Montefalco Sagrantino Passito 1997
Degustatore: Maurizio Taglioni
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2002
Tipologia: DOCG rosso dolce
Vitigni: sagrantino
Titolo alcolometrico: 15 %
Produttore: SCACCIADIAVOLI – Azienda Agricola Scacciadiavoli
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
Ho un amico a Montefalco e, tempo fa parlando di vino, ho scoperto che se si parla con un indigeno di Montefalco, magari anche vignaiolo come lui, ma non lettore di guide enogastronomiche, Vi dirà che il Sagrantino è un vino dolce e che il rosso secco loro lo fanno con il Sangiovese, al limite “governato” con qualche grappolo di sagrantino; infatti anche se da qualche anno si celebra la bontà delle versioni secche di questo vino, il Sagrantino è nato come vino dolce. Arrivato da queste parti grazie a frati francescani provenienti dall’Asia Minore, il Sagrantino un tempo veniva prodotto esclusivamente nella tipologia Passito, ed ottenuto dall’appassimento delle uve su graticci di legno. Questa tecnica di produzione era assai congeniale alle uve di Sagrantino, capaci di appassire per mesi senza marcire e con gli acini che conservano a lungo intatta la componente zuccherina. Oggi, sia nella versione Secco che in quella Passito, l’invecchiamento previsto è di almeno trenta mesi di cui, per il secco, almeno dodici in botti di legno. Questo dell’Azienda Scacciadiavoli è uno di quei vini che metton voglia di raccontarli, uno di quei vini che hanno qualcosa da dire, che sanno raccontare di se stessi, forsanco delle proprie imperfezioni che, rendendoli unici diventano caratteristica pregevole. Un’esperienza il berli, un piacere il descriverli. Il passito di Scacciadiavoli è un vino che fa da specchio alla luce, lucido e lucente malgrado l’enorme concentrazione. Rubino inchiostrato, saldo nel bicchiere, allo scuotimento il bicchiere si colora di viola al passaggio del liquido, il bicchiere tutto si fa lente bordeaux di occhiale a specchio: pienamente consistente. Amarena e mora di rovo in primo piano, contornata di tanta frutta secca profumata… fichi secchi quasi in primo piano come mora ed amarena (ci si chiede se non li mettano in botte insieme al vino), poi scorza di arancia candita, noci, il tutto coperto da dolce zucchero vanigliato… atmosfera quasi natalizia. Dopo l’ossigenazione si scoprono anche toni balsamici di alloro e speziature dolci di noce moscata e chiodo di garofano. Intenso e persistente, piena finezza. In bocca ancora grande intensità, quasi caldo, di morbidezza quasi piena. No, non è sciroppo, buona acidità ed una trama tannica fitta ne fanno un vino robusto ma per niente stucchevole, oseremmo dire paradossalmente “asciutto”. Il tannino è ben avvolto nella setosa morbidezza anche se alla distanza si fa sentire con una tutto sommato gradevole sensazione asprina. Il finale ricalca le sensazioni olfattive iniziali, termina come era cominciato, come una poesia di Garcia Lorca… alle cinque della sera, con gli amici, durante una serata invernale passata dinanzi al camino. E’ pronto a bersi ma potrà durare ed evolvere a lungo, decenni. Da bere nei bicchieri di cristallo lavorato del servizio buono della nonna, o da solo, o servito insieme a dolci tipici della zona, quali lo stinchetto di marzapane, dessert saporito che la straordinaria amabilità del vino completa, o altri dai nomi di straordinaria fantasia, come l’Attorta, dolce attorcigliato a base di zucchero e mandorle; il Brustengolo, polentina di granoturco con aggiunta di mele trite e altri ingredienti; i Maccheroni con le noci, specialità diffusa anche nell’alto Lazio (dolce si badi, e non primo piatto, la faceva anche mia nonna che era di Monteromano (VT)), che si consuma nella ricorrenza del Natale. Non sapete che roba sia tutta quella appena elencata? Una crostata con confettura di ciliegie o more o frutti di bosco andrà benissimo.