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Bertinga 2018

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: 
@@@@@

Data degustazione:
12/2025


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: sangiovese 50%, merlot 50%
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: BERTINGA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 44 a 48 euro


Torniamo a parlare di Bertinga, dopo circa due anni dal primo approfondimento.
Ci troviamo per l’esattezza in provincia di Siena, a Gaiole in Chianti, tra i comuni più vocati del noto distretto vitivinicolo denominato Chianti Classico. La suddetta cantina è una realtà piuttosto emergente del comprensorio, pur tuttavia ha le idee molto chiare. Il loro motto è: un territorio, due vitigni, tre vigneti e quattro vini. A mio avviso questa chiarezza fa già guadagnare punti, in un mondo – talvolta – inutilmente complicato.
I vigneti dell’azienda, oggi in regime di agricoltura biologica, poggiano su colline che arrivano a sfiorare anche gli 800 metri s.l.m. Tra i protagonisti troviamo Luca Vitiello ed Elisa Ascani, rispettivamente direttore commerciale e direttrice di produzione, coadiuvati dal costante impegno dall’agronomo David Picci. Ci troviamo al cospetto di una squadra ben affiatata, lo si evince dall’empatia dimostrata durante l’incontro. Il parco vigneti principale si trova in località Bertinga, ai piedi del borgo di Lecchi in Chianti; il toponimo fa riferimento agli insediamenti Longobardi risalenti al VI sec d.C. e probabilmente si riferisce ad un antico proprietario di nome “Berto”, da cui “Le Bertinghe” e più di recente “Bertinga”. L’azienda oggi conta poco meno di 20 ettari suddivisi in tre località: Bertinga, appunto, Vertine e Adine.
La vallata in questione è suddivisa in cinque parcelle storicamente di proprietà dalla nota azienda vitivinicola Castello di Ama, da cui sono state acquistate. Nel racconto di Luca Vitiello, inerente al territorio, ho rivisto gran parte della filosofia vitivinicola borgognona o piemontese. Alludo al concetto di zonazione e individuazione dei cosiddetti cru: terreni talmente complessi e preziosi in grado di plasmare i vini prodotti, e di conseguenza assumere peculiarità del tutto riconoscibili. I suoli sono di origine eocenica (50 milioni di anni fa) con sedimenti superficiali, e medio-superficiali, a prevalente composizione calcarea e a tratti argillosa. La matrice risulta chiara: un insieme di marne, calcare, suoli compatti, duri, pesanti e “freddi” oserei dire. Peculiarità che donano al sangiovese, e al merlot, tratti alquanto aristocratici, austeri, dove la freschezza e la sapidità vanno in tandem; da tutto ciò deriva una longevità ragguardevole. Gli appezzamenti rivolti a nord contengono più argilla, da queste parti l’uva merlot ha trovato il suo habitat ideale.
Arriviamo dunque al Toscana Bertinga 2018 – definito dagli stessi titolari il portabandiera dell’azienda –prodotto mediante uve sangiovese e merlot (in egual misura) allevate all’interno dall’omonimo vigneto.
L’annata 2018 a Gaiole in Chianti è stata indubbiamente complessa, con un inizio abbastanza umido ma con temperature estive nella media e un finale di stagione asciutto e caldo che ha favorito una buona maturazione delle uve. La raccolta è avvenuta a mano in cassette da 10 Kg ed i grappoli sono stati selezionati manualmente sul tavolo di cernita. Le uve di ciascuna varietà sono state vinificate separatamente e la fermentazione si è svolta in tini di acciaio e vasche di cemento. L’affinamento ha avuto luogo in tonneaux di rovere austriaco e barriques di rovere francese per una durata di circa 18 mesi, seguita da altrettanti mesi in bottiglia prima della commercializzazione.
Trama rubino con unghia porpora di grande intensità e media trasparenza; colpisce indubbiamente l’estratto. Trascorsi 10-15 minuti dalla mescita è il ricordo di susina nera matura ad aver la meglio sul comparto di spezie dolci, liquirizia e caucciù. È un vino che richiede tempo, pazienza, ed infatti dopo altri 15 minuti accade l’esatto opposto: il frutto si fa da parte ed emergono suggestioni di humus, terriccio bagnato, macchia mediterranea (lentisco e ginepro), financo balsamiche (eucalipto). In bocca sorprende per l’equilibrio intrinseco, dato in parte dalla morbidezza intervallata da guizzi sapidi – ed acidi – ben connessi tra loro. Un vino lungo, penetrante e dal tannino vispo pur tuttavia dolce. Cinque chiocciole conquistate soprattutto per la digeribilità e l’assenza d’alcol percepito. Bravi davvero. In quanto all’abbinamento abbiamo optato per un piatto classico della cucina toscana, ovvero il peposo, accompagnato da purè di patate.

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