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AMARACMAND

Logo AmaracmandIndirizzo: Via Provinciale Sorrivoli,30 – 47020 Roncofreddo (FC)
Tel.: +39 0547 326277
Cell: +39 339 2437627
Sito: www.amaracmand.com
Email: info@amaracmand.com
Azienda BIO:


laVINIum – 04/2025

Amaracmand, ovvero “mi raccomando” in dialetto romagnolo, è quello che era solita dire la nonna a Marco Vianello, contitolare dell’azienda nata nel 2012 in frazione Sorrivoli di Roncofreddo (FC). Sì, quando era ragazzo, come spesso accade, la nonna si preoccupava per lui quando doveva uscire, così gli ripeteva “amaracmand fa e brev!”.

Tiziana Matteucci e Marco Vianello
Tiziana Matteucci e Marco Vianello

Ma facciamo un passo indietro, quel 2012 non si poteva dimenticare, durante l’inverno a Villagrande di Montecopiolo (RN), a 1000 metri di altitudine, dove abita Marco, ci fu una nevicata storica che portò ben 4 metri di neve isolando l’intera zona per una settimana. Anche a Sorrivoli, un’ora abbondante più a nord, ci fu la stessa nevicata a soli 400 metri di altitudine, dove Marco frequentava spesso una vecchia osteria dove gli anziani del posto avevano l’abitudine di giocare a carte. Marco partecipava volentieri e rimaneva affascinato dai loro racconti di gioventù, spesso legati alla guerra; fu proprio lì, a Sorrivoli, che conobbe sua moglie Tiziana, con la quale condivide l’avventura di Amaracmand.

Nido tra le piante
Nido tra le piante

Quando in primavera si sciolse la neve, Marco tornò a trovare quegli amici anziani e seppe da uno di loro che la cantina vitivinicola “La Centenara”, a causa dei debiti del proprietario dovuti anche alla pesante nevicata, era in grave crisi, infatti le banche stavano mettendo tutto all’asta compresa la sua casa. Fu a quel punto che Marco si fece avanti, proponendo al proprietario di vendergli la cantina in modo che potesse salvare la casa da sicura cessione. Fu così che nacque Amaracmand, con l’intendo di lasciare a suo figlio Gioele qualcosa da tramandare alle generazioni successive.
Erano poco più di 6 ettari di vigneto e la cantina era messa veramente male. Così Marco, insieme a suo zio e suo cugino, si dettero da fare per sistemare prima il vigneto, eliminando le fallanze e cercando di salvare tutto ciò da cui era ancora possibile ottenere qualcosa, mentre in cantina si adoperarono per renderla utilizzabile per la nuova, tutta da scoprire, avventura.

La cernita delle uve
La cernita delle uve

Sei anni dopo lo zio venne a mancare, ma ormai la passione aveva coinvolto Marco e suo cugino, così decisero di continuare l’avventura.
Durante quel periodo fecero molta esperienza, con l’aiuto di un enologo e un agronomo riuscirono a rendere tutto più funzionale ed efficiente. Ma l’avventura non era finita, infatti un giorno, lungo la strada di casa, poco distante dalla cantina, Marco notò un cartello con la scritta “vendesi” davanti a una fitta selva piena di rovi, si addentrò e si rese conto che quel terreno di quasi 8 ettari aveva le caratteristiche giuste per ampliare il vigneto e la cantina.
Un terreno incontaminato che non avrebbe creato alcun problema al lavoro già fatto in vigna e nella vecchia cantina nata nel 1985 e già biologica.

