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Lacryma Christi del Vesuvio Don Vincenzo 2011

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2016


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: piedirosso 85%, aglianico 15%
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: CASA SETARO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Quando sono andato a trovare Massimo Setaro a Trecase, mi sono subito reso conto osservando la terra dove dimoravano le vigne, di cosa voglia dire suolo vulcanico; è impossibile che un terreno così, certamente ricco di microelementi e di sostanze utili ad una crescita ottimale delle viti, non condizioni le caratteristiche dei vini. Il Don Vincenzo ne è un perfetto esempio, ottenuto da piedirosso con una piccola quota di aglianico, subisce una criomacerazione sulle bucce di circa due settimane, a fine fermentazione matura in tonneaux francesi per due anni, a cui seguono almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia. Sul piedirosso ci sarebbe molto da dire, è un vitigno che ancora oggi a mio avviso non ha raggiunto la notorietà e la fama che gli spetterebbero, sovrastato dal ben più conosciuto aglianico. In realtà le potenzialità del “Per’ ‘e palummo” sono ancora in gran parte da svelare, certamente vinificato e maturato in acciaio rivela una piacevolezza, un gioco di profumi e un tannino ben più addomesticabile dell’aggressivo aglianico, ma è un vitigno che nelle zone giuste può dare risultati straordinari e tollerare molto bene l’uso del legno, dimostrando anche una buona longevità. Questo è uno di quei casi, siamo tra i 300 e i 350 metri slm ai piedi del Vesuvio, condizioni ideali per forgiare un vino capace di invecchiare bene e di offrire un bel repertorio espressivo. Non manca certo di colore, il piedirosso è generoso in questo senso, siamo sul rubino profondo con accenni granati all’unghia; il bouquet offre tonalità scure ma “accese”, fresche, in continuo movimento, un gioco di frutta e spezie in bella fusione, non si fatica a percepire effluvi di rose e gerani in un contesto dove marasca e prugna dominano la scena iniziale; ecco che poi si affacciano cacao e pepe, una punta di vaniglia, fogliame umido, una punta di arancia rossa e un piacevole accenno balsamico. Bocca che non delude, pervasa da una spiccata freschezza che dà nerbo al tessuto pieno e fruttato, mentre il tannino non fitto ma puntuto, agisce in tempi brevi, lasciando poi spazio al prosièguo speziato che accompagna un finale lungo e profondo. E’ un vino che ha ancora molto da raccontare, lo potete dimenticare in cantina per un quinquennio senza temere sorprese, ma una bottiglia bevetela ora, ne vale la pena. Sfiora la quinta chiocciola.

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