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Friuli Colli Orientali Schioppettino Myò 2019

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2024


TipologiaDOC Rosso
Vitigni: schioppettino
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: ZORZETTIG
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 22 a 26 euro


Continuiamo il racconto dedicato alla azienda vitivinicola di Annalisa Zorzettig, di Cividale del Friuli (UD), mediante un altro vitigno autoctono friulano in grado di mostrare il potenziale della fascia pedecollinare dei Colli di Spessa e Novacuzzo, ovvero il cuore dei Colli Orientali del Friuli; gli stessi che danno il nome alla Doc istituita nel 1970.
La cultivar in questione possiede un nome alquanto curioso, ovvero schioppettino, le cui origini risalgono al medioevo. Anche chiamato ribolla nera, alcuni sostengono che tale appellativo derivi dalla consistenza croccante dei suoi acini, ma anche al fatto che l’estrema acidità dell’uva – soprattutto tanti anni fa – causava rifermentazioni indesiderate in grado di far esplodere la bottiglia. Assieme al refosco dal peduncolo rosso, lo schioppettino, mantiene alta la bandiera dei vini rossi friulani, e nonostante gli anni Settanta furano teatro di un lento declino causato dalle classiche malattie della vite (oidio e fillossera), la musica negli ultimi anni è nettamente cambiata. Sempre più produttori riconoscono le sue potenzialità e lo vinificano in purezza, soprattutto nei Colli Orientali del Friuli considerata da sempre la sua patria d’elezione.
Il grappolo risulta piuttosto grosso, a forma cilindrica e mediamente compatto e allungato, con sostenute percentuali di pruina e un colore profondo, scuro e prevalentemente violaceo. Il Myò 2019 di Zorzettig, prodotto mediante uve schioppettino in purezza da vigneti che hanno trent’anni, deve gran parte delle sue peculiarità al terreno dove viene allevato, ovvero la classica ponca dei Colli Orientali formata da marne e arenarie disgregate di origine eocenica. Quest’ultime donano sapidità e profondità al vino, oltre a doti di longevità; si parla addirittura di vent’anni dall’anno di vendemmia. Opportunamente conservato in cantina s’intende. La vendemmia, effettuata a mano durante i primi giorni di ottobre, anticipa come sempre la vinificazione in cantina. Dunque fermentazione in acciaio e macerazione sulle bucce di 18-20 giorni effettuata prima della svinatura, con rimontaggi quotidiani. Il vino affina 18 mesi: 1/3 in barrique, 1/3 in tonneaux di rovere francese e 1/3 in grandi botti di rovere di Slavonia. Dopo l’assemblaggio riposa altri 6 mesi in bottiglia prima della messa in vendita.
Si presenta ai miei occhi in veste rubino intenso, profondo e alquanto impenetrabile; la consistenza non passa inosservata. Dapprima ricolmo di sentori fruttati che fanno pensare ai frutti di bosco, mora e mirtillo nero in primis, acquista complessità mediante l’ossigenazione. Ritrovo nell’ordine: pepe nero, liquirizia, grafite e una traccia balsamica fresca e stimolante.
In bocca avverto una certa morbidezza derivata in parte dal tannino dolce e rifinito, e in parte dal frutto opportunamente maturo. La freschezza intrinseca deterge il quadro gustativo altresì costituito da una vibrante vena sapida, quest’ultima mostra la stoffa del territorio e assicura al vino la giusta persistenza. Polenta con spezzatino di manzo e funghi cardonelli.

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