Vallée d’Aoste Chardonnay Elévé en Fût de Chêne 2019
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2022
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: chardonnay
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: ANSELMET – Maison Anselmet di Giorgio Anselmet
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Lo chardonnay, vitigno autoctono francese, da sempre divide il mondo degli enofili in tre categorie: chi lo ama, chi lo odia e chi lo beve in maniera superficiale. Personalmente non appartengo a nessuna di queste tre, amo semplicemente degustarlo quand’è buono e quando il vignaiolo che l’ha prodotto sa il fatto suo.
Giorgio Anselmet è indubbiamente uno fra questi e la Valle d’Aosta una delle regioni italiane dove questa varietà ha saputo esprimersi al meglio. Tanti i fattori determinanti: l’esposizione, l’altitudine, ad esempio le vigne del nostro protagonista si trovano a 750 – 800 m slm, l’ambiente pedoclimatico e la scelta in cantina delle tecniche di vinificazione. In merito a quest’ultimo punto Giorgio ha le idee chiare, il legno sapientemente dosato è il suo mondo, l’ispirazione è chiaramente borgognona ma l’essenza richiama tutte le peculiarità del territorio valdostano.
I vigneti datati 1989, o meglio le due parcelle di proprietà, si trovano a Saint Pierre e Villeneuve, rispettivamente a 7 e 12 km dal capoluogo di regione, ovvero la splendida cittadina di Aosta, fondata dai Romani nel 25 A.C. Percorrendo su e giù le vie del centro storico è impossibile non rimanere affascinati dal modello esemplare di urbanistica attuata dal suddetto popolo, i numerosi monumenti ne sono la testimonianza. Tornando allo chardonnay, la Cantina predilige l’allevamento a cordone speronato con densità d’impianto pari a 8.000 – 10.000 ceppi / ha con una resa pari a 90 q; i terreni sono caratterizzati da suoli morenici sabbiosi. La vinificazione avviene in barrique di rovere, affina 6-9 mesi nel medesimo materiale con bâtonnage. In questo Chardonnay, ancor più del Petite Arvine, Giorgio ha saputo calibrare l’utilizzo del legno in maniera esemplare; con il suddetto vitigno semi aromatico è un attimo sbagliare e certe sfumature tostate, se troppo marcate, non vanno via nemmeno con l’affinamento.
Non è questo il caso, il vino, trama paglierino vivace molto luminosa, apre a sensazioni di frutto tropicale maturo e spezie dolci, vaniglia e burro fuso, accenti boisé e un floreale spigliato, fresco che richiama la malga, l’alpeggio. Con opportuna ossigenazione, e aumento di temperatura, ricordi salmastri e di pietra calda al sole frammisti a yogurt e miele d’acacia, gran bella evoluzione. In bocca è scorrevole, morbido, rotondo, stuzzicato qua e là da lampi acidi e sapidi di notevole profondità, spessore, lunghissima persistenza, la stessa che cattura il palato senza saturarlo anche per via di un alcol ben gestito.
Abbinato a un piatto di zuppa alla valdostana, preparata con verze, burro d’alpeggio, pane raffermo e Fontina DOP, fa venir voglia di correre in Valle d’Aosta quanto prima. Quattro chiocciole a un passo dalla quinta.