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Sessanta milioni di morti. Questo il numero, in difetto, delle vittime causate dalle guerre, dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Le zone, nel mondo, dove attualmente si combatte, sono circa una cinquantina. In queste “guerre moderne”, il 90% dei defunti sono civili. Solo negli ultimi dieci anni, l’atroce destino ha colpito circa 2 milioni di bambini. Cifre spaventose. Molte volte nemmeno ci rendiamo conto di come sia la situazione in giro per il mondo. Meglio non informare. Meglio non turbare le coscienze di chi, pur nascendo sotto lo stesso sole, ha avuto un orizzonte differente. Decisamente migliore. Conflitti di cui non sentiamo nemmeno parlare. Pulizie etniche e massacri di massa di popolazioni inermi. Oggi sentiamo spesso parlare di “bombe intelligenti” e “missioni di pace”. Si usano parole addolcite per non sporcarsi la bocca con termini che hanno un suono troppo tenebroso. Situazioni figlie di interventi, alle volte dovuti e necessari, ma che molto spesso, troppo spesso, nascondono motivazioni legate al “Dio denaro” e a tutti gli sporchi interessi che vi gravitano attorno. Ma mi dico io: è mai possibile che in questo mondo non si possa vivere tutti in armonia? Non si riesca a sventolare un’unica bandiera, quella della pace, che unisca tutti i popoli? Allo stato attuale purtroppo sembra proprio una cosa irrealizzabile.
Ma una speranza e un esempio da seguire ci viene dal mondo vegetale. Una testimonianza palpabile e diretta che ci dimostra come la convivenza pacifica fra “razze” diverse sia possibile. Non solo. Un esempio, che ci dimostra come dal lavoro comune e dalla diversità, si riesca ad ottenere un prodotto unico ed emozionante. Ci troviamo a Cormons, capitale, ad honorem, del vino del Friuli Venezia Giulia. Qui nel lontano 1968 nasceva la Cantina Produttori Cormons. Troppo deboli e poco tutelati i viticoltori al tempo. Le uve non venivano collocate ad un prezzo adeguato. Ecco quindi, che dalla lungimiranza di alcuni viticoltori cormonesi, nasce l’idea di una cantina sociale, dove si sarebbe potuto unire le forze, vedendo così riconosciuto in maniera adeguata il proprio lavoro. Oggi la Cantina Produttori può contare su 200 soci e 500 ettari vitati nelle aree DOC Collio, Colli Orientali, Carso, Aquileia e Isonzo. Una produzione che supera abbondantemente i 2 milioni di bottiglie annue, e che vede coperta ogni esigenza del consumatore, partendo dagli spumanti fino ad arrivare ai vini dolci e le grappe. Tutti i soci devo attenersi ad uno statuto che regola le lavorazioni in vigna e cantina, perché l’obiettivo è quello di produrre dei vini che raggiungano un elevato livello qualitativo, cercando al tempo stesso di mantenere un prezzo che sia appetibile alla clientela. Anima e cuore della Cantina Produttori, Luigi Soini, Direttore e Maestro Cantiniere, è da 33 anni alla direzione di quella che può considerare un po’ la sua seconda famiglia. Personaggio che emana professionalità ed entusiasmo da tutti i pori e che ci porterà alla conoscenza di un prodotto unico nel suo genere nel panorama vinicolo internazionale: il Vino della Pace. A tutti gli effetti il più grande uvaggio al mondo. Il progetto nasce nel 1983, da una precisa idea di Luigi: creare la “Vigna del Mondo“, piantando varietà provenienti da tutti i continenti, nei terreni che circondano la sede della cantina. Uve bianche e rosse coltivate assieme in nome dei valori di convivenza pacifica fra i popoli. Fra gli obiettivi di Luigi, c’è anche quello di unire al vino il mondo dell’arte e della cultura. Tre artisti di fama internazionale avranno, infatti, il compito di disegnare e dipingere altrettante etichette dedicate all’annata che esce dalla cantina, e ad ogni etichetta verranno abbinati i versi di un poeta o di uno scrittore.
