Statistiche web
Notizie e attualitaStorie di cantine, uomini e luoghi

Pasquale Forte, il perfezionista con sentimento

Pasquale Forte con l'enologo Cristian Cattaneo
Pasquale Forte con l’enologo Cristian Cattaneo

L’incontro con Pasquale Forte, il 19 giugno scorso nella sua azienda di Castiglione d’Orcia, è stato per me illuminante, almeno quanto i suoi vini. Erano 16 anni che non tornavo in questa eccellente realtà, ricordo che in quel 2008 tutta l’equipe di Forte era coinvolta nel monitorare e gestire ogni fase della creazione, dal biologico si stava entrando nel biodinamico con visione assolutamente razionale e scientifica, il compost veniva controllato costantemente e ne venivano studiate le trasformazioni, i batteri, le forme di vita. In cantina ogni barrique aveva il proprio sistema di controllo computerizzato con tanto di personal computer dedicato. Allora Pasquale Forte non era potuto venire, così ho concentrato la mia attenzione sui vini, sul risultato di tanto impegno e di una così capillare tecnologia. Ebbi la sensazione che quei vini, per quanto vicini a un’ideale perfezione, fossero “vittime” dell’epoca, di un’internazionalizzazione che in quegli anni spingeva ancora e condizionava non pochi mercati. Vini buonissimi, dicevo, ma a mio avviso mancava qualcosa, il lavoro umano aveva forse un po’ troppo indirizzato il loro linguaggio, il progetto razionalizzava i prodotti mostrandone le notevoli peculiarità ma con un accento che a me sembrava limitarne la sincerità espressiva e territoriale.

Podere Forte

Per dissipare le mie perplessità e verificare cosa è cambiato in azienda, ho accolto con grande piacere l’invito da parte di Riccardo Gabriele (Pr Comunicare il Vino) di tornare a farle visita. Arrivato a Grosseto, sono stato “rapito” da Alice Romiti, con la quale ho piacevolmente condiviso il tragitto e la visita, accolti dall’enologo Cristian Cattaneo, che è stato davvero illuminante nel raccontare la storia di Podere Forte, entrando nel dettaglio dalla vigna alla cantina e illustrando tutti i processi tecnologici che hanno portato l’azienda ai risultati odierni.
Pasquale Forte, nato nel 1948 a Limbadi in provincia di Vibo Valentia, non è una persona qualsiasi, la sua storia si concretizza in alta Brianza a Orsenigo (CO), quando, da sempre appassionato di elettronica, nel 1972 fonda la Eldor Corporation, una vera e propria fucina di idee che nasce in un garage dove si realizzano componenti per radio e televisori (sua l’idea di produrre radio da integrare nelle testiere dei letti), per poi specializzarsi nel settore automotive e divenirne leader internazionale. A lui si devono molte soluzioni innovative in campo elettronico che hanno contribuito ai successi della Ferrari in F1.

Podere Forte
Panoramica sulla Val d’Orcia

Questo è solo uno dei molteplici aspetti di Pasquale Forte, infatti se da una parte, essendo ingegnere, ha perseguito questo fondamentale percorso di successo, dall’altra è sempre stato legato all’agricoltura e al mondo del vino (alla fine del ‘700 il suo trisavolo Pantaleone Forte era un importante esponente della civiltà contadina), tanto da essere diventato anche enologo.
Era, quindi, inevitabile che prima o poi “tornasse alle origini” e questo è accaduto quando è arrivato nel 1997 a Podere Petrucci nel cuore della Val d’Orcia, il fascino di quel luogo lo convinse a dare vita all’attuale Podere Forte, ma con una visione allora già ben definita: realizzare un perfetto ecosistema, dove uomo, piante e animali potessero coesistere in armonia. Per questo motivo arrivare a Rudolf Steiner era per lui inevitabile, la tecnologia non ha mai sovrastato i principi su cui Forte ha fondato la sua attività ma ne è diventata elemento complementare e utilissimo per concretizzare il suo sogno nel migliore modo possibile. Questa visione si riassume in una frase dello stesso Forte: “Lavoriamo i campi come 2000 anni fa e in cantina siamo 200 anni avanti”.

Podere Forte - Vigna Anfiteatro
Vigna Anfiteatro

Siamo in uno dei luoghi più affascinanti della Toscana, la Val d’Orcia, 500 ettari di proprietà in località Petrucci, dove con il suo staff ha potuto operare in bio (certificato dal 2005) in assoluta tranquillità, senza contaminazioni territoriali. Non solo vino ma agricoltura a tutto tondo: olio, grano Senatore Cappelli, ortaggi, frutteti, allevamento di suini di razza Cinta senese che si nutrono di ghiande e castagne dai boschi circostanti, vacche Chianina, pecore Suffolk e varie specie di animali da cortile nutriti con foraggio e semi di origine biodinamica, infine produzione di miele da api i cui alveari risiedono in un giardino botanico appositamente ideato.

