W. & J. Graham’s, viaggio nella storia del Porto
Fotografie di Danila Atzeni

Viaggio è una parola magnifica a mio avviso, soprattutto se legata al mondo del vino mi piace considerarla una stupenda metafora. È il viaggio nel tempo della storia di un territorio vitivinicolo, raccontato dalle persone che l’hanno vissuto e magari attraversato per intero. Ma è anche il mio personalissimo viaggio, l’organizzazione meticolosa ed appassionata di tutti i dettagli allo scopo di non perdere nulla, ma anche il piacere di lasciar spazio alla casualità degli eventi o alle piacevoli sorprese, frutto il più delle volte della generosità delle persone, che a mio avviso fanno ancora la differenza nelle singole circostanze.
In compagnia di Danila Atzeni, la mia fotoreporter ufficiale, il mio ultimo viaggio all’insegna delle bellezze del Portogallo si è svolto fortunatamente tutto su questa linea. Al di là dei magnifici posti visitati percorrendolo tutto, da Porto a Lagos, il comune denominatore che mi ha conquistato totalmente è stato uno solo, semplice ed inequivocabile, ovvero il calore delle persone e la loro grande generosità, una generosità autentica perché offerta il più delle volte in situazioni non proprio agiate.

Se viaggiare apre la mente, quando decido di abbinare una zona vitivinicola al mio itinerario cerco sempre di includere un territorio a cui non sono particolarmente legato e dunque esperto, questo per arricchire ulteriormente il mio bagaglio culturale, sperando il più delle volte di sfatare certi luoghi comuni su una determinata categoria di vini o vitigni.
Il mio viaggio nella storia del Porto inizia qui, dalla W. & J. Graham’s, un’impresa familiare indipendente, ad oggi considerata universalmente una delle più rinomate e storiche realtà per la produzione dei vini liquorosi di Porto. Nello specifico la mia visita si è svolta nella Graham’s Port Lodge, ovvero l’imponente cantina dell’azienda costruita nel 1890.

Geograficamente è situata su una dorsale spettacolare di Vila Nova de Gaia, il comune dove sono situate le più importanti cantine che producono il famoso vino liquoroso, a poche centinaia di metri dalla riva sud del fiume Douro, che la divide da Porto, la città più importante della parte settentrionale del Portogallo. Città incantevole almeno quanto i suoi famosi Azulejos, le tipiche piastrelle di ceramica smaltate e decorate in maniera spettacolare, le più belle le abbiamo fotografate nella stazione di São Bento.

William e John Graham, considerati i pionieri fondarono la loro azienda a Porto, inizialmente al solo scopo di commerciare in tessuti. Nel 1820, come pagamento di un debito, accettarono ventisette barili di Porto, questo aneddoto fece scattare la scintilla e la vera passione per questo vino.
Decisero dunque di impiegare tutte le loro energie nella produzione dei vini di Porto, agevolati da un microclima ed un territorio davvero straordinario, quello della Valle del Douro, nacque dunque la W. & J. Graham’s.
Un po’ tutti sanno bene o male che il Porto è il vino liquoroso più storico e famoso al mondo, i curiosi sanno anche come viene prodotto, ma a mio avviso pochi conoscono realmente le vere ragioni per il quale, nel suo genere, è un vino irraggiungibile.
Come sempre tutto parte dalla qualità dell’uva, ma soprattutto dalla vigna e dunque dal terreno, i suoli a base di granito e basalto sono di origine vulcanica. Un altro elemento fondamentale della Valle del Douro è il suo clima, può considerarsi continentale con estati calde e secche, ed inverni più freddi ed umidi, ma con la costante presenza del vento che soffia dall’Oceano Atlantico. Quest’ultimo elemento è importantissimo, viaggia per 100 km. verso est allontanandosi dalla città marittima di Porto, ed incuneandosi in tutta la vallata dove sono ubicati i vigneti, rinfresca le bacche e le forti escursione termiche favoriscono lo sviluppo degli aromi.
Le uve maggiormente impiegate nella produzione del vino di Porto sono la Touriga Nacional, la Touriga Franca, la Tinta Barroca e la Tinta Roriz, anche se in realtà il disciplinare consente l’utilizzo di 48 tipologie di vitigni.
Ripercorrendo brevemente la storia del vino di Porto, non si può escludere il popolo inglese, furono loro ad inventare questo vino, e come spesso accade per puro caso.

