Monferrato Rosso Policalpo 2017
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2023
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: barbera 60%, cabernet sauvignon 40%
Titolo alcolometrico: 15,5%
Produttore: CASCINA CASTLET
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 17 a 20 euro
Il Policalpo è indubbiamente il vino che più di tutti rappresenta la voglia di sperimentare di Mariuccia Borio, anima e cuore di Cascina Castlèt. – In cantina si ricomincia ogni anno dopo la fatica gioiosa della vendemmia. Servono tecnica e sapienza, consigli ed esperienza – spiega la nostra protagonista. Ciò che traspare dalle sue parole è la voglia di guardare al futuro, di apprendere le nuove “tendenze” in campo vitivinicolo, soprattutto stando a contatto con i giovani, e di renderle proprie attraverso uno sguardo lucido, critico, tuttavia mai diffidente o negativo a priori. Ho avuto modo di appurarlo personalmente durante la visita in cantina.
Le oltre 50 vendemmie sulle spalle e la visione d’insieme di Mariuccia fungono da calibro per trovare la propria quadra, da intendersi come centralità divisa tra passato e futuro. Da questa filosofia nasce il Monferrato Rosso Policalpo 2017, blend di barbera (60%) e cabernet sauvignon (40%), prodotto con uve allevate in un vigneto di Costigliole d’Asti che ha una densità di impianto di circa 5.400 ceppi, con una produzione media di 80 quintali di uva. Vendemmia manuale svolta entro la metà di ottobre, fermentazione del mosto a contatto con le bucce, a temperatura controllata di circa 29°C., per almeno quindici giorni e malolattica svolta in barriques di rovere francese. L’affinamento prosegue nello stesso contenitore per un anno, più sei mesi, almeno, in bottiglia.
Rubino impenetrabile a livello cromatico, estratto significativo. Timbro olfattivo caratterizzato da un frutto maturo che sa di amarena e prugna e da un manto floreale variegato dove la viola e la rosa rossa primeggiano, accompagnate da sentori speziati che rimandano in parte alla tostatura del legno – non ancora perfettamente disciolta all’interno della materia – e in parte dal Dna dei due vitigni, oltre a pepe nero, cuoio e tabacco; con lenta ossigenazione effluvi terrosi e balsamici.
Grande struttura al palato, è un sorso pieno, rotondo, vivacizzato da vibrante sapidità e una freschezza che arriva leggermente in ritardo, oltre ad una lieve percezione alcolica; a mio avviso deve ancora stemperare parte della propria irruenza. Qualche anno in più di riposo in cantina e troverà maggior equilibrio. Quattro chiocciole. In abbinamento ad un piatto di agnolotti gobbi astigiani sa il fatto suo.