L'arte a Podere Forte
L’arte a Podere Forte

L’uliveto occupa un’area di 26 ettari, mentre il vigneto raggiunge circa 24 ettari, dimensioni che consentono una gestione capillare e attenta, qui l’ecosistema della Val d’Orcia aiuta non poco nel percorso biologico e biodinamico, anche le annate difficili come la 2023 sono più gestibili che in altri contesti.
Il suolo è prevalentemente calcareo, a base calco-scisto con scaglie verticali che consentono alle radici delle piante di penetrare in profondità per trovare acqua e minerali necessari ai loro equilibri. Nelle parti più basse ci sono argille e sabbie con notevole presenza di conchiglie, a testimonianza dell’antica presenza marina in questa zona.

Podere Forte grappoli

Alcune vigne prendono il nome dagli alberi selvatici che erano presenti, come Vigna Ciliegio, Vigna Melo, Vigna Orniello, altre dalla loro collocazione fisica come Vigna Anfiteatro e Vigna Bassa.
La cantina è stata progettata su 5 livelli di cui solo 2 sono sopra la superficie, grazie a specifici pozzetti i flussi avvengono tutti per gravità, limitando in gran parte l’uso di pompe meccaniche e gli stress meccanici.

Podere Forte vigne

Il cuore di tutto il lavoro produttivo è il laboratorio interno, attivo tutto l’anno, che consente di seguire tutte le fasi del processo produttivo, dall’analisi dell’uva per stabilire il momento ottimale per la vendemmia, al controllo delle fermentazioni (spontanee), al controllo analitico attraverso l’uso della cristallizzazione sensibile (tecnica che mostra la “carica vitale” delle materie prime, che si esprime attraverso specifiche forme, nessuna uguale all’altra, che permettono di comprendere quanto la biodinamica incide sul loro sviluppo, una specie di controllo di qualità per immagini. La cristallizzazione sensibile ha uno spettro d’azione molto ampio, si può fare sui suoli, sulle foglie, sui prodotti in affinamento, sui vini, l’interpretazione è squisitamente visiva, non ci sono parametri come il ph o altro, l’analisi chimico-fisica viene effettuata con gli strumenti classici) e della cromatografia circolare, ottima per comprendere lo stato di salute dei suoli, dei microrganismi che li popolano (edafon), per verificare la sostanza organica attiva e quanto le lavorazioni abbiano influito positivamente sul miglioramento e mantenimento della struttura di quello specifico terreno.

Podere Forte vigne

A Podere Forte non si lascia nulla al caso, infatti per i vini è stata studiata e realizzata la “Bottiglia Forte”, molto leggera, con etichette in carta 100% riciclabile e una forma che riprende la sezione aurea o “proporzione divina”, che in matematica e nelle arti figurative indica i rapporti in cui si fonda l’armonia della natura, con una spalla che richiama l’arco la cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze.
La visita in azienda mi ha consentito di comprendere l’immenso lavoro che c’è dietro ai vini che vengono prodotti, ma anche che questi anni sono serviti per assecondare e favorire le loro caratteristiche più profonde. E in effetti i vini che ho assaggiato hanno mostrato una qualità davvero eccellente, ma soprattutto una naturalezza espressiva che mi ha letteralmente incantato, eliminando totalmente i miei timori che tanta tecnologia finisse per renderli vini perfetti ma senz’anima.


LA DEGUSTAZIONE


Podere Forte vini

Orcia Doc Rocca d’Orcia Villaggio 2022
Prima annata prodotta 2018. Sangiovese 100% da vigneti dedicati (a base calcoscisto con forte presenza di argilla) e più giovani, allevati ad alberello in parete, con densità che vanno dai 6250 ai 7800 ceppi per ettaro; vendemmia in cassette da 15 kg, selezione manuale dei grappoli sani e ulteriore controllo, acino per acino, con selezionatore ottico italiano.
Fermentazione spontanea in tino di rovere francese, malolattica sempre in rovere francese dove si svolge anche l’affinamento per 14-16 mesi, poi 8 mesi in bottiglia.
Nel calice mostra un bel colore rubino luminoso, nette sensazioni di ciliegia e visciola, cenni agrumati in un contesto che irradia freschezza e brio; speculare la sensazione al palato, dove mostra un tannino calibratissimo e una sapidità stimolante, vino che conquista per piacevolezza e digeribilità.

Podere Forte calici

Orcia Doc Petruccino 2021
Prima annata 2002, sangiovese in purezza (fino al 2016 era in blend con uve internazionali, principalmente merlot), il processo di vinificazione è lo stesso, ma proviene da una selezione di due vigneti di 20 e 10 anni con specifiche caratteristiche di suolo, dove il calcoscisto gioca un ruolo fondamentale con argille e sabbie.
La tonalità olfattiva è peculiare, emergono meglio la componente floreale ed effluvi di erbe aromatiche, piacevoli venature balsamiche; al gusto il tannino è più incisivo ma di grana finissima, si sente ma non ferisce, affiorano richiami agrumati, c’è profondità e la sensazione di un rosso che è molto meno “ino” di quello che il nome lascerebbe supporre.

