Grignolino d’Asti Giassà 2020
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2022
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: grignolino
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: TENUTA GARETTO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 14 a 16 euro
Sono ancora troppi i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino, soprattutto tra i consumatori: “il rosato si beve in estate, e comunque non mi piace perché è una categoria né carne né pesce”, “guai a mai un rosso con questo caldo”, “i bianchi vanno consumati entro l’anno e si bevono principalmente freddi durante la bella stagione”, “mai e poi mai metterei una bottiglia di vino rosso in frigo”. Potrei andare avanti ore ma evito, tuttavia, ciò che mi preme oltremodo specificare è che esiste una serie di vini prodotti con uve a bacca rossa che dà proprio il meglio di sé quando fa un po’ più caldo, durante la primavera inoltrata, ma anche a luglio o agosto, settembre. Uno tra questi è senza dubbio il grignolino: l’anarchica cultivar piemontese fa impazzire i vignaioli, si sa, tuttavia è in grado di regalare vini con uno spettro olfattivo regale, quasi sempre scarichi di antociani, dunque tonalità luminose, colori rubino/granato attraversati spesso da una stupenda vena fucsia che ingolosisce sin dall’approccio visivo.
Tutto ciò lo sa bene Tenuta Garetto di Agliano Terme (AT), ovvero l’ultimo investimento compiuto dalla famiglia Gagliardo, di La Morra (CN) – ne ho parlando abbondantemente qui – che ha investito sul territorio del Nizza con fior di barbera e anche grignolino, facente parte quest’ultimo della Doc Grignolino d’Asti, istituita nel 1973, e comprendente ben 34 comuni dell’omonima provincia. Non stiamo parlando di un grignolino qualsiasi, ammesso e concesso che esista un grignolino qualsiasi, il Giassà 2020 (in dialetto piemontese significa ghiacciato) deriva da un vecchio clone in grado di donare vini particolarmente ariosi, eleganti e al contempo austeri, soprattutto dotati di grazia e doti di grande bevibilità. Lo stesso nome in etichetta suggerisce di berlo fresco, ovvio non ghiacciato – trattasi di un eufemismo – tuttavia a 12-14° si apprezzano tutta una serie di sfumature che a mio avviso sono davvero ipnotiche, più avanti le vedremo. Le vigne sono situate ad Agliano Terme su terreni ricchi di argilla, limo, filari ben esposti ad un’altitudine che sfiora i 300 metri sul livello del mare.
La vendemmia avviene solitamente ad inizio settembre, si parte con una macerazione di 2 giorni in acciaio per poi proseguire l’affinamento nel medesimo materiale proprio per preservare tutta una serie di aromi insiti nel DNA del vitigno, lo scopo è restituirli all’interno del calice. Lo stesso risulta granato vivace di buona trasparenza e medio estratto, riverberi fucsia-rubino a bordo bicchiere.
Al naso il respiro è di buona intensità, piuttosto netto di mirtilli neri e lampone, cardamomo, timo selvatico, pepe nero e scorza di pompelmo rosa; con lenta ossigenazione pietra polverizzata e un accento curioso dai toni salmastri-iodati. Medio corpo, è un vino giocato a 360° su un asse fresco-sapido dal timbro succoso, lievemente speziato e di grande piacevolezza; un po’ più di centro bocca e sarebbe stato davvero indimenticabile; tuttavia scivola al palato con disinvoltura restituendo una bocca fresca, pulita, pronta a ricevere l’ennesimo sorso.
Quattro chiocciole: provatelo su un hamburgher di reale di manzo con cipolla caramellata, spicy mayo e Provolone Valpadana DOP, rimarrete rapidi dall’accostamento, provare per credere.