La Valle del Douro era già famosa ai tempi dei Romani, ma per via della crisi diplomatica tra Francia ed Inghilterra i rapporti di quest’ultima con il Portogallo si intensificarono sempre di più. Gli Inglesi son stati e sono tutt’ora i più grandi consumatori di questa tipologia di vino.
Nella seconda metà del 1600, il vino della Valle del Douro veniva trasportato a Porto e poi imbarcato per raggiungere il Regno Unito. Alcuni commercianti, per paura che il caldo rovinasse il vino durante il viaggio, decisero di tagliarlo con acquavite, quest’intuizione fece nascere la gloriosa storia del vino di Porto.
Non bisogna dimenticare inoltre, che ancor oggi molte delle storiche aziende produttrici sono inglesi: Offley, Robertson’s, Sandeman, Taylor’s e non ultima la Symington, quest’ultima per la precisione è scozzese e nel 1970 decise di acquistare proprio la W & J Graham’s, che ho avuto il piacere di visitare. Oggi sono i cugini Paul, Johnny, Rupert, Dominic e Charles Symington ad avere la responsabilità relativa ad ogni aspetto dell’azienda, forti di un’esperienza aziendale ereditata della metà del 1700.
Il vero patrimonio vitivinicolo del marchio W. & J. Graham’s alberga in una sorta di mosaico composto da cinque vigneti situati nelle migliori zone della Valle del Douro, dal 2001 sito del Patrimonio Unesco. Questi vigneti hanno la massima classificazione, il grado “A”, e sono: Quinta dos Malvedos, Quinta das Lages, Quinta do Vale de Malhadas, Quinta da Vila Velha e Quinta do Tua.
Un altro elemento che caratterizza la filosofia produttiva dell’azienda è che buona parte della flora selvatica originale è stata lasciata indisturbata tra le vigne per preservare la biodiversità indigena, secondo la filosofia Graham’s questa scelta volontaria contribuisce a rendere i vini maggiormente espressivi e fedeli all’identità del territorio di provenienza.
Ciò che a mi ha colpito positivamente è il fatto che questa realtà sia rimasta nei secoli un’impresa a conduzione familiare completamente indipendente, nonostante le dimensioni piuttosto elevate. Si parla di 28 tenute, 1000 ettari di vigneto con nove centri per la vinificazione delle uve, considerando anche gli altri marchi di Porto e di vini fermi prodotti, tutti facenti parte della società. L’intero processo di vinificazione, dalla vite alla bottiglia, è personalmente curato e garantito dall’esperienza acquisita nei secoli da questa famiglia e dai suoi collaboratori.

La nostra visita alla Graham’s 1890 Lodge è durata circa due ore, ed è stata condotta in maniera egregia. La titolare dei rapporti con la stampa ci ha riservato una guida esperta che parlava un perfetto italiano. L’organizzazione dei vari momenti didattici, tra introduzione alla storia dell’azienda, spiegazione del territorio e del metodo di produzione del Porto, è stata intervallata da curiosi aneddoti raccontati in maniera molto originale e sempre con il sorriso sulle labbra, ma questo è lo spirito dei portoghesi ormai l’ho capito.

Molto interessante è stata la visita nella parte sotterranea della Graham’s Lodge, ovvero la cantina dov’è possibile percorrere con tutta calma e tranquillità le diverse corsie, composte da una quarantina di toneis (botti da 1000 litri) e balseiros (grandi tini di rovere da 10.000 litri), ed ammirare le oltre 2000 vecchie pipes, ovvero i vecchi barili di Porto che contengono ancora chissà quali vecchie annate.
Le pareti sono in granito, spesse oltre mezzo metro, godono di un clima marittimo che assicura umidità e temperature costanti, queste condizioni risultano ideali per il lento invecchiamento del Porto. È proprio per questo motivo che storicamente le grandi aziende decisero di lasciare le cantine dove affina per decenni il Porto a Vila Nova de Gaia, rispetto alle zone dove sono situati i vigneti, zone ideali ed uniche in Portogallo per la coltivazione dell’uva, ma meno adatte all’affinamento del vino.
L’alto soffitto dell’edificio è sostenuto ancora dalle travi originali e la facciata ottocentesca è rimasta intatta. L’atmosfera che si respira è di totale sintonia con il fascino antico del luogo, visitare le varie stanze della cantina dove riposano i vari Porto Vintage, tra cui alcune bottiglie che risalgono al 1868, non fa che implementarne questa sensazione. Davanti ai miei occhi vedo ben sei bottiglie di questo millesimo, questo significa che non sono bottiglie esposte solo per far scena, come del resto immaginavo, al contrario ci viene spiegato che com’è già accaduto in passato questi millesimi saranno i protagonisti assoluti di eventi esclusivi dedicati ai grandi appassionati di tutto il mondo.

