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Le Prisonnier

Le Prisonnier AnselmetDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2022


Tipologia: Vino Rosso
Vitigni: petit rouge, cornalin, fumin, mayolet
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: ANSELMET – Maison Anselmet di Giorgio Anselmet
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre 50 euro


Le Prisonnier, oltre ad essere il vino rosso di punta di Giorgio Anselmet, è il nome di una piccola vigna impiantata nel 1925, tra le più celebri e storiche della Valle d’Aosta, incastonata come un diamante tra le rocce degli impervi declivi del comune di Villeneuve a circa 750 m slm. Il nome è alquanto curioso e deriva dalla particolare conformazione di questo fazzoletto di terra strappato alla montagna che conta soli 8.000 m² i cui terrazzamenti risultano appunto “imprigionati” tra le pareti rocciose che lo sovrastano.
Peculiarità che compongono un microclima ideale per diversi fattori: luminosità, livelli di piogge bassissimi ed escursioni termiche notevoli e ai limiti dell’estremo. Ancora una volta è la roccia a risultare protagonista e a svolgere un ruolo importante per la viticoltura valdostana: in primis abbraccia la vigna proteggendola dai venti gelidi che soffiano da nord, inoltre trattiene il calore determinando una doppia escursione termica nell’arco della giornata. Giorgio ha studiato a lungo il fenomeno posizionando dei sensori all’interno della vigna: le basse temperature del mattino vedono un innalzamento significativo nelle ore di luce per poi riabbassarsi nel tardo pomeriggio, tuttavia il calore rilasciato dalle pareti rocciose durante la notte comporta una risalita della temperatura significativa contribuendo a forgiare uve dal profilo aromatico intenso e dal perfetto bilanciamento tra acidi e zuccheri. In questo piccolo gioiello di viticoltura italiana la Cantina, dal 2001, produce in soli mille esemplari Le Prisonnier, etichetta ormai divenuta iconica che rompe tutti gli schemi. Un sapiente mix di tradizione, si narra che ancor oggi la modalità di produzione derivi in parte da un saggio di viticoltura del 1838, e innovazione data dalle tecniche, dallo studio e dall’esperienza della famiglia Anselmet.
Significative le parole di Giorgio: “In montagna non esistono ricette, la viticoltura è fatica, capacità d’osservazione e prontezza d’intervento.” L’annata in questione è la 2018, caratterizzata da un andamento climatico piuttosto altalenante, tuttavia privo di periodi siccitosi o peggio esasperati da caldo torrido e conseguente stress idrico. Blend di petit rouge, cornalin, fumin e mayolet, vitigni a bacca nera largamente diffusi in Valle d’Aosta, resa paria a 60 quintali per ettaro, vinificazione in rosso con uve leggermente appassite; successivamente il vino affina in barriques e non viene filtrato.
È un calice color porpora attraversato da lampi rubino, trama cromatica intensa, profonda e di grande concentrazione. Naso esplosivo dato da un timbro di tutto rispetto e uno stile suadente: frutti neri in confettura, liquirizia, violetta, tracce ematiche e toni fumé, legno ben integrato alla materia che lascia ben presto spazio a ricordi di terriccio bagnato, canfora, rabarbaro, caffè è datteri.
In bocca risulta coerente con quanto percepito al naso, è un sorso denso, vitale a tratti aristocratico per via di una freschezza mai in secondo piano ed un tannino già piuttosto coeso tuttavia onnipresente; la pienezza gustativa è centrale, il vino impegna senza appesantire, sapidità e allungo da fuoriclasse. Già piuttosto compiuto non teme in nessun modo il lungo affinamento.
Cinghiale in umido con funghi porcini e anche in questo caso cinque chiocciole conquistate con grande disinvoltura.

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