La cernita delle uve

Era giunto, però, il momento di rivedere completamente la vecchia cantina, così Marco contattò l’architetto Fiorenzo Valbonesi, esperto di progettazioni di cantine, e ben presto iniziarono i lavori di ristrutturazione.
Nel frattempo il noto enologo orvietano Maurilio Chioccia e l’agronomo Prof. Paliotti dell’Università di Perugia si appassionano al progetto e decidono di collaborare. Come a volte accade in terreni che hanno una storia antica, in quello appena acquistato Marco ha trovato un vecchio vigneto di sangiovese e albana, una straordinaria opportunità per fare un lavoro di selezione massale da vitigni che avevano tutte le caratteristiche di poter dare grandi cose. Infine è stato assolutamente fondamentale lo studio dei lieviti indigeni presenti nei vigneti da parte del prof. Cardinali, che ha consentito di selezionare e replicare quelli considerati idonei nelle vinificazioni.
La cantina è stata terminata nel 2020 e dall’anno successivo è iniziato finalmente il lavoro di vinificazione all’insegna della massima qualità.

Il vigneto storico prima e dopo
Il vigneto storico prima e dopo

Marco e Tiziana hanno preferito utilizzare per i loro vini la denominazione IGT Rubicone, piuttosto che una delle tante DOC romagnole, per una serie di ragioni. Questo fiume romagnolo ha un’enorme fama, si sviluppa tra le città di Cesena e Rimini, dall’Appennino tosco-emiliano scende fino all’Adriatico, in epoca romana segnò per un periodo (epoca tardo-repubblicana, tra il 59 a.C. e il 42 a.C.) il confine tra l’Italia, considerata parte integrante del territorio di Roma, e la provincia della Gallia Cisalpina, fu proprio Giulio Cesare a stabilire che nessun magistrato a capo di un esercito avrebbe potuto attraversarlo senza l’autorizzazione del Senato. Quando Cesare divenne imperatore romano, fu proprio lui a iniziare la discesa su Roma percorrendolo, per poi dare inizio alla guerra civile contro Pompeo.

Le uve rosse

Ancora oggi l’espressione “passare il Rubicone” è collegata nel linguaggio comune a un gesto risolutivo che segna la chiusura di un’epoca o di un modo di essere da quello seguente. Un modo di dire che ha trovato ampio spazio a livello internazionale grazie a citazioni di grandi artisti come Mick Jagger, Bob Dylan (ricordate la canzone “Crossing the Rubicon”?), i Tangerine Dream (che fecero un album intitolato proprio “Rubicon”).
Ma un’altra delle ragioni di questa scelta, è che secondo i Vianello nel disciplinare di produzione le norme non sono indirizzate verso un percorso di qualità che per loro è la base di tutto il lavoro, il Rubicone in qualche modo rappresenta la loro scelta di puntare a una produzione viticola ed enologica nel segno del rispetto della natura, del futuro della terra.

Le uve bianche

Oggi i vigneti occupano una superficie di circa 10 ettari e sono così suddivisi in base ai vini prodotti:
Madame Titì: 4 ettari, suolo composto da argille blu, tufo e sabbia; altitudine media 265 metri s.l.m., impiantato nel 1964 ha visto successivi impianti nel 1998 e nel 2014; le uve allevate sono 85% bombino bianco (2014), 5% grechetto gentile (1998 – 2014), 3% Albana (1964) e 7% trebbiano della fiamma (1998), così è detto il trebbiano romagnolo; la densità d’impianto media è di 2500 ceppi/Ha, allevamento a Guyot e Doppio Capovolto.
Perimea: un solo ettaro, stessa composizione di suolo, stessa altitudine, solo sangiovese impiantato nel 2002, stessa densità, metodo di allevamento a cordone speronato.
Imperfetto: 5 ettari, suolo con argille blu, medio impasto e arenarie; stessa altitudine, anni di impianto 1964-1998-2002-2014; varietà coltivate sangiovese 85% (1964, 2002, 2013), cabernet sauvignon 5% (2014), cabernet franc 5% (2014), syrah 3% (2014) e Alicante 2% (2014); densità media 300 ceppi/Ha e allevamento a Guyot.

Roberto Giuliani

Vini degustatiAnnataPrezzoVoto
Sangiovese Perimea2023da 18 a 22 euro@@@@
Madame Titì Spumante Brut Nature2022da 14 a 18 euro@@@
Sangiovese Imperfetto2022da 26 a 32 euro@@@@@

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