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Anteprime vinicole: hanno ancora senso? Riflessioni sulle contraddizioni e i limiti di un sistema che andrebbe rivisto

consorzi vinicoli

Se ne discute già da qualche anno, tanto che da molti eventi il termine “anteprima” è stato eliminato, vedi “Chianti Lovers”, “Chianti Classico Collection”, “Benvenuto Brunello” e via discorrendo. Certo il problema non è la parola ma cosa si presenta; ha senso valutare vini che in molti casi sono stati presi dalle vasche, dalle botti o imbottigliati per l’occasione? Siamo così presuntuosi da ritenerci capacissimi di comprendere le qualità e le prospettive evolutive di vini acerbi, a volte torbidi e poco puliti, tutti ancora in subbuglio e spesso con profumi e aromi primari nella migliore delle ipotesi, tannini selvaggi e acidità scisse?
Non saremmo onesti: il margine di errore aumenta man mano che assaggi i vini, soprattutto se te ne capitano alcuni davvero indietro, rigidi, monolitici.
Ciò nonostante ci sono eventi che non hanno alcuna intenzione di cambiare, anzi anticipano ulteriormente la data! Un esempio lampante è Nebbiolo Prima, che fino a un paio d’anni fa presentava Barolo, Barbaresco e Roero nel mese di maggio, quando i vini erano quantomeno imbottigliati, seppur ancora fortemente giovani. Ebbene, quest’anno è stato anticipato addirittura al 28 gennaio, persino prima dell’Anteprima Amarone! Qual è il senso di una simile scelta è facile comprenderlo, del resto è evidente che l’interesse primario è quello di coinvolgere buyers e stampa estera cercando di giocare d’anticipo su altre manifestazioni, non solo italiane, che potrebbero spostare l’attenzione altrove.
Se questa soluzione sia vincente lo vedremo con il tempo, di certo il vino è l’ultimo ad avvantaggiarsene, relegato a puro oggetto di consumo.
Il mercato è esigente. Vero. Ma non è stupido, alla fine il vino si deve bere e deve essere pronto, apprezzabile, nessuno ha in mente di archiviarlo in cantina e aspettare, oggi si consuma al momento, salvo chi può permettersi di conservarlo in luogo opportuno e, nel frattempo, godersi le annate precedenti.
Intanto alle due manifestazioni dedicate a Chianti e Chianti Classico, non presentano solo l’annata nuova, ma consentono di assaggiare gran parte delle annate in commercio e un buon numero di annate precedenti. In questo modo ognuno ha la possibilità di scegliere, secondo le proprie esigenze, a cosa dare priorità, soprattutto di avere un quadro ben più realistico della qualità generale dei vini.
Una risposta sensata e condivisibile, un buon compromesso, sappiamo bene quanto sia difficile ritardare la presentazione del vino nuovo, il timore di perdere il treno del mercato è grande e purtroppo giustificato.
Ma forse, se tutti cominciassero a ragionare in modo diverso, a far capire quanto ci sia da guadagnare nel proporre il vino quando ha concluso il proprio ciclo di affinamento, quando è almeno maggiorenne e pronto per essere apprezzato da tutti, probabilmente il mondo farebbe un notevole passo in avanti.

Anteprima Amarone 2015

I primi che dovrebbero dare una svolta a questo sistema sono ovviamente i produttori che, contando sui rispettivi consorzi, potrebbero spingere per ritardare progressivamente la presentazione dei loro vini. C’è però un problema, non tutti lavorano allo stesso modo, i disciplinari danno delle regole di base, ma poi è facoltà di ciascuno allungare i tempi di maturazione e affinamento prima di metterli in commercio. L’unica possibilità, come sempre, è arrivare a un compromesso, ossia proporre la nuova annata nel periodo in cui il maggior numero dei campioni è pronto per essere presentato.
Se ne gioverebbe comunque tutto il comparto, perché sarebbero molto minori le critiche controverse sui vini presentati, è indubbio che a maggiore equilibrio raggiunto maggiori saranno gli apprezzamenti ricevuti.
Pensiamo, ad esempio, alla 2014 per il Brunello di Montalcino: basta andare a leggere un po’ di resoconti, per notare come tutti l’abbiano catalogata come difficile, addirittura minore e di dubbia possibilità di lunga evoluzione. Questa valutazione nasce principalmente dal fatto che annate come questa, meno ricche e più dotate di freschezza e tannini a volte verdi, non possono che rimetterci nel presentarsi prima del tempo dovuto. In realtà la 2014 (abbiamo avuto altri esempi in passato come la ’91, la ’94, la ’96, la ’02, la 05’, tutte fortemente sottovalutate) sarà l’ennesima annata che nel tempo dimostrerà di avere numerose carte da giocare, ma quanti avranno modo di verificarlo?
Annate come questa danno risultati molto differenti, perché sono quelle in cui conta moltissimo il fattore umano, la capacità di interpretarle nel modo giusto, di avere il coraggio (e la possibilità) di attendere il momento migliore per vendemmiare. Sono le annate che evidenziano chi sono i più bravi, chi ha i cru migliori, chi l’esperienza e la saggezza per dare il meglio quando meno te lo aspetteresti. Ma questo lo approfondiremo all’interno delle specifiche manifestazioni, perché c’è davvero molto da dire. Intanto riflettiamo su questi aspetti, a volte stabiliti in modo sommario e generalizzato, che finiscono per creare solo molte difficoltà in tutto il comparto, grazie a sentenze e slogan decisamente sommari e mirati più a fare effetto che a dare un quadro reale della situazione.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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