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Custoza Superiore Bonomo Sexaginta 2020

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione:
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Data degustazione:
05/2025


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: garganega, trebbiano toscano, cortese
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: MONTE DEL FRÀ
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 33 a 38 euro


La voglia di sperimentare, di spingere sempre più in alto l’asticella – come fa un atleta di salto in alto – è forse la metafora che rappresenta meglio lo spirito della famiglia Bonomo, fondatrice e proprietaria della cantina Monte del Frà dal 1958. L’amore per il Custoza poi è un mondo a parte, una gara olimpica che Massimo, Eligio e Claudio, affiancati dai nipoti Marica, Silvia e Massimo – gli attuali titolari dell’azienda di Sommacampagna (VR) – intendono gareggiare, ogni anno, per conquistare il podio e ambire alla tanto agognata medaglia d’oro. L’ambizione di cui parlo, motivata da uno studio capillare del territorio vitivinicolo veronese, ha spinto i nostri protagonisti a immettere sul mercato il Custoza Superiore Bonomo Sexaginta. Trattasi di un cru composto da uve garganega, cortese e trebbiano toscano – allevate a guyot – nato nel 2018 per celebrare le sessanta vendemmie della famiglia Bonomo e da allora prodotto esclusivamente nelle migliori annate. – Il Sexaginta è il vino della lungimiranza e della sperimentazione – racconta Marica – da assaporare anche tra dieci anni. Il profondo amore per il territorio, la mineralità e l’utilizzo sapiente dei legni donano a questo Custoza Superiore grande fascino e longevità – Abbiamo avuto modo di conoscerla circa un anno e mezzo fa, durante una doppia verticale dedicata ai due vini di punta prodotti dell’azienda: Custoza Superiore Cà del Magro e all’Amarone della Valpolicella Classico Tenuta Lena di Mezzo. Ventuno referenze in tutto.
Il cru in questione è situato sui dolci rilevi di Sommacampagna a sud est del Lago di Garda. Le colline si trovano a 100/150 s.l.m. e la vite alberga su terreni di origine morenica con terreno calcareo, argilloso e ghiaioso. La vendemmia viene svolta solitamente in un periodo compreso tra settembre e la prima metà di ottobre. Il mosto, derivato delle uve raccolte, viene decantato e poi fermentato per una prima parte in acciaio e successivamente in tonneaux di 500 litri, dove svolge anche la fermentazione malolattica. L’intero processo di fermentazione alcolica e il successivo affinamento, che si estende per oltre un anno, avviene in presenza di lisi del lievito (fecce fini) e regolari bâtonnage. A seguire avviene l’assemblaggio in un serbatoio d’acciaio inox per armonizzare la carica sensoriale delle uve. A due anni dalla vendemmia, in primavera, il vino viene messo in bottiglia dove riposa per altri sei mesi.
Osservando il vino in controluce, il bagliore è notevole, la tonalità giallo oro intenso ammalia lo sguardo; anche l’estratto è significativo, me ne accorgo facendolo roteare all’interno del calice.
Il timbro olfattivo è ricco di suggestioni dolci ma al contempo vive, cangianti. La parta fruttata è la prima a conquistare la scena: nespola, albicocca, scorza di cedro candito, affiancati da un “coltre” floreale fresca e suadente che sa di acacia e biancospino; con lenta ossigenazione note d’incenso, miele millefiori e pepe bianco. Un’evoluzione straordinaria anche, o forse soprattutto, a 24 ore dalla mescita.
Ne assaggio un sorso e ritrovo un vino che mostra subito il potenziale del cru in questione. Alludo ad una sapidità strabordante, estrema coerenza di sentori e una freschezza percepibile, pur tuttavia ancora in leggero ritardo rispetto alle altre sensazioni; quest’ultime legate soprattutto ad un’idea di pienezza gustativa. Ha solo bisogno di tempo, il lungo riposo favorirà lo scambio tre questi elementi, anche perché stiamo parlando di un’annata che sta regalando grandi soddisfazioni. Quattro chiocciole ad un passo dalla quinta. Tortino di funghi porcini con uovo in camicia e scaglie di tartufo bianco.

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