Moscato Mesum
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2023
Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: moscato
Titolo alcolometrico: 12%
Produttore: PISONI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 17 a 22 euro
Concludiamo l’approfondimento dedicato alla Cantina Fratelli Pisoni, di Pergolese (TN), mediante uno tra i vini più particolari dell’intera gamma, il Mesum. Le uve moscato, in realtà trattasi del biotipo poloskei muskotaly da viti resistenti PIWI, vengono portate a piena maturazione e allevate all’interno di un vigneto denominato Cesura, caratterizzato da un terreno ricco di sabbia e limo. L’acronimo PIWI, tradotto in lingua tedesca Pilzwiderstandfähig, significa “resistenti ai funghi”: uve selezionate per essere per l’appunto resistenti alle malattie fungine. Allevandole con passione è possibile ridurre notevolmente l’impatto ambientale riguardo la coltivazione della vite.
Allungando lo sguardo verso questo paesaggio sembra di ammirare l’affresco di ottobre del “Ciclo dei Mesi” dipinto nel XIV secolo dal maestro Venceslao sulle pareti di Torre dell’Aquila, presso il Castello del Buonconsiglio di Trento. Attaccato al collo della bottiglia vi è un piccolo cartoncino che rimanda al quadro, alle mille tradizioni di questa terra e al duro lavoro dei contadini. Per rendere ulteriore omaggio l’Azienda ha deciso di non utilizzare, all’interno del vigneto, cemento, plastica e filo di ferro, ma soltanto pali di castagno trentino e materiale naturale. Così facendo è possibile realizzare pienamente la filosofia biologica, e in parte biodinamica, che caratterizza lo stile della Cantina Fratelli Pisoni.
Avendo piantato varietà resistenti, franche di piede, le vigne non necessitano di alcun trattamento fitosanitario. Il lavoro è svolto a mano, vige l’assoluto divieto nei confronti dei macchinari a motore. In autunno, le uve sono state raccolte a mano e pigiate con i piedi. Il vino fermenta in un’anfora di terracotta e affina, nel medesimo contenitore, per 6 mesi sulle proprie bucce; segue ulteriore riposo di 4 mesi in bottiglia prima della vendita.
Il colore è vivace, luminoso, tonalità che dal paglierino caldo vira ben presto all’oro antico; si muove lentamente all’interno del calice. Il respiro è intenso, spicca per sfumature riconducibili all’uva moscato: uva spina, rosa bianca, salvia e un dolce agrume candito che ben presto cede spazio al miele d’acacia, allo smalto, uniti ad un ricordo lievemente salmastro e balsamico.
In bocca è sinuoso, la percezione alcolica è assente grazie ad una morbidezza fuori dal comune intervallata qua e là da guizzi sapidi, e da un’acidità citrina che rinfresca l’insieme. Abbinato ad un gorgonzola dolce devo ammettere che una fettina non basta, né tantomeno un bicchiere. Quattro chiocciole ad un passo dalla quinta.