Chiunque abbia conosciuto Renzo Priori sa che oggi ha perso un amico

Chiunque abbia conosciuto Renzo Priori sa che oggi ha perso un amico. Io ho conosciuto Renzo solo 11 anni fa al castello di Artimino che si assaggiavano i Barolo con Ernesto, Fabio, Massimo, forse pure Fernando. E la sera stessa magari saremmo andati già a cena con Massimo e con Mirko, e con chissà chi altro ancora perché poi ogni volta ce n’era uno, nuovo, vecchio, diverso. Qualcuno. C’erano in Renzo tutte le migliori qualità di quel genere di uomo che è lieto di essere in compagnia, che è veramente lieto solo quando è in compagnia. E quella sua lietezza -con tutto il suo entusiasmo fanciullesco, con tutto il suo amare innocente- te la elargiva sempre, ogni volta, a piene braccia nelle strette, nelle esclamazioni, in quel giubilante modo suo di salutarti ogni volta che ci si trovava. “Che bello!” ti ripeteva mentre ti stringeva. “Che bello!”. E intanto già stavamo pensando a dove andare, per cena, con Mirko, con Massimo, con chi c’era. “E dove si va?”. E stavamo già immaginando dove avremmo trovato tutto il vino che ci serviva. Nel rito della cena e della bevuta si consumava il piacere del incontro, un nuovo brindisi alla vita. Un altro ancora. La zingarata. Il fine settimana dalla Mariella, cena-colazione-pranzo quasi senza sosta con Mirko, con Massimo, con Ruben. E decine di bottiglie. Le bollicine. Il Giulio e il Nonno Felice. Il Contrada Salvarenza. Montevertine. La santa della Rita. Lo Champagne. Le pesche, gli scendiletto e i panettoni del Sacchetti. Le Barrique a Prato. Prato: la piazza del Duomo, la cattedrale di Santo Stefano e la passeggiata, tutti i passi, fino al Caffè Pasticceria Nuovo Mondo. Le finali della Guida de L’Espresso. Renzo. Questo è il mio Renzo. “Renzo non sta bene” mi dice Ruben qualche mese fa. Sms, whatsapp, telefonate. “Renzo è morto” mi dice Mirko adesso. E piango intanto che mi dico bevi un goccio di vino, intanto che vi esorto a sollevare un calice a Renzo, piango. Piango un amico. Piango il tempo che è stato assieme e soprattutto quello che poteva essere e non abbiamo più trovato. Piango i luoghi, le risate, le camminate, gli abbracci, un altro vino, una bottiglia ancora e poi andiamo a dormire che domani c’è da assaggiare, che domani c’è da andare. Un’altra bottiglia e poi andiamo ‘o Renzo che senza di te poi nulla di tutto questo sarà mai più lo stesso.
Piero Gorgoni
I miei ricordi di Renzino risalgono ai primi del 2000, quando entrai in contatto con i ragazzi dell’Acquabuona, Luca Bonci, Riccardo Farchioni, Fernando Pardini, persone con le quali era impossibile non diventare amici. Un legame che si è consolidato di anno in anno. Renzo, a dispetto del suo aspetto dimesso e apparentemente defilato, era sempre attivo, aveva una gran voglia di fare, proporre, esserci. Mi ispirava una forte simpatia, ma anche una strana tenerezza, un affetto istintivo, che non necessitava di alcuna spiegazione, era così e basta.
La sua scomparsa è per me un gran dolore, non riesco ancora a metabolizzarlo, avevamo parlato qualche mese fa di un progettino che aveva in mente. Doveva iniziare una nuova avventura, un locale, al quale mi ha poi invitato, ma io non sono potuto andarci, e ora me ne rammarico immensamente, sarebbe stata un’altra occasione in cui avrei potuto abbracciarlo e condividere pensieri, buoni vini, in allegra compagnia.
Mi mancherai Renzino, tantissimo, spero tu abbia sofferto il meno possibile, ma certamente, se c’è un altro mondo dove sei andato, sono sicuro che continuerai nelle tue passioni e nella tua voglia di socializzare. Abbraccio la tua anima amico mio.
Roberto Giuliani
