Trebbiano d’Abruzzo 1995
Degustatore: Maurizio Taglioni
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2002
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: trebbiano d’Abruzzo
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: VALENTINI – Azienda Agricola Valentini
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: N/A
…une seule adresse: Edoardo Valentini. Dicono i cugini francesi (forse un po’ in ritardo di aggiornamento) quando, raramente, parlano dell’Abruzzo vitivinicolo. Si riferiscono all’interprete di trebbiano più famoso del mondo ed al suo vino, il Trebbiano d’Abruzzo, da anni ed anni lì a tenere alto il nome di cotanto bistrattato vitigno. Diverso da tutti gli altri vini omonimi, anche da quelli più riusciti quali quelli di Masciarelli o di Dario D’Angelo, meno frutto e più ampiezza nelle sensazioni. Avevamo già provato l’annata 1995 alcuni anni fa, ora ci avviciniamo alla seconda bottiglia a suo tempo acquistata per vedere cosa è accaduto. La muoviamo il meno possibile per non sollevare il deposito formatosi sul fondo (Valentini non filtra i suoi vini) e la stappiamo con decisione, col botto, non come ci è stato insegnato a suo avviso erroneamente ai corsi per sommelier, – vogliono far vedere al cliente quanto sono bravi a eliminare l’audio, nulla sanno del sommo Trebbiano che esige il botto per smaltire l’anidride carbonica residua – leggiamo in un interessante articolo di Camillo Langone apparso tempo fa su winereport (www.winereport.com). Il vino è perfettamente cristallino ed il colore è oro chiaro netto, vivace in barba ai sette anni di età. Si muove compostamente nel bicchiere rivelando una grassezza pronunciata, si attacca bene ai bordi del calice e scende con lacrime decisamente larghe. L’impatto olfattivo è immediatamente di crosta di pane, accompagnata da sentori vegetali di sambuco e mallo di noce, fiori bianchi secchi e frutto esotico gradevolmente acido quale litchees e frutto della passione… poi si fa via via più ampio… sensazioni mineral-gessose, bianche, poi ancora bianche di anice stellato, di miele di acacia e, inaspettata, una nota intrigante di merde de poule. Ampio, complesso, intenso, elegante. In bocca si conferma come ci si aspetta dopo la lunga analisi olfattiva. Si ripete nelle sensazioni, si rivela grasso ed insieme fresco, strutturato e incredibilmente beverino. Il finale è delicato ed interminabile, vede in primo piano le sensazioni minerali, speziate e soprattutto di crosta di pane che si fa gradualmente lievito. Vino unico ripetiamo, difficile da paragonare, situabile nel baricentro di un ipotetico triangolo formato da champagne-chablis-verdicchio, ma ormai siamo nella fantasommellerie.