Podere Forte bottaia

Orcia Doc Petrucci Anfiteatro 2018
Partito nel 2000 semplicemente come Petrucci, dal 2015 si è scisso in due vigne diverse, Melo (2015) e Anfiteatro (2016), naturale processo evolutivo dovuto anche alla maggiore età delle piante, che favorisce una più spiccata personalità nei vini ed esalta le differenze tra i due vigneti.
Anche in questo caso si tratta di sangiovese in purezza, in vigna siamo alla massima densità per ettaro utilizzata in azienda, 7800 ceppi, il suolo si contraddistingue per una maggiore presenza di argille nei primi 30 cm di profondità.
In cantina il contatto con le bucce in fase fermentativa dura oltre un mese, l’affinamento in rovere francese sfiora i due anni, altrettanti trascorrono in bottiglia.
Sin dai profumi percepisci di avere di fronte un grande sangiovese, spiccatamente minerale, agrumato, complesso ed elegantissimo; bocca che gioca tutta sulla finezza e del sangiovese prende i tratti migliori in un contesto di straordinario equilibrio, la sensazione tattile è evidente, così come la vena sapida e la balsamicità naturale, davvero un gran vino.

Podere Forte bottaia

Orcia Doc Petrucci Melo 2018
Dal vigneto più piccolo – meno di un ettaro, con l’Anfiteatro è anche il più elevato visto che supera abbondantemente i 500 metri s.l.m. – emerge questo sangiovese splendido, meno pronto del precedente per via di una spalla più importante, che si intuisce già dal colore più profondo e fitto (ma mai impenetrabile). In vinificazione la permanenza a contatto con le bucce arriva a 35 giorni, segno ulteriore che la materia con cui abbiamo a che fare è in grado di “reggere botta” senza difficoltà.
Al naso torna la florealità del sangiovese, accompagnata da una scia agrumata (peraltro presente in quasi tutti i vini) e da erbe aromatiche; l’assaggio rivela un tannino di notevole finezza e nerbo, una struttura giusta e una balsamicità rinfrescante, si sente che è solo all’inizio di un lungo percorso, nel quale emergerà in tutto il suo splendore.

Podere Forte botte in cemento

Toscana IGT Guardiavigna Orniello 2019
Se da una parte c’è il sangiovese che simboleggia il territorio toscano per eccellenza, dall’altra c’è la passione di Pasquale Forte per il cabernet franc, che dal 2016 si esprime in purezza in questo vino (dal 2017 proveniente esclusivamente dalla vigna Orniello).
Personalmente ho sempre creduto che questa varietà girondina fosse stata per troppo tempo sottovalutata rispetto al più diffuso cabernet sauvignon, probabilmente perché per esprimersi ha bisogno di condizioni di terreno e clima più congeniali e di un’attenzione maggiore al momento giusto per la vendemmia, ma anche per la sua sensibilità alla peronospora, all’oidio, al marciume acido, alla botrite, al disseccamento del rachide e alla carenza di potassio. Vengono però in soccorso le selezioni clonali, i giusti portinnesti, il microclima ideale, il tipo di suolo (l’argilla e il calcare non le dispiacciono affatto) e… l’esperienza!
Insomma, se sai con cosa hai a che fare puoi realizzare un grande cabernet, e il Guardavigna lo è senza discussione.
Come per il Melo, fermenta a contatto con le bucce per 35 giorni, poi affina in tonneau e barrique per 18-20 mesi, cui seguono circa 2 anni in bottiglia.
Profuma di mora, prugna, marasca, menta, macchia mediterranea, vegetale maturo che ricorda il peperone crusco, anche qui un afflato agrumato e una speziatura finissima.
Al palato richiama ancora il frutto maturo e la macchia mediterranea, un tannino praticamente perfetto, integrato, per nulla aggressivo, tutto all’insegna dell’eleganza, profondo e lunghissimo il finale.

Pasquale Forte
Pasquale Forte

LA CHIOSA
Come avevo scritto all’inizio di questo inevitabilmente lungo racconto, ho finalmente conosciuto l’artefice di tutta questa meraviglia, l’ingegner Forte, il cui sguardo mi ha davvero colpito, perché esprimeva una grande intelligenza e forza di carattere, ma anche un lato umano e una sensibilità altrettanto importanti. A volte si dice, giustamente, che bisognerebbe guardare più attentamente chi si ha di fronte, isolarlo dal linguaggio verbale che può rappresentare una distrazione, e concentrarsi sui particolari, sull’atteggiamento corporeo e sullo sguardo. È quello che ho fatto, ed ho avuto conferma che a Podere Forte non c’è solo tecnologia e sperimentazione, ma anche un legame profondo con il creato, no, non in senso strettamente religioso, ma su un piano molto più intimo, interiore, per certi aspetti imperscrutabile ma profondamente vero.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio