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Colli di Luni Vermentino Etichetta Grigia 2021

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2022


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: vermentino
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: LUNAE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 11 a 14 euro


Quando si pensa al vermentino, cultivar allevata in gran parte del Mediterraneo, assieme a Sardegna e Toscana viene subito in mente il levante ligure. Non che il ponente ne sia sprovvisto, anzi, soprattutto nell’area di Diano Marina (SV) e Dolceacqua (IM) vengono prodotti vini incantevoli, tuttavia da quelle parti è l’uva pigato la regina incontrastata. Restringendo il campo, i Colli di Luni rappresentano a mio avviso una culla vera e propria per il vermentino, diversi i fattori determinanti: terreni bianchi e sabbiosi, escursioni termiche e ottima ventilazione, esposizione, e vicinanza strategica alle Alpi Apuane e il Mar Ligure, elementi quest’ultimi che influenzano non poco l’espressività dei vini. Lunae, Cantina di Castelnuovo Magra (SP), presenta ben tre etichette dove il suddetto vitigno è protagonista al 100%.
La famiglia Bosoni è particolarmente legata all’Etichetta Grigia, la prima che ho scelto di raccontare, il motivo è molto semplice: fu il primo vino realizzato da Paolo Bosoni, ormai più di quarant’anni fa, nel tempo lo stesso è diventato l’emblema e l’icona stessa della cantina. Le uve provengono da appezzamenti diversi situati in tre distinti comuni: Luni, Castelnuovo Magra, Sarzana in provincia della Spezia; in parte vengono allevate da storici conferitori con cui la Cantina ha instaurato, in oltre 50 anni d’attività, un rapporto speciale e di piena fiducia.
Per esaltare il territorio e tradurlo fedelmente all’interno del calice, il tipo di vinificazione prescelta è in solo acciaio, per poi andare un po’ a sperimentate – in vigna e in cantina – con le etichette che vedremo in seguito; dunque fermentazione a temperatura controllata e affinamento sulle fecce fini per circa 3 mesi. Amo i vermentini liguri di levante perché conservano a 360° un livello di purezza espressiva difficilmente replicabile in altre aree d’Italia, un candore che inizia già dalla veste – in questo caso paglierino algido con riflessi chiari e lievemente verdolini – con buon estratto.
Immergo il naso nel calice e sin dal principio vengo rapito da un elegante mix di fiori bianchi e agrume, tra tutti ginestra e biancospino, lime, cedro e pesca, inspessito da effluvi minerali di calcare e iodio su uno sfondo di macchia mediterranea e cenni balsamici.
In bocca vi è perfetta sinergia tra parti sapide e acide ed un alcol ben integrato alla materia, è proprio questo elemento a convincermi appieno, ovvero l’estrema bevibilità, aspetto – quest’ultimo – che mi spinge, quasi sempre, a preferirli rispetto ad altri vermentini dello bel Paese. Quattro chiocciole piene, notevole l’abbinamento ad un classico piatto di trofie al pesto.

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