Barolo MGA di Alessandro Masnaghetti: viaggio memorabile tra le vigne di un grande vino
Sapevo che prima o poi lo avrebbe fatto. Da quando Alessandro Masnaghetti, ideatore ed editore di →Enogea dal lontano 1997, ha iniziato a cimentarsi con le →cartine delle denominazioni, prima italiane e poi estere, ho capito che la strada che aveva intrapreso lo stava portando in una direzione del tutto innovativa e straordinariamente utile a chiunque, professionista, appassionato o semplicemente curioso che sia, avesse sentito la necessità di entrare nel dettaglio di un mondo complesso e variegato come quello dei territori, delle vigne, dei nomi legati al vino e alle sue origini.
Così, quando mi ha fatto sapere della sua ultima fatica, “Barolo MGA“, ovvero l’enciclopedia delle grandi vigne del Barolo, non mi sono affatto stupito, ma sono stato colto dall’incontenibile entusiasmo – non scherzo, amo così tanto le Langhe che se potessi mi ci trasferirei subito – di poter leggere un volume che, non ho dubbi, rappresenta qualcosa di unico e indispensabile, un’opera memorabile che solo lui, con la sua profonda e ineguagliabile conoscenza del territorio langhetto, poteva fare.
Ma cosa vuol dire “MGA”? E’ l’acronimo di Menzione Geografica Aggiuntiva, espressione non proprio felice che rappresenta l’alternativa italiana al concetto francese di “cru”, non nell’accezione più comune di singolo vigneto quanto di territorio, all’interno del quale oltre al vigneto ci possono essere boschi e altre colture. Le MGA stanno entrando a far parte di un sempre maggiore numero di disciplinari delle denominazioni di origine italiane. Questo ha comportato vantaggi ma anche qualche incongruenza, ad esempio nelle etichette dei vini.
Infatti la normativa europea non consente di riportare in etichetta più di una menzione geografica, mettendo in difficoltà quelle aziende che ottengono i loro vini da un assemblaggio di uve provenienti da differenti vigneti, ma allo stesso tempo ammette l’utilizzo del 15% di uve provenienti da un’altra menzione. Nel caso del Barolo, ad esempio, Giuseppe Rinaldi ha dovuto rinunciare a etichettare i suoi Barolo Brunate Le Coste e Cannubi S.Lorenzo – Ravera, risolvendo il problema con la sua consueta ironia chiamandoli rispettivamente “Brunate” (con il 15% di Le Coste) e “Tre Tine” (ovvero i tre tini dove vengono maturati i vini provenienti da ogni singola vigna prima di essere assemblati), rinunciando di fatto all’mga per questo Barolo.
Ma veniamo a Barolo MGA, debbo dire che Masnaghetti non ha trascurato nulla, aiutato fra l’altro dalla figlia Francesca che ha elaborato le immagini tridimensionali. Il volume si compone di una sezione introduttiva nella quale viene fornita una descrizione del territorio e della sua conformazione geologica, a cui segue un approfondimento sull’evoluzione del vigneto Barolo nell’arco di quasi 50 anni, riportando tabelle e grafici relativamente alla superficie vitata, sia in generale che a livello comunale, al numero di bottiglie prodotte, ai vitigni utilizzati; segue una descrizione delle zone storicamente di pregio per la produzione del Barolo. L’introduzione si conclude con alcuni chiarimenti sulle MGA e con una utilissima tabella delle annate del Barolo.
Il capitolo successivo è dedicato a una descrizione dettagliata degli undici Comuni del Barolo con le relative menzioni geografiche; non mancano interessanti confronti fra la situazione attuale e la storica Carta del Barolo di Renato Ratti.
Nella terza parte si entra nel vivo con il Dizionario delle Menzioni: ben quattro tabelle con indice alfabetico, per Comune, per superficie complessiva crescente e decrescente, fanno da premessa alla descrizione di ogni singola menzione, supportata da dati e immagini tridimensionali.
Se Masneghetti avesse deciso di fermarsi qui sarebbe già un’opera abbondantemente ricca di informazioni ma, ovviamente, non è da lui accontentarsi, poiché l’ingresso delle MGA ha comportato ulteriori cambiamenti, coinvolgendo anche le cosiddette “vigne rivendicate“. Infatti la normativa stabilisce che, affinché si possa riportare in etichetta il nome di una vigna, questa deve essere accompagnata dalla menzione geografica in cui risiede, inoltre le uve devono provenire totalmente dal medesimo vigneto e devono essere state vinificate e il vino imbottigliato in azienda; infine, per poter riportare il nome della vigna in etichetta, la resa massima d’uva in vigna e la gradazione minima devono passare da 8 a 7,2 tonnellate e da 12,5 a 13 gradi.
E dato che, al contrario delle MGA, quello delle vigne è un ambito molto più confuso e in continua evoluzione, l’autore ha pensato bene di dedicare un capitolo alle vigne rivendicate, cioè “ufficiali”, elencandone i nomi, la menzione e il comune di appartenenza, accompagnate da una cartina che permette di individuarne la collocazione geografica.
A corollario dell’eccellente volume, gli ultimi tre capitoli comprendono un “Indice ragionato dei nomi” con relativa descrizione – utilissimo, ad esempio per distinguere quelli di fantasia dalle vigne e dalle menzioni geografiche aggiuntive -, le planimetrie delle MGA, ovvero le mappe contenenti le parcelle vitate di ciascun produttore e, infine, l’elenco delle aziende con il relativo indirizzo e i nomi dei Barolo prodotti.
Insomma, non manca proprio nulla, un lavoro enorme e impegnativo di immenso valore, indispensabile per conoscere in dettaglio i luoghi dove nasce il re dei vini.
Non serve che ve lo dica io vero? Masnaghetti ci riserverà per il futuro molte altre sorprese, ne sono certo, intanto godiamoci Barolo MGA!
Roberto Giuliani
Barolo MGA – L’Enciclopedia delle Grandi Vigne del Barolo
di autore Alessandro Masnaghetti Editore – Enogea
408 pagine
più di 200 immagini in 3D
11 approfondimenti comunali
170 schede di vigneti
oltre 700 nomi spiegati e catalogati (toponimi, marchi aziendali, zone storiche)
indice delle aziende produttrici
UNICA EDIZIONE BILINGUE: italiano/inglese
Prezzo € 50
Il volume è acquistabile in rete qui
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