Il primo millesimo prodotto, il 1985, vedrà protagonisti tre grandi artisti: Zoran Music, Arnaldo Pomodoro, Enrico Baj. Creato un vino unico, impreziosito da un importante tocco di arte e cultura, tutto era pronto, quindi, per far diventare questo uvaggio messaggero di pace nel mondo. Infatti, ogni anno una preziosa confezione in legno, con le tre bottiglie firmate da artisti diversi e con le capsule colorate in modo da rappresentare i colori italiani, raggiunge tutti i capi di stato, politici e religiosi, del mondo. Numerosa e prestigiosa la squadra degli artisti che negli anni si sono succeduti nella creazione delle etichette. Fra gli altri ricordiamo: Dietman, Minguzzi, Fiume, Consagra, Celiberti, Manzù, Sassu, Fini, Vedova, Anderle, Rauschenberg, Corneille, Treccani, Nagasawa, Tadini, Ceroli, Dario Fo e Yoko Ono. Recentemente la vigna è stata ampliata. La scorsa primavera sono state impiantate 233 nuove barbatelle giunte dalla Grecia, dall’Armenia e dalla Turchia. Ad oggi “La Vigna del Mondo” vede nei 2,5 ettari vitati, la bellezza di 7.200 viti con 883 diverse varietà. La produzione si aggira sulle 15 mila bottiglie annue. Ma al di là dell’unicità e particolarità di questo vino, come si produce e quali sono le sue principali caratteristiche organolettiche? Come già detto si tratta di un uvaggio di 560 varietà (diventeranno 883 quando i nuovi vitigni piantati saranno produttivi). Per il 70% concorrono le varietà bianche e per il restante 30% quelle rosse. E’ un vino che ogni anno regala sfumature diverse e particolari. Alla vendemmia partecipano più di 500 persone: i soci produttori, la gente di Cormons, gli amici e un centinaio di ragazzi di varie nazionalità che frequentano il Collegio del Mondo Unito di Duino e che simbolicamente rappresentano i 5 continenti.
Le uve vengo vinificate in bianco dopo una pressatura soffice. La fermentazione viene fatta in acciaio e poi si ha il passaggio in botte per 6/7 mesi. In cantina ci sono decine di botti dipinte da artisti famosissimi, e il vino matura e riposa in una vera e propria galleria d’arte. Successivamente il vino passa in contenitori di cemento e dopo quasi un anno e mezzo è pronto per essere imbottigliato ed essere spedito ai capi di Stato ai quattro angoli del pianeta. I fortunati che avranno la possibilità di entrare in possesso di qualche ricercata bottiglia di vino, degusteranno un vino particolarissimo di colore giallo carico con riflessi oro antico. Al naso si schiuderanno profumi complessi di frutta tropicale, albicocca candita, erbe aromatiche, spezie orientali, con note minerali in evoluzione. In bocca si noterà un corpo importante e ritroveremo un bagaglio completo di sensazioni che vanno dalla nota acida a quella sapida con un tocco amaro finale. La lunga persistenza sarà il miglior modo per rappresentare tutti i sapori e gli aromi che provengono da terre lontane, alcune quasi del tutto sconosciute e quindi ancora da scoprire. Insomma, un progetto importante che vuole portare un messaggio di speranza nel mondo. E per questo Luigi Soini e tutti i suoi collaboratori meritano tutta la nostra stima e il nostro rispetto. Prima di terminare la mia visita, una passeggiata fra i filari della vigna, alle soglie della 27° vendemmia, è quasi un obbligo. Che ventata di vere emozioni. Uno spettacolo vedere l’alternarsi di molteplici varietà che convivono sullo stesso piccolo lembo di terra: viti di età diverse che si dividono rispettosamente le risorse necessarie alla propria sussistenza. Grappoli bianchi che vanno a braccetto coi grappoli neri come due eterni innamorati che si giurano amore eterno. Chicchi di ogni forma e grandezza che sembrano non provare nessun tipo di invidia per le diverse dimensioni che la natura ha loro regalato. Uno spettacolo di multietnicità e convivenza reciproca. Se gli uomini si comportassero come le viti non ci sarebbero dubbi: vivremmo tutti in un mondo migliore e la parola pace non sarebbe solo un’utopia.
