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L’Alto Piemonte: scenari futuri di un territorio vitivinicolo in grande crescita

cartina vini Doc Piemonte

Reduce da un ritorno bramato in una delle zone vitivinicole d’Italia che più amo, l’Alto Piemonte, ho sentito l’esigenza di fare una riflessione sul futuro di questo territorio che coinvolge le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli.
Geograficamente parlando le denominazioni che ne fanno parte sono tutte accorpate, ad eccezione di Valli Ossolane che si trova sulla punta nord della regione, interamente nella provincia di Verbania.
Complessivamente le denominazioni coinvolte sono 10, inserite nel Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte: Gattinara DOCG (Vercelli), Bramaterra DOC e Coste della Sesia DOC (Vercelli, Biella), Ghemme DOCG, Boca DOC, Colline Novaresi DOC, Fara DOC e Sizzano DOC (Novara), Lessona (Biella) e Valli Ossolane (Verbano-Cusio-Ossola). La più “anziana” è Gattinara, divenuta DOC nel 1967 e DOCG nel 1990, mentre la più giovane è Valli Ossolane (2009).
Il denominatore comune è l’uva nebbiolo, che a seconda della zona può assumere nomi (e a volte biotipi) diversi, come “Spanna” nel novarese o “Prünent” in Ossola.
Detto questo, giunge voce da alcuni produttori di un progetto che sta progressivamente prendendo forma, la realizzazione di una unica Doc Alto Piemonte con relative sottozone, rappresentate da quelle che oggi sono singole denominazioni; per fare un esempio potremmo avere Alto Piemonte sottozone Lessona, Sizzano, Boca ecc.
L’obiettivo è piuttosto chiaro, dare un’immagine forte del territorio sia sul piano qualitativo che produttivo (di fatto, tolte le cosiddette Doc di ricaduta come Colline Novaresi e Coste della Sesia, si tratta di denominazioni molto piccole), ma la realizzazione non sarà facile, poiché una Doc così concepita ha senso solo se ne fanno parte tutte le attuali denominazioni; difficile ipotizzare un possibile vantaggio per due Docg affermate come Gattinara e Ghemme, che si vedrebbero declassare a sottozona DOC.

vigna a tendone in Val d'Ossola
Vigna a tendone in Val d’Ossola

Anche volendo aspettare un loro possibile ingresso in futuro, qualora “Alto Piemonte” diventasse DOCG, ci vorrebbero nella migliore delle ipotesi 7 anni, viste le nuove regole imposte dalla Legge n. 120 dell’11 settembre 2020 che indica chiaramente: “Il riconoscimento della DOCG è riservato ai vini già riconosciuti a DOC da almeno sette anni, che siano ritenuti di particolare pregio, per le caratteristiche qualitative intrinseche e per la rinomanza commerciale acquisita, e che siano stati rivendicati, nell’ultimo biennio, da almeno il 66 per cento, inteso come media, dei soggetti che conducono vigneti dichiarati allo schedario viticolo di cui all’articolo 8, che rappresentino almeno il 66 per cento della superficie totale dichiarata allo schedario viticolo idonea alla rivendicazione della relativa denominazione e che, negli ultimi cinque anni, siano stati certificati e imbottigliati dal 51 per cento degli operatori autorizzati, che rappresentino almeno il 66 per cento della produzione certificata di quella DOC”.
Del resto è più che comprensibile il desiderio di spingere nella direzione di una nuova denominazione che coinvolga tutto il comparto, inserendo le opportune sottozone a indicare una qualità superiore consolidata.
Personalmente spero che, se questo obiettivo dovesse andare in porto, sia seguito da una forte spinta comunicativa, perché sappiamo bene quanto per l’estero, soprattutto fuori Europa, sia quasi impossibile comprendere dove si trovano e quale rilevanza abbiano gran parte delle denominazioni esistenti (al netto delle più note Chianti, Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Barolo, Barbaresco, Amarone della Valpolicella e poco altro), oltre 400 fra Doc e Docg…
In Piemonte poi, si è scelto di non produrre vini IGT, quindi solo vini con la fascetta, peccato poi che una denominazione come “Piemonte” sarebbe stata molto più giusta come IGT, ma questo è un problema che sta coinvolgendo sempre più regioni, infatti abbiamo già le Doc Sicilia, Delle Venezie (che coinvolge Friuli, Trentino e Veneto), Abruzzo e Molise. Ma se per una piccola regione come il Molise può essere giustificato farne una Doc, molto meno è per aree molto vaste come le Tre Venezie e la Sicilia che, a mio avviso, sviliscono il senso stesso della denominazione di origine.
Quindi, se mai si dovesse giungere a una Doc Alto Piemonte, con relative sottozone, dovrà essere un progetto con contenuti ben precisi che puntino all’assoluta qualità, oltre che a una comunicazione forte e chiara, fatta anche di eventi mirati a mettere in risalto una delle realtà vitivinicole più affascinanti dell’intero Stivale.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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