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Colli Berici, le colline carsiche alla ricerca di identità

Mappa storica dei Colli Berici
Mappa storica dei Colli Berici

Colli Berici, siamo in provincia di Vicenza, luoghi caratterizzati da colline carsiche e una natura per certi versi ancora incontaminata e “selvaggia”, dove eremi, ville e grotte sono raggiungibili attraverso sentieri, percorsi in bici o facendo trekking. Appassionati delle arrampicate possono scalare le pareti delle colline, ma non solo, tanta arte e architettura per un territorio ricco di ville, come Villa Almerico Capra detta La Rotonda progettata dall’architetto Andrea Palladio o ancora Villa Pisani Bonetti e la splendida Villa San Fermo di Lonigo. Quest’ultima dall’elegante struttura architettonica, caratterizzata dallo splendido chiostro del 1500, ha fatto da cornice alla presentazione del nuovo libro: “Colli Berici – Le terre, le vigne, le ville“, realizzato dal Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza, una interessante e strutturata pubblicazione che racchiude la storia delle colline beriche, con un ampio spazio dedicato alla trasformazione della produzione vitivinicola della zona, senza trascurare il patrimonio storico artistico e le tante ville neoclassiche che ne punteggiano il paesaggio.

Bottaia azienda Piovene
Bottaia azienda Piovene Porto Godi

Un volume studiato e realizzato per celebrare questo splendido territorio, forse ancora poco noto rispetto agli altri, che attraverso la realtà vitivinicola dei Colli Berici e Vicenza, sta fortemente cercando una sua identità. La roccia calcarea, i terreni ad argille rosse e quelli basaltici di origine vulcanica, le condizioni pedoclimatiche, riescono a caratterizzare le uve di queste zone, regalando ai vini che ne derivano note distintive. Qui la bacca rossa la fa da padrone, con una prevalenza di varietà di impronta internazionale, che si affiancano al più territoriale Tai Rosso, varietà su cui bisognerebbe puntare di più l’attenzione, cercando di dargli valore e tendere a una filosofia comune nella sua trasformazione. Legato in modo profondo al territorio dei Berici, il Tai Rosso, grazie all’attento studio di zonazione, si trova in undici zone differenti, ognuna con caratteristiche specifiche, ma è a Barbarano e Lonigo, che trova la sua maggiore vocazione. Varietà legata per natura genetica al Grenache francese e alla Garnaccia spagnola, fu introdotta in questo territorio probabilmente dai canonici di Barbarano, in contatto con i vescovi di Avignone.

Azienda Pegoraro
Azienda Pegoraro

La sua anima si esprime in modo diretto e schietto se vinificato senza snaturarne la sua gioviale freschezza, dove emergono le sue tracce fruttate di fragolina e lampone che si intrecciano con tinte floreali e tratti di speziatura che non necessitano l’uso di legno per emergere. Il Tai Rosso che nella tradizione si è sempre consumato giovane, ha dimostrato di avere complessità espressiva anche con il trascorrere del tempo. mantenendo le sue doti di freschezza. Ad oggi la massa critica è ancora piuttosto bassa, oserei dire una piccola nicchia, probabile conseguenza di una disomogeneità di intenti, o forse di idee ancora confuse sulla strada da perseguire. A ogni modo ci sono diverse aziende che gli stanno dando valore e che credono nelle potenzialità espressive di questo vitigno.

Veduta azienda Pegoraro
Veduta azienda Pegoraro

Legata per storia e posizione a una delle zone più vocate dei Colli Berici e di maggiore espressività del Tai rosso, l’azienda Piovene Porto Godi si trova a Toara; siamo nel cuore della DOC, riparati in un anfiteatro naturale nella parte sud dei Colli Berici. Una realtà familiare da sempre legata all’agricoltura e al lavoro in vigna. Un passaggio di padre in figlio con ben 230 ettari di terreni, di cui 40 a vigneti, 100 a bosco e il resto a ulivo e seminativi; azienda in conversione bio; qui la produzione vinicola è di antiche origini e una mappa del 1584 ne dà testimonianza, dove si può leggere l’impronta di quella che oggi è l’azienda agricola, in una pianta della casa circondata dal cortile, con intorno viti e alberi da frutto.
La villa padronale include anche la cantina e le diverse bottaie, caratterizzate da un intreccio di volte, che l’arricchiscono di fascino. Alessandra accoglie gli ospiti con garbo e semplicità, offrendo in assaggio del panbiscotto, un pane asciutto e duro, che scrocchia e si sbriciola. Il Tai qui viene declinato in tipologie diverse, dal rosato, fino alla versione di lungo affinamento; il loro Thovara, è un prodotto importante, ottenuto da uve raccolte al massimo livello di maturazione, vinificato e maturato in tonneau francesi per un anno.