Nei nostri bicchieri osserveremo un vino dai colori che vanno dall’oro antico all’ambrato, con elevate caratteristiche di luminosità e vivacità. Al naso un arcobaleno di profumi e sensazioni. Frutta matura, secca, in confettura. Albicocca, agrumi, fichi e note speziate e delicate dove prevale un po’ di vaniglia. In bocca la morbidezza della glicerina e la dolcezza degli zuccheri sarà inizialmente predominante, supportate anche dal grado alcolico non irrilevante. Ma a sorpresa una notevole freschezza e acidità bilancerà perfettamente le componenti morbide creando un sontuoso equilibrio di sensazioni, con un finale dai connotati amarognoli, tipico marchio di fabbrica della boschera. Insomma un grande vino che non stanca e si allontana dai confini a volte stucchevoli di certi passiti. Un vino da abbinare in maniera adeguata alla gastronomia, ma da gustare anche solo come vino da meditazione. Doveroso è il ringraziamento finale da fare alle famiglie, come i Dell’Antonia, che con amore e sacrificio portano avanti le antiche tradizioni della loro terra e ci permettono di godere di questi prodotti di nicchia che senza questo impegno che si tramanda di generazione in generazione rischierebbero forse di scomparire.
DIALOGANDO CON LUIGI SOINI
Come è nata in origine l’idea del Vino della Pace? L’idea è nata agli inizi degli anni ottanta con l’intento di mandare un messaggio simbolico di pace e di speranza. Il Friuli, e nella fattispecie la zona del Collio, è un lembo di terra nella quale convivono la cultura latina, slava, germanica. Un mix di genti e tradizioni diverse che mi portarono all’idea della “Vigna del Mondo”, un paio di ettari intorno alla sede della Cantina dove piantare vitigni provenienti da ogni continente e che ogni anno sarebbero diventati protagonisti del Vino della Pace, simbolo di fratellanza universale. Al tempo stesso, il progetto ha rappresentato un’ottima opportunità didattica. Infatti, a quei tempi, le conoscenze e il modo di fare vino erano molto diverse dalle attuali. I viticoltori non avevano possibilità di spostarsi e viaggiare. Questa mia idea poteva quindi rappresentare anche un modo per far conoscere loro, nuove specie di viti. Un’occasione unica per studiare il loro adattamento al territorio friulano.
Vino, arte, cultura e pace come si collegano assieme? L’uva e il vino sono da sempre attori protagonisti delle opere dei più grandi artisti e poeti dell’antichità. Il nettare degli Dei. La bevanda magica e sacra che non era concessa agli uomini comuni. Con l’avvento di Cristo, il vino ha poi assunto un ruolo sacro e religioso. Da sempre, vino, arte e cultura sono stati legati da un sottile filo indissolubile. L’uva ha un potere magico. La vendemmia richiama le genti e porta allegria. Se si vanno a vedere le principali zone del vino, si può notare come il territorio abbondi di cultura e bellezze paesaggistiche. Le stesse genti sembrano essere più allegre e solari. Effetto magico del vino che libera il pensiero e crea una mentalità diversa. Basta però non esagerare, perché altrimenti il troppo alcol trasforma i benefici positivi in atteggiamenti aggressivi e alle volte violenti, e questa è sempre cosa negativa.
Come sono scelti gli artisti protagonisti delle etichette delle bottiglie? All’inizio è stata una scelta in parte anche casuale, fermo restando che ho puntato su artisti importanti che però dovevano capire e sposare il mio progetto. Volevo creare un movimento di forze e di persone che credeva sia nella pace sia nella possibilità di promuoverla attraverso il vino. Erano poi, questi stessi artisti, che mi consigliavano dei colleghi che reputavano adatti alla causa e che mi aiutavano a stabilire i contatti. Si è quasi verificato una sorta di passaparola fra personaggi, tutti di alto livello, che si sono dimostrati sempre molto entusiasti e partecipi alla buona riuscita del progetto.
