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Monferrato Rosso Violae 2019

Monferrato Rosso Violae 2019 Tenuta MontemagnoDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2021


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: barbera 70%, syrah 30%
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: TENUTA MONTEMAGNO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Il terzo ed ultimo vino presentato da Tenuta Montemagno, solida realtà vitivinicola ubicata tra le dolci colline dell’astigiano, è l’ennesima riprova che tradizione e innovazione possono coesistere se la scelta è ponderata e non meramente imprenditoriale. La famiglia Barea lavora con passione e insegue pedissequamente questo concetto, il Violae 2019 n’è la riprova.
Cos’hanno in comune la barbera e il syrah? Nulla, a parte una cospicua carica di antociani e una manciata di sentori floreali e speziati, le variabili poi sono infinite e non è questa la sede opportuna per fare un trattato in materia. Semplificando a me piace pensare che il grande classicismo piemontese, e la barbera forse ancor più del nebbiolo racconta le tradizioni e la storia delle genti di questa meravigliosa regione a 360°, voglia miscelarsi in punta di piedi con il futuro, con la giusta percentuale d’innovazione che permette di andare avanti, di non dormire mai sugli allori o peggio sui successi consolidati nel corso di oltre sessant’anni di storia del vino; di colpire, e far sì che il consumatore possa esclamare: “Però questo blend di barbera e syrah, non avrei mai creduto!”. Questo concetto è rappresentato infatti dalla scelta sulla percentuale dell’assemblaggio che vede un 70% del primo vitigno rispetto al 30% del secondo: stravolgere sì, ma con cognizione di causa.
Torniamo al classicismo: l’affinamento, preceduto da pigiadiraspatura con fermentazione a cappello emerso e frequenti rimontaggi all’aria (durata della fermentazione di circa 8 giorni), è svolto in legno praticamente esausto di secondo e terzo passaggio, tra barriques e tonneaux, utilizzati solo come contenitori e dunque non per aggiungere sfumature al vino, in Piemonte, ma per come la vedo ovunque, sempre inutili. Vigne ubicate a Montemagno (AT) dove ha sede la Cantina, allevate su terreni argillosi, calcarei con presenza di marne e limo, ben esposte e soleggiate. Anche in questo caso il contenuto di solfiti è basso, un tema che l’azienda sente molto, la presenza di anidride solforosa totale è di 79 mg/l.
Devo riconoscere che tra i tre è il vino che mi ha stupito di più, non tanto in termini di qualità assoluta, entrambi i vini precedentemente recensiti hanno preso punteggi leggermente più alti, in definitiva è proprio l’originalità dell’etichetta ad avermi conquistato a livello emozionale. Giovialità e slancio sin dal colore, rubino squillante, vivace per nulla carico e pesante. ll naso segue la stessa identica linea d’onda: aggraziato, fine, a tratti “piccante”, un’infinità di frutti rossi dolci-acidi che vanno dal ribes alla ciliegia per poi virare su toni floreali, violetta e rosa rossa, che s’alternano a ricordi ancora lievemente vinosi; con lenta ossigenazione immancabile la spezia, definita, lieve, per nulla ingombrante, sa di pepe nero e liquirizia, chiodo di garofano.
In bocca il registro non cambia poi tanto, il sorso è slanciato, succoso, a tratti morbido, poco dopo vivacizzato da una freschezza stimolante, mai aggressiva o “acerba” e un tannino coeso. Quest’ultimo elemento mostra quanto la percentuale di syrah, in questo caso, renda la beva già piuttosto equilibrata e pronta, ben inteso, per nulla arrivata. Lo ammetto, son un amante dei vini piemontesi prodotti con vitigni in purezza, ma etichette come il Violae son sempre più necessarie, fondamentali a tavola. Non si può sempre aspettare 10 anni per bere un vino in Piemonte, o cucinare sempre e solo piatti che per forza di cosa debbano a tutti i costi smorzare l’irruenza acida o tannica, per non parlare della struttura.
Tutte le tipologie di vino, se ben fatte, trovano posto in Italia, in Piemonte, ovunque, è la serietà di chi li produce a fare la differenza. Insomma obbiettivo centrato per Tenuta Montemagno, quattro chiocciole conquistate con disinvoltura e tanta voglia di riassaggiarlo tra massimo due-tre anni, non di più, perché come dicono dalle mie parti: “Esageruma nen!” (non esageriamo).

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