Volpe Rosa 2007
Degustatore: Fabio Cimmino
Valutazione: @@@
Data degustazione: 09/2008
Tipologia: IGT rosato
Vitigni: coda di volpe rosa
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: CANTINA GIARDINO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
Non mi ritengo un fanatico dell’autoctono ad oltranza. Allo stesso tempo non riesco a condividere chi ne condanna la moda (pur deprecabile in quanto tale) contestando la nobiltà e soprattutto la capacità di ottenere grandi vini da uve trascurate e semisconosciute solo fino a qualche tempo fa. Sicuramente molti autoctoni minori trovano il loro significato, la loro ragion d’essere, in taluni assemblaggi, o uvaggi che dir si voglia, per compensare le carenze di altre varietà più blasonate oppure nella semplice combinazione con altrettante uve “minori”. Il minor lignaggio, però, non può essere, a mio parere, motivo valido né per giustificarne l’espianto né l’abbandono. Del resto dove sta scritto che bisogna, solo e per forza, fare “grandi vini” oppure vini da monovitigno in purezza. E’ forse questa la vera moda da combattere quando parliamo di autoctoni minori. Il Coda di Volpe Rossa vinificato da Cantina Giardino è il classico esempio da prendere in seria considerazione. Per il momento è una produzione minima, di nicchia (tra le 400 e le 700 bottiglie per capirci) e probabilmente rimarrà tale. Di quest’uva le vigne irpine non abbondano certo. Nel caso di Cantina Giardino, che non ha vigne di proprietà ma rapporti di collaborazione con vignaioli, certosinamente selezionati e seguiti, si tratta di vigneti di 60 anni su suolo di flysch calcareo-arenario-argilloso allevati secondo il tradizionale sistema della raggiera avellinese. L’esposizione è sud e l’altitudine di 450 metri sul livello del mare. La pressatura delle uve avviene manualmente col torchio di legno, la fermentazione alcolica con i lieviti naturali in barriques esauste. Segue un affinamento di 6 mesi sui lieviti fini ed un’ulteriore sosta in bottiglia per 3 mesi. Nessuna chiarifica. Nessuna filtrazione. Nessuna aggiunta di SO2 (5 mg/l totale). Originale fin dalla sua veste di un bellissimo colore cerasuolo trasparente che lo colloca giusto a metà strada tra un rosso vero e proprio ed un rosato. Il naso è intensamente fruttato di ciliegia dolce e matura dalle fragolose sfumature e suadente speziatura. Al palato è un attimo più scontroso e difficile. Il sorso è, infatti, sì marcato da una corrispondente dolcezza (che forse ne tradisce finanche un lievissimo residuo zuccherino?) ma rivela, allo stesso tempo, una forte e contrastante sapidità terrosa e minerale sottolineandone un certo carattere rustico e terragno. Sobrio testimone di una ritrovata ed austera eleganza contandina. Un vino che non berrei assolutamente da solo ma sempre rigorosamente accompagnato con il cibo. Sulla tavola riesce a trovare una serie di felici e variegati abbinamenti. A fare da contraltare ad un bel pesce di mare di grosso calibro (spigola o pezzogna, fate voi) saporito quanto semplicemente cucinato al forno con le patate ma anche con la cotoletta alla vallesaccardese della tradizione irpina.