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Che ti Porto?

Vigneti nella valle del DouroDurante i mesi che introducono al Natale, molti si avventurano all’acquisto di una bottiglia di porto, chi per l’amico, il vicino o chi per il conoscente a cui si vuole regalare qualcosa con un fascino quasi esotico, ricercato e di classe. Ebbene si, il periodo delle festività natalizie coincide con il periodo di vendita più alta dell’anno di Porto nel Belpaese.
Questo vino fortificato purtroppo non è propriamente conosciuto ed apprezzato in Italia, come invece meriterebbe, spesso viene servito in maniera errata, messo in frigorifero, dimenticato per mesi su uno scaffale della cucina (o nei bar dei ristoranti, cosa ancor più’ triste), o semplicemente usato per fare gli affogati di gelato. Dobbiamo capire invece che il porto è uno dei vini (ok fortificato, ma sempre vino) con la più lunga e grande tradizione del mondo, poche zone vinicole possono vantare una storia affascinante come quella del porto, nato quasi per caso, per approvvigionare la popolazione inglese, e per evitare che arrivasse del vino imbevibile sulle taverne anglosassoni.
Il disciplinare che protegge e regola il porto è uno dei più vecchi del mondo vinicolo. Purtroppo, in Italia non c’è una grande scelta di questa tipologia, si trovano un po’ ovunque solo le versioni base tawny e ruby di grosse case produttrici, non sempre di eccellente qualità, e se si vuole comprare qualcosa di più importante bisogna andare in enoteca, dove I colori del Portoin ogni caso si trova quasi sempre una selezione limitata, sia come case produttrici che come tipologia, ad eccezione forse della Capitale e di Milano, dove si riesce a trovare una disponibilità più ampia. In realtà il Porto è un mondo tutto da scoprire, interessantissimo ed affascinante, al quale gli amanti del vino dovrebbero dedicare più attenzione.

Ricordo qualche anno addietro in seguito ad una degustazione di diversi produttori di Porto in USA, andai a leggere alcune recensioni di Vintage Ports fatte da Robert Parker di Wine Advocate, il quale descriveva in maniera sublime queste annate, ed addirittura li accostava come complessità e struttura ai grandissimi Bordeaux francesi (anche se con meno abbinamenti possibili a tavola), ciò per sottolineare a chi non ci credesse, che Porto non è solo il vino liquoroso ambrato che spesso ci viene propinato come digestivo alternativo a fine cena.

Vecchie bottiglie di PortoMa partiamo dalla base: il Porto nasce in Portogallo, in una zona vinicola spettacolare e ben definita nella Valle del Douro, come assemblaggio di diverse uve, in realtà un centinaio di tipi diversi possono essere utilizzati, ma alla fine i principali vigneti usati sono Touriga National, Touriga Francesa, Tinta Barroca, Tinta Cao, e l’uvaggio chiamato in queste zone Tinta Roriz che è poi il tempranillo.
La fermentazione del Porto viene bloccata con l’aggiunta di distillato di vinacce chiamato aguardente (che significa letteralmente
“acqua ardente”, ndr), che bloccando la fermentazione del vino lascia un notevole residuo zuccherino, ed aumenta (fortifica) la gradazione alcolica. Il porto si può dividere in due grandi categorie principali, quello che invecchia in bottiglia, e quello che invecchia in botti. Il primo per capirci mantiene il classico colore del vino rosso, spesso un rosso scuro, mentre la seconda categoria ha un colore ambrato dovuto all’invecchiamento effettuato in botti ed all’ossidazione. Le versioni base delle rispettive categorie sono anche conosciute come ruby e tawny, tra l’altro le due qualità che si trovano principalmente sugli scaffali di supermercati, enoteche, ed in molti locali.

VendemmiaIn questa fascia di prodotto stiamo parlando spesso di vini semplici con un profilo qualitativo tutto sommato modesto. La degustazione diventa molto più interessante già dal gradino superiore, fino a diventare eccelsa nelle versioni più importanti quali per i tawny le versioni invecchiate da 10-20 anni (ed oltre), Colheita, o per la categoria ruby (intesa come invecchiata in bottiglia) le versioni LBV (Late Bottled Vintage) o Vintage Port. Avremo modo di parlare in maggiore profondità di entrambe le categorie e versioni, delle migliori annate, delle più prestigiose case vinicole in successivi articoli, anche perché vi è molto da raccontare.
Bisogna precisare che del Porto esistono anche altre due varianti, una bianca, prodotta con uve bianche e presente sul mercato da svariati anni, e una versione rosata introdotta nel 2008 sul mercato. Entrambe queste versioni, sebbene degne di nota, anche perché importanti per l’economia produttiva della regione, hanno meno fascino e valore dal punto di vista degustativo.

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