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Limito, il vigneto labirinto più grande al mondo, a due passi da Roma

Limito, vigneto labirinto, Carpineti

Non è un gioco, sebbene per certi aspetti ne abbia le caratteristiche, ma Limito è un progetto fortemente voluto da Paolo Carpineti, pensato durante il lockdown pandemico e sviluppato nel corso degli anni, che mira alla valorizzazione di un territorio incontaminato racchiuso tra i comuni di Bassiano, Sezze e Sermoneta, tutti in provincia di Latina, e collocato su un altopiano a 500 metri di altitudine, tra boschi, laghetti e vigneti facente parte della Tenuta Antoniana, oltre 460 ettari di territorio acquistati dalla famiglia Carpineti nel 2016.
Già, vigneti, in un luogo dove non passa nessuna denominazione di origine, non a caso nel raggio di numerosi chilometri non se ne vedono altri.

Tenuta Antoniana laghetto

Ma facciamo un passo indietro. L’azienda di Marco Carpineti, papà di Paolo, nasce nel 1986, quando eredita dai propri antenati un pergolato d’uva sulla via Francigena a sud di Roma.
Da lì inizia l’avventura di Marco, che porta alla luce tre varietà antiche locali, una bianca, il bellone e due rosse, il greco moro e il nero buono. Il greco moro era una varietà quasi scomparsa, mentre il nero buono è storicamente presente nell’areale attorno al comune di Cori, dove Marco realizza la sua prima tenuta, Capolemole.

Paolo Carpineti
Paolo Carpineti

Fin dall’inizio lavora in biologico, tanto da essere stato uno dei primi in Italia ad ottenere la certificazione, nella sua visione la sostenibilità ambientale è sempre stata fondamentale, molto prima che questa divenisse il leit motiv con cui tutti si devono confrontare. A Capolemole nascerà il primo rosso di casa Carpineti, il Dithyrambus da uve nero buono e montepulciano.

Altalena Otium Carpineti
L’altalena denominata “Otium”, a indicare un momento di relax in questa oasi di pace

Nel 2006 realizza la Tenuta di Pezze di Ninfa, situata in prossimità della Via Francigena a ridosso delle rovine del borgo medievale scomparso dove oggi si trova il famoso Giardino di Ninfa della famiglia Caetani.

L'altalena denominata "Otium", a indicare un momento di relax in questa oasi di pace

Nel frattempo il biologico viene affiancato dalle pratiche biodinamiche, naturale evoluzione di un percorso dove il legame con la natura e il rispetto verso di essa sono le fondamenta su cui realizzare qualsiasi progetto. Qui il bellone e il nero buono dominano su 15 ettari vitati.

Irrigazione alla Tenuta San Pietro dopo numerosi giorni di siccità
Irrigazione alla Tenuta San Pietro dopo numerosi giorni di siccità

Soltanto tre anni dopo arriva la Tenuta San Pietro, una riserva circondata da boschi dove la fauna selvatica è parte integrante; anche qui il bellone e il nero buono trovano condizioni ideali. Ed è proprio qui, grazie a un’idea di Paolo, che aveva affiancato il padre, che nasce nel 2011 il progetto Kius, spumante metodo classico ottenuto da uva bellone nella versione brut e da nero buono nelle versioni extra brut e pas dosé.

Le "bolle" per ricordare il Kius della Tenuta San Pietro
Le “bolle” per ricordare il Kius della Tenuta San Pietro

Arriviamo al 2015 con la realizzazione della Tenuta Antoniana, che rappresenta un’ulteriore evoluzione che nel 2021 ha dato vita a Carpineti Terrae, è proprio in questa tenuta che rinasce la varietà abbuoto, che anticamente contribuiva alla produzione del vino Cecubo (ma spesso cecubo e abbuoto sono sinonimi) in un’area del versante sud laziale che arrivava fino a Itri e Fondi. Ma all’Antoniana, disponendo di un territorio tanto vasto, non ci si limita a coltivare la vite, ma si sperimenta, si lavorano grani antichi, si allevano mucche di razza marchigiana (che si riconoscono per essere bianche con la coda grigio-nerastra), vengono manutenuti ulivi secolari, che danno vita a un olio biologico di notevole qualità denominato “Mò Mò”, ottenuto dalle cultivar Itrana e Leccio.

Le balle di fieno nella Tenuta Antoniana
Le balle di fieno nella Tenuta Antoniana

Ma non finisce qui, il processo evolutivo di casa Carpineti continua con un nuovo vino realizzato nel 2017, che riunisce tutta la filosofia aziendale, denominato “Nzu” (andare insieme in dialetto corese): agricoltura biodinamica, coltivazione anche con trazione animale, lieviti indigeni, uso di anfore di argilla selezionata nel territorio e realizzate da artigiani locali.
Un vino ottenuto nelle versioni “bianco” da uva bellone, che ho trovato davvero coinvolgente, intenso e ampio nei profumi, balsamico, con nette sensazioni di agrumi (mandarino, arancia) e un misto di fiori di campo, mentuccia e altre erbe aromatiche; dal gusto intenso, fine e progressivo; e “rosso” da uva nero buono, dove il frutto è armonizzato da una speziatura fine e persistente che gli dona profondità e slancio.

