Taurasi Bosco Faiano 2004
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2010
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: aglianico
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: I CAPITANI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Se c’è una regione che negli ultimi dieci anni ha dato prova di disporre di un bagaglio ampelografico straordinario questa è sicuramente la Campania. Non solo, ma qui, nel mondo vitivinicolo abbiamo assistito ad un grande fermento innovativo, ad una spinta e ad un entusiasmo che, forse, non hanno eguali nel resto d’Italia. Non sto qui a dare numeri, finirei per annoiare, ma è un fatto che in pochi anni sono andate aumentando in modo esponenziale le aziende di rilievo, soprattutto in alcune aree storicamente dedite alla viticoltura, come ad esempio l’Irpinia, zona da tempo sotto i riflettori per gli eccellenti vini bianchi e rossi, soprattutto a base di fiano, greco ed aglianico. C’è da dire che, se non fosse per i soliti problemi di organizzazione, di gestione politica del territorio, con tutta probabilità questa regione metterebbe in riga parecchie altre più blasonate e note nel mondo. I Capitani, a mio avviso, è un’azienda da tenere d’occhio, stanno lavorano seriamente con un approccio che non rinuncia alla sperimentazione, mai dimentichi dell’antica tradizione vitivinicola di famiglia e delle cose buone e sagge che fanno da supporto a qualsiasi obiettivo futuro. Il loro Taurasi Bosco Faiano cresce e migliora di anno in anno. La versione 2004 ci regala un colore tuttora giovanissimo e senza sbavature, più rubino che granato, senza assurde concentrazioni ma molto vicino a certi nebbioli di Langa o rossi valtellinesi nei loro primi anni di vita. Ricordo l’impostazione delle prime annate, certi sentori un po’ selvatici e un legno che chiedeva tempo per integrarsi; oggi la situazione è del tutto diversa, il bouquet offre una pulizia e una precisione stilistica nettamente superiori, si sente molto bene la maturità dell’uva, raccolta agli inizi di novembre, c’è un frutto limpido, maturo e calibrato, giocato su toni di ciliegia e amarena con pennellate di lampone e rosa canina, un’anima terrosa e profonda richiama al sottobosco, poi si sposta sulla liquirizia, le spezie dolci. Al palato dà prova del suo grande equilibrio, la vendemmia novembrina ha consentito una perfetta maturazione dei vinaccioli regalandoci un tannino senza spigoli, importante ma ben fuso con la polpa, generosa e fresca, testimonianza di un cammino lungo e sicuramente in crescita ulteriore. Da notare come tutto sia senza eccessi, segno anche di una perfetta conduzione della vigna, senza abbassare le rese in modo eccessivo, e la piacevolezza ne guadagna, grazie anche ad un alcol di grande misura. Quattro chiocciole alte.