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Friuli Pinot Grigio 2021

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@
Data degustazione: 09/2022


Tipologia: DOC bianco
Vitigni: pinot grigio
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: ATTEMS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 14 euro


Devo ammettere che l’uva pinot grigio non ha mai conquistato il mio cuore, non è l’unica s’intende, eppure quando mi trovo al cospetto di un’etichetta da recensire mantengo una curiosità più alta del solito. Trovo appassionante talvolta lasciarsi sorprendere, è troppo facile restare ammaliati dalle cultivar del cuore. Vitigno originario della celebre Borgogna, ad oggi è maggiormente coltivato in Alsazia nella versione secco o da vendemmia tardiva, non solo, anche in Austria e Germania dove prende il nome di ruländer e in Ungheria, dove viene chiamato szürkebarat.
La particolarità risiede nel fatto che è considerata da sempre l’uva a bacca grigia per eccellenza, produce vini dal colore ramato la cui la tonalità dipende dal tipo di vinificazione; il grappolo è color rosa, corto, compatto e dalla struttura cilindrica, le foglio sono piuttosto piccole e posseggono una forma cuneiforme. Attems, affermata cantina in mano alla Famiglia Frescobaldi da oltre vent’anni, lo alleva a guyot singolo e doppio ad una altimetria media di 60 m s.l.m., vigne impiantate del 2002 e ubicate tra le piane ed i pendii della provincia di Gorizia.
I suoli sono composti in parte da arenarie di origine eocenica originati dal sollevamento dei fondali marini 50 milioni di anni fa, in parte da terreni ben umettati ricchi in argilla, altri profondi e ricchi in ciottoli. La resa è pari a 80 quintali ha, si parte da una vendemmia manuale svolta durante i primi 15 giorni di settembre, le uve vengono delicatamente pressate, il succo ricavato viene lasciato decantare per 24-48 ore. Successivamente, su mosto limpido, avviene la fermentazione alcolica condotta a basse temperature (15-17°C) per 15 giorni. La vinificazione è svolta in recipienti d’acciaio e barrique (10%) mantenendo il vino a basse temperature, evitando così la fermentazione malolattica. Successivamente sosta sulle fecce nobili che vengono regolarmente messe in sospensione.
Davanti ai miei occhi brilla un calice paglierino con riflessi ramati lievi e praticamente impercettibili se non si presta la dovuta attenzione, medio estratto e tanta luminosità. Il frutto appare protagonista, dolce-acido, fresco, spigliato; il melone d’inverno conquista la scena accompagnato da richiami di ribes bianco, scorza di cedro, mandorla tostata e la classica fragranza dei grissini appena sfornati.
In bocca il sorso risulta energico, vitale, dominato da una buona acidità che richiama in parte i frutti percepiti al naso, e un’impronta salina di medio impatto, così come la lunghezza del vino proporzionata alla struttura. Anche in questo caso tre chiocciole e un assist per la buona tavola, su tutte le ricette estive ho scelto un buon fritto di verdure fresche di stagione in pastella.

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