Il labirinto tra le vigne
Il labirinto tra le vigne

Nel 2018 entra a far parte del gruppo Isabella, sorella di Paolo, che porta nuova linfa e idee concretizzate nel progetto “Carpineti Experience”, una visione assolutamente attuale della comunicazione, un modo per coinvolgere i visitatori attraverso visite alla cantina, passeggiate tra le diverse tenute, laboratori, degustazioni ed eventi mirati a far conoscere non solo la realtà Carpineti, ma il territorio, la storia e la bellezza di questi luoghi.
E ora torniamo a “Limito”, il nuovo progetto ideato da Paolo. In un’area che occupa circa 17 ettari vitati, tre di questi sono dedicati a Limito, un labirinto e due spirali inseriti tra filari ondeggianti che creano un’immagine davvero suggestiva.

Paolo Carpineti tra Livia Belardelli (Doctor Wine) e mia moglie Laura
Paolo Carpineti tra Livia Belardelli (Doctor Wine) e mia moglie Laura

Qual è il senso di questo progetto?
Come spiega Paolo “Generalmente un filare è composto da un punto A e un punto B, non c’è modo di attraversarlo come vuoi. A me questa cosa ha sempre data un senso di scarsa accoglienza, penso che un vigneto debba essere un luogo ospitale che ognuno può attraversare e vivere come vuole. Il labirinto è metafora del percorso della vita che ognuno di noi svolge cercando di trovare la strada per il raggiungimento dei propri sogni, della propria visione e realizzazione. Ci sono momenti in cui sono presenti ostacoli e interruzioni, situazioni in cui si deve cambiare direzione per imboccare finalmente quella giusta”.

Bouganville alla Tenuta Antoniana

Paolo in qualche modo ha voluto creare un vigneto che accolga, che possa essere vissuto, compenetrato, per coglierne i profumi e i colori, le forme e le trasformazioni nel tempo. Una vigna da vivere, dalla quale sentirsi avvolti come in un tenero abbraccio.
E per non smentire mai i principi su cui si fonda l’intera esperienza Carpineti, le uve sono bellone, nero buono e abbuoto, nel solco di una tradizione alla quale la famiglia sarà sempre legata.

Parte di Limito

La progettazione di Limito è stata affidata allo Studio di Architettura del Paesaggio Fernando Bernardi, che ha messo in pratica l’idea di Paolo Carpineti. Le misure del labirinto: 80 metri di diametro, 4 ingressi e due soluzioni differenti per uscirne. Due piazzole per la sosta poste ai lati di esso, circondate da 8 cipressi, fanno da punto di riferimento per chi lo attraversa. Ai lati due spirali che, come onde, danno dinamicità all’intero disegno e possono essere percorse entrando da un lato ed uscendone dall’altro.

Le mucche marchigiane
Le mucche marchigiane

Io ho percorso sia il labirinto che le spirali, devo dire che è stata una bella emozione, in effetti la sensazione è di essere avvolti, di divenire parte integrante del vigneto, cosa che non ho mai provato con i classici filari paralleli. Le geometrie perfette, le disposizioni equidistanti, mostrano il tanto lavoro che è stato messo nel realizzare Limito, con l’aiuto di droni e computer, studi di fattibilità, preparazione del terreno per l’impianto delle viti, in un contesto di rara bellezza, che vale assolutamente la pena visitare.

Tenuta Antoniana
Tenuta Antoniana

Si raggiunge partendo dalla struttura principale della tenuta, lungo una strada sterrata di circa 4 chilometri; all’arrivo la visuale lascia senza parole, c’è una naturale spiritualità in ciò che ti circonda, i suoni sono solo quelli della natura, in lontananza si sente qualche muggito, il laghetto è ricco di vegetazione e popolato dalle rane, ci sono bellissime libellule dal manto viola, si respira un’aria pulitissima, siamo a inizio giugno e le balle di fieno fanno parte del paesaggio, presto diventeranno nutrimento per gli animali che pascolano nella tenuta.
“Perdersi per ritrovarsi”, un claim perfetto per far comprendere il significato di tanto impegno, un lavoro durato mesi, un gesto propositivo in un momento in cui l’angoscia ci attanagliava a causa di un virus che stava diffondendosi e provocando morti con grandi sofferenze in un numero impressionante di persone.

Livia Belardelli
Livia Belardelli e la terra rossa dell’Antoniana

Oggi possiamo dire che Limito è stata una bellissima risposta a un periodo tanto complesso e difficile, dove in pochi anni siamo passati dalla paura per il Covid, allo sgomento per le guerre in Ucraina e Palestina. Un tentativo, a mio avviso riuscito, di dare speranza in un momento dove sembra che il “perdersi” domini ancora troppo sul “ritrovarsi”.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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