Collio Broy 2020
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2024
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: friulano 50%, chardonnay 30%, sauvignon 20%
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: COLLAVINI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 38 a 42 euro
Il quarto vino presentato da Collavini, storica famiglia friulana di Corno di Rosazzo (UD) è forse il cavallo di battaglia aziendale. Il nome Broy è un omaggio alle tradizioni del passato, una stupenda immagine che rivela il fascino di un’epoca che ormai esiste soltanto nei ricordi dei più anziani. Deriva da “broili”, piccolo orto che in passato circondava le case friulane in cui si piantavano viti per la produzione di vino volto al consumo domestico.
Questa volta ci troviamo nel comune di Cormòns, tra i più noti del comprensorio vitivinicolo goriziano, e San Floriano del Collio. La resa è pari a 80 quintali per ettaro. Le cultivar che compongono il blend, in piena tradizione Collio DOC, rispondono al nome di friulano (50%), chardonnay (30 %) e sauvignon (20%); vengono allevate a guyot uni e bilaterale e vendemmiate in settembre. Le prime due appassiscono parzialmente in fruttai ad una temperatura controllata di 12°C, con un’umidità prossima allo zero. Il sauvignon, invece, viene pressato separatamente dopo breve macerazione e raffreddato per bloccarne la fermentazione. Quando la concentrazione delle uve raggiunge il livello desiderato, si procede all’unione dei tre mosti e alla fermentazione che avviene parte in acciaio, parte in barriques e tonneau di terzo passaggio. L’affinamento sulla feccia nobile perdura fino alla seconda primavera dalla vendemmia, seguito poi dall’imbottigliamento a inizio estate.
Il Broy è un vino che nasce già con l’idea di competere con i più grandi bianchi del panorama internazionale. Tutto ciò, sapientemente a mio avviso, non si traduce in estrazione, muscoli e tutte quelle caratteristiche che allontanano dall’idea di terroir, di coerenza con il varietale; semmai è l’esatto opposto.
Trama cromatica elegante, luminosa, un bel paglierino chiaro con tenui riflessi verdi; colpisce già dal colore e per via del suo estratto. Respiro intenso, per nulla sfacciato, la frutta tropicale matura apre le danze: ananas, mango, maracuja e un dolce ricordo di miele d’acacia seguito da scorza di arancia, mimosa leggermente appassita e camomilla. Effluvi balsamici e legati al terreno impreziosiscono l’insieme, dando sfoggio di tutte quelle peculiarità che il Collio, ormai da oltre trent’anni, mostra al mondo intero mediante i propri vini.
In bocca la rotondità non si discute, tuttavia i ritorni agrumati vivacizzano l’insieme in un crescendo di sapidità, e coerenza, legati alla matrice del suolo di impronta marcatamente minerale. Davanti a vini di questo genere la domanda è sempre la stessa: quanti anni potrà invecchiare al buio di una fresca cantina? La risposta non ve la darò mai, anche perché non esiste; ogni volta sarà una sorpresa diversa. Indubbiamente il mio prossimo assaggio è rimandato al 2025. Cinque chiocciole meritate. In abbinamento un buon risotto con moscardini, aglio, olio, peperoncino e zest di limone.