Rosso Aspis 2024
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 06/2025
Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: syrah 87%, Merlot 8%, Montepulciano 5%
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: TENIMENTI LEONE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 17 a 21 euro
Vino BIO: sì
Non fa eccezione il terzo vino che vi presento di Tenimenti Leone, l’Aspis 2024, anche il rosso di casa Veronesi viene vinificato solo in acciaio, non prevedendo alcun passaggio in legno o in altri contenitori, utilizzo che immagino sarà destinato alle future riserve.
L’Aspis è composto principalmente da uve syrah, con un piccolo contributo di merlot e montepulciano. Le vendemmie sono avvenute, ovviamente, in fasi diverse, per assicurarsi la migliore maturità tecnologica e fenolica delle uve. Per tutte si è svolta la diraspatura e poi la fermentazione a temperatura controllata di 26 °C per circa 10 giorni con l’impiego di lieviti selezionati; a fine fermentazione alcolica, si è svolta quella malolattica. Successivamente il vino ottenuto è stato affinato per 6 mesi in vasche
di acciaio inox sulle fecce fini.

Se i due bianchi che vi ho raccontato, ovvero il Caliga e il Vulc Num, rappresentano molto bene i tratti peculiari di questi suoli di origine vulcanica, l’Aspis non è da meno, ma lo fa con le caratteristiche che gli sono proprie, sorprendendo per l’accento gioioso, invitante, tutt’altro che frequente nei rossi di queste zone. È un vino comunicativo, chiaro, diretto, di una limpidezza espressiva quasi emozionante. Del syrah esprime il lato più fruttato, gustosissimo, con qualche cenno speziato dove il pepe fa sempre capoccella, ma con grande garbo, è un altro di quei casi in cui il termine “digeribile” trova un senso, proprio in questa scioltezza con cui si dona, difficile non berne ancora; anche in una fase torrida come quella che stiamo attraversando, basta servirlo attorno ai 14 gradi e va giù a meraviglia, lasciando una bocca fresca e sapida, con una bella salivazione che chiama il cibo. Anche se andiamo fuori zona, lo consiglierei con un “Timballo alla Bonifacio VIII”, piatto della tradizione anagnina, composto da uno sformato di fettuccine con ragù (a base di interiora, pomodoro e funghi tritati) e polpette (di vitello, con uovo, mollica di pane, salsiccia e prosciutto tritato). Una goduria doppia!