Passito Luigi Viola Saracena 2021
Degustatore: Maurizio Taglioni
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 02/2026
Tipologia: IGT Calabria Passito
Vitigni: Guarnaccia bianca 50%, Malvasia 50% (base del mosto), Moscatello di Saracena e
Duraca di Saracena appassite fino al 25% delle uve da mosto
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: CANTINE VIOLA
Bottiglia: 500 ml
Prezzo medio: da 45 a 60 euro
Iniziamo col descrivere la vendemmia e la vinificazione di questo capolavoro, che non sono così conosciute, neanche tra gli addetti ai lavori. Nella prima fase, le uve Moscatello e Duraca vengono raccolte a fine agosto e fatte appassire appendendole grappolo per grappolo; nella seconda fase si vendemmiano (nell’ultima settimana di settembre) la Guarnaccia e la Malvasia, il cui mosto viene concentrato attraverso la bollitura; nella terza fase, al mosto concentrato si uniscono gli acini disidratati del Moscatello e della Duraca selezionati e schiacciati manualmente.
Ha inizio così una lunga fermentazione innescata dai lieviti autoctoni dell’uva appassita e una sua macerazione fino a sei mesi. Il vino così ottenuto trascorre 12 mesi in tini di acciaio e altri 12 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato.

Questo moscato passito si presenta nel calice con un colore ambra luminoso, quasi ramato nei riflessi contro luce, denso ma non opaco, con quella lucentezza che già promette concentrazione e una storia antica alle spalle.
Al naso è un’esplosione gentile del Mediterraneo essiccato: partono netti i fichi secchi maturi al sole, poi la confettura di pesche bianche ormai caramellate, un ricordo di gelso nero succoso e un filo di erbe aromatiche appassite. C’è una nota di mandorla tostata che arriva dopo, discreta ma persistente, insieme a un accenno di miele scuro e scorza candita d’arancia. Elegante, non stucchevole, con una pulizia che invita a tornare indietro a cercare altri dettagli.
In bocca è dolce, sì, ma mai stordente: la dolcezza è calda, avvolgente, sostenuta da una bella freschezza acida che impedisce al vino di appesantirsi. Caldo in alcol, ma equilibrato, quasi vellutato. Si distende lento sul palato con ritorni di fichi secchi, mandorla amara tostata, un ricordo di dattero e quella confettura di frutta matura che vira verso il caramello senza mai esagerare.
Il finale è lungo, lunghissimo, pulito: torna prepotente il fico secco, la mandorla tostata, una sfumatura di cannella lontana e una dolcezza che si spegne piano, lasciando la bocca invitata a un altro sorso. È uno di quei vini che chiamano alla ripetizione, non per golosità cieca ma per il piacere di ripercorrere quel viaggio tra frutto essiccato e calore del Sud.
Spettacolare interpretazione di un passito unico al mondo, che Luigi Viola e famiglia hanno contribuito a salvare e a far conoscere. Da meditazione, da fine pasto con pasticceria secca alle mandorle o semplicemente da sorseggiare da soli.