La degustazione si è svolta nella Vintage Room riservata alla stampa specializzata ed ai professionisti di settore, una sala arredata in stile vintage che stilisticamente non ha nulla da invidiare alle più illustri biblioteche di mezza Europa. Devo ammettere che l’atmosfera mi ha davvero colpito, considerando l’arredo e soprattutto la tipologia di vino degustato, un insieme di sensazioni difficili da esprimere a parole, è come se il tempo si fosse fermato e gli elementi gravitati attorno a quella sala si muovessero tutti nella stessa direzione, come strumenti di un’orchestra durante l’esecuzione di una sinfonia.
Per comprendere a pieno lo stile W. & J. Graham’s ci è stata offerta la possibilità di degustare tre tipologie di vino, a mio avviso le più rappresentative.

Six Grapes Graham’s Reserve Port
I sei grappoli d’uva sulla bottiglia rappresentano i marchi utilizzati nella Graham’s Lodge per classificare la qualità dei vini nelle botti, e per identificare quelli più pregiati destinati a costituire i lotti Vintage Port o Six Grapes, l’uva di questo vino proviene da questi stessi vigneti.
Rubino vivace fitto ed impenetrabile con unghia violacea, esordisce al naso con frutti neri che ricordano la mora, il cassis e la prugna. Una spezia dolce di cannella e chiodo di garofano vengono rinfrescate da una traccia balsamica di mentolo. Il palato è succoso, il sorso è pieno per via di un frutto maturo e coerente, appagante la lunga persistenza che ne esalta le caratteristiche, senza perdere in bevibilità per via di una buona freschezza gustativa.
Lo vedrei perfettamente abbinato ai classici Pasteis de Nata, dolcetti tradizionali portoghesi a base di pasta sfoglia farciti con crema pasticcera con la tipica crosta brûlée.
Ovviamente ho perso il conto di quanti ne abbiamo mangiati durante la nostra vacanza.

Graham’s 10 Years Old Tawny
Gli Old Tawny dopo due anni di affinamento in legno vengono subito imbottigliati, la conseguente evoluzione del vino avverrà in vetro a seconda della classificazione, ovvero 10, 20, 30 o 40 anni.
Sicuramente, un 10 Years Old Tawny risulterà un blend di vari Porto anche con diversi anni sulle spalle, ma la media di questi dovrà essere sempre e comunque dieci anni. Un ruolo fondamentale, un po’ come lo chef de cave in Champagne, lo avrà il Master Blander’s, che dopo una miriade di assaggi dei vari vini a disposizione ed in costante affinamento in cantina, deciderà come dare il taglio al suo Porto, ovviamente a secondo dello stile della casa.
Ma veniamo al vino, la veste è granato intenso con riflessi rubino a bordo bicchiere. Al naso, con un gioco di parole, entriamo nel mondo del Porto dalla porta principale.
Una nota di nocciola tostata e miele di castagno, anticipano un ricordo di confettura di fichi ed una spezia dolce tra la cannella e la noce moscata. Il palato è denso, ricco di materia con tannini ancora vivi, un sorso lungo e dinamico, dove la sensazione dolce è coadiuvata da una buona freschezza gustativa e da una nota salina in grado di ravvivare l’insieme.
In abbinamento a questo vino, un dolce particolarmente indicato potrebbe essere la classica pardula sarda, ovvero una sfoglia di semola di grano duro su cui viene adagiato un ripieno precedentemente preparato a base di ricotta, limone, arancia e zafferano.

Graham’s 20 Years Old Tawny
Gli ulteriori dieci anni di affinamento rispetto al precedente vino, donano a questo Porto una verve cromatica particolarmente vivace e luminosa che ricorda il color ambra con riflessi mattonati che si riflettono nel centro bicchiere.
Un naso piuttosto sfaccettato e complesso, inizialmente si percepisce un sentore dolce di agrume candito e miele d’arancia, dopo un’opportuna ossigenazione arriva una nota pungente di erbe officinali e timo, il cuoio, leggero smalto, ma ancora la frutta secca, la nocciola soprattutto e lo zafferano, chiude una sensazione iodata che ricorda il mare.
Il palato è rotondo, quasi oleoso, in bocca si sente tutta la materia, per usare un termine improprio mi piace definirlo sinuoso. Lieve percezione tannica, sono coerenti in bocca le note agrumate, un vino lunghissimo che a mio avviso sposerebbe a meraviglia l’abbinamento con una torta di mandorle guarnita con fette d’arancia.


