. La vinificazione in bianco ha inizio con la pressatura soffice dell’uva intera, che porta alla separazione del mosto da raspi e vinacce; in contenitori diversi si separano il mosto fiore dal mosto di seconda pressatura. Il primo, dopo circa un giorno, viene fatto fermentare in vasche d’acciaio ad una temperatura controllata di 16°C. Dopo un periodo di affinamento, vengono assemblate le partite migliori e preparata la cuvée che subisce stabilizzazione proteica e tartarica ed una filtrazione. Le bottiglie vengono accatastate in cantina a rifermentare ad una temperatura costante di 15°C; l’affinamento di post-fermentazione sulle scorze di lievito dura almeno 36 mesi. Dosaggio: 3 g/l. Blend di uve pinot nero 90%, a saldo chardonnay.
Trama cromatica paglierino con riflessi oro antico, il vino mostra un perlage da manuale che fatica a svanire all’interno del calice. Timbro olfattivo piuttosto intenso, pur tuttavia mai sfacciato, offre un ventaglio di profumi freschi ed ammalianti che giocano a rincorrersi l’un l’altro: scorza di cedro, nocciola tostata, pane appena sfornato e timo limone, ivi compresa una lunga scia minerale che ricorda la pietra polverizzata e lo smalto; insomma, è impossibile non apprezzarne la complessità e soprattutto l’evoluzione all’interno del calice. Anche in bocca l’eleganza della bollicina mostra tutto il “sapere” della famiglia Boatti in tema di spumantizzazione, pur conservando un certo sprint che insegue l’acidità sferzante dell’agrume, regalando – dunque – un sorso di grande pulizia e finezza. Un vino lunghissimo, sapido, che accompagna egregiamente un buon piatto di linguine allo scoglio, appena macchiate dal pomodoro fresco. Cinque chiocciole strameritate.