Fra tutti gli artisti, poeti e scrittori che hanno partecipato, chi ricordi con maggior piacere e gioia? Devo dire tutti perché altrimenti farei un torto a qualcuno e i personaggi che hanno partecipato sono tutti meritevoli della mia massima stima e riconoscenza. Però un nome devo farlo: quello di Enrico Baj, purtroppo scomparso recentemente, che fu il primo ad aderire all’iniziativa della Cantina Produttori Cormòns e fu l’unico a partecipare, anni dopo la prima opera, alla realizzazione di una seconda etichetta.
La ricerca su nuovi cloni da impiantare continua sempre e con essa quindi anche l’ampliamento della Vigna del Mondo? Con i recenti nuovi impianti, siamo arrivati ad avere 883 varietà di viti diverse. Ma la ricerca non si ferma certo qui. La prossima primavera, in mezzo ettaro che abbiamo a disposizione, pianteremo tutte le varietà di Ribolla dell’area del Mediterraneo. Tutte le Ribolla che oggi vengono coltivate in Grecia, Cipro, Croazia, Slovenia, Macedonia e Italia. Il nostro obiettivo è quello di avere una banca dati mondiali a scopi didattici, che vogliamo mettere a disposizione di tutti coloro che sono interessati a fare dei lavori di studio e di ricerca.
I capi di stato apprezzano e ringraziano il dono che ricevono? C’è stata qualche risposta originale e gradita? Tutti quanti rispondono e ringraziano. Il vino è un qualcosa di magico che viene sempre apprezzato, anche più di certi oggetti, magari anche più costosi, che però non riescono ad accendere i cuori. Napolitano e Scalfaro mi hanno telefonato di persona. Parecchi anni fa ho ricevuto la telefonata dell’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl. All’inizio pensavo ad uno scherzo. Invece era proprio lui in persona. Essendo stato in carica molto tempo, riceveva le bottiglie ogni anno, ed era felicissimo perché riteneva che il vino gli portasse molta fortuna.
Il Vino della Pace resta solo un prodotto dall’alto significato simbolico o ha anche importanti valori qualitativi e degustativi? Recentemente, un’importante rivista di settore ha fatto una degustazione di otto annate di Vino della Pace. Dalla più vecchia, quella del 1986 fino ad arrivare ad una giovane del 2007. I risultati e i punteggi sono stati sorprendenti. Punteggi tutti al di sopra dei novanta con punte massime di apprezzamento per i vini più “anziani”. Sono vini da bersi in bicchiere ampio con temperature intorno ai 12 gradi. Lasciando il vino a riposare un po’ e gettandosi poi con attenzione nella emozionante esperienza sensoriale che le centinaia di uve diverse nel bicchiere sono in grado di regalare. Ritengo, in generale, gli uvaggi i vini più completi in assoluto. Le varie tipologie che finiscono nel bicchiere sono in grado di completarsi a vicenda, e la moltitudine di varietà del Vino della Pace rende tutto questo ancor più accentuato.
Se in un vino possono convivere tanti elementi differenti, armonizzandosi e valorizzandosi a vicenda, è una missione impossibile che questo accada anche tra le varie etnie del pianeta? Io sono originario di Bolzano. Ho vissuto e poi lavorato in zone di confine, dove c’erano etnie diverse e qualche volta qualche problematica di convivenza reciproca. L’uomo proviene dal mondo animale. E’ dotato di intelligenza ma alle volte può diventare la bestia più feroce in assoluto. Le viti vengono dal mondo vegetale e quindi tutto è più semplice e naturale. Esiste un ecosistema dove ognuno ha la sua importanza e i suoi spazi. Il più grande primeggerà sugli altri, ma sa benissimo che per sopravvivere ha bisogno a sua volta del contributo di tutti, anche dei più piccoli. Anche l’uomo, nel futuro, arriverà ad un certo punto a seguire il comportamento del mondo vegetale. Sarà una scelta quasi obbligata, che avrà come posta in gioco la stessa sopravvivenza dell’essere umano. Nonostante lo sviluppo tecnologico faccia parte del naturale progresso, quando l’uomo si allontana troppo dalla natura fa errori e quindi sarà necessario e vitale fare un percorso inverso. Un percorso che lo porterà a un rispetto reciproco fra tutti gli uomini. Questa almeno è la mia speranza.
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