I vini dell'azienda Pegoraro
I vini dell’azienda Pegoraro

Altra realtà che ha focalizzato la sua attenzione sul Tai è la Cantina Pegoraro, ci troviamo a Mossano, a ridosso della Valle dei Mulini, anche qui una storia di antiche origini, che vede l’antico convento del 1200 diventare negli anni abitazione e cantina. Un’azienda vitivinicola a conduzione familiare che ha saputo guardare avanti rinnovando spazi e tecnologie enologiche. Hanno creduto da sempre al Tai rosso e al Garganega, varietà uniche e di grande potenzialità.
I vigneti si estendono sulle colline di Mossano, tra boschi e coltivi, nella parte sud-orientale dei Colli Berici, nel cuore della DOC; un anfiteatro di circa 6 Ha di proprietà a cui se ne aggiungono un paio in affitto.

Vigneto azienda Del Rèbene
Vigneto azienda Del Rèbene

I terreni sono prevalentemente argillosi-calcarei e tufacei e i sesti di impianto comprendono una parte di vecchie vigne, di oltre 60 anni, e una parte di nuovi vigneti dove si alternano il guyot, la pergola e la pergola trentina in assenza di irrigazione. Tutte le fasi di produzione sono seguite personalmente: dalla cura del vigneto alla raccolta manuale dell’uva, dalla vinificazione all’imbottigliamento. Nel caso specifico ci si è concentrati sul Tai, a partire dalla loro versione Rosé ottenuta con metodo Italiano e dal dosaggio appena accennato, fino a una verticale di 5 annate, che ha permesso di comprenderne la sua evoluzione. Ma i colli Berici non sono solo Tai Rosso, l’azienda agricola Del Rèbene, estesa per ben 23 ettari, ubicata su un colle originato da un antico camino vulcanico che domina la Valle del Gazzo, oltre a dedicarsi con convinzione ai vitigni tradizionali e prima ancora alla produzione di olio EVO dalla cultivar locale Rasara – ha focalizzato la sua attenzione sul Carmènere. Su questi terreni Francesco Castegnaro coltiva quasi 5 ettari di vite e 3 ettari ad ulivo, dalle rovine di un borgo del XV secolo abbandonato nel secondo dopoguerra, nasce così la sua azienda agricola. Una mappa antica nominava la strada che conduce a questo poggio “del Rebene”, ossia “vite, vigneto” nella antica lingua Cimbra, testimonianza che qui la vigna era coltivata fin dal tardo medioevo.
Il Carmenère era uno dei vitigni storici della zona di Bordeaux, deriva dall’antica “Vitis Biturica” di origine Albanese, portata in Francia dai Romani. Il nome potrebbe avere origine da “carminio”, per via del colore porpora intenso del vino che se ne ricava; è un vitigno molto delicato e soggetto all’acinellatura (aborto floreale), per questi motivi ne è stata abbandonata quasi del tutto la coltivazione. In Italia lo si trova perché in passato è stato confuso con il Cabernet Franc; in realtà assomiglia morfologicamente più al Merlot, dal quale si differenzia per il colore delle foglie giovani (verdi nel Merlot, rossicce nel Carmenère) e per l’epoca di maturazione, essendo il Carmenère più precoce di un paio di settimane.

Il vigneto Oratorio di San Lorenzo di Inama
Il vigneto Oratorio di San Lorenzo di Inama

Anche l’azienda Inama, nota come produttore portabandiera dei vini bianchi di Soave, ha scommesso su questa varietà e ne ha fatto un segno distintivo della loro realtà.
Inama nei Colli Berici vuol dire sostanzialmente Carmenère, tutto nasce dall’idea di produrre nel 2001 un vino distintivo, ottenuto da una selezione di uva coltivata nell’area attorno all’Oratorio di San Lorenzo, in Località San Germano dei Berici. Si tratta di una piccola valle, probabilmente di origine carsica, situata nell’area collinare occidentale della Val Liona, dove il Carmenere, a loro avviso ha trovato la sua zona ideale. La terra è rossa, ricca di ossido di ferro e di pietra calcarea, il clima è più mite rispetto alle zone circostanti e il vigneto Oratorio di San Lorenzo, nel paese di Villa del Ferro è segnato ad ovest da una ripida collina boscosa che lo alimenta col limo rosso trascinato dalle piogge. Un vigneto scenografico e curato, dove spicca al centro un albero di gelso secolare, impreziosito dall’omonima chiesetta romanica costruita indicativamente intorno al XI-XII sec.
Tornando ai vini degustati in queste diverse realtà, quello che emerge è senza dubbio la diversità di anime e di intenti, ma al contempo la bellezza di questi luoghi, le loro complessità e sfaccettature, dove la natura, la storia e le potenzialità ancora inespresse hanno solo bisogno di essere affinate e accordate tra loro.

Fosca